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Intorno a Lucca

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Autore:Leonardo Di Sacco
Carissimi e pazienti lettori, non vi impressionate delle tante parole che seguono, questa volta la lettura sarà veloce. Prima di andare nel dettaglio della tariffa, sopratutto quella relativa all'utenza domestica, vorrei fare chiarezza nelle definizioni perchè i messaggi che lasciano intendere, capire più o meno, dire e non dire non fanno parte del nostro e mio personale intendimento. "Per gestione dei rifiuti si intende l'insieme delle politiche, procedure o metodologie volte a gestire l'intero processo dei rifiuti, dalla loro produzione fino alla loro destinazione finale coinvolgendo quindi la fase di raccolta, trasporto, trattamento (riciclaggio o smaltimento)." "Per riciclaggio dei rifiuti, nell'ambito della gestione dei rifiuti, si intende l'insieme di strategie e metodologie volte a recuperare materiali utili dai rifiuti al fine di riutilizzarli anziché smaltirli direttamente in discarica e inceneritori." Per non essere soggetti ad interpretazioni ondivaghe per le due precedenti definizioni ho semplicemente citato la fonte wikipedia. Da questo si evince una cosa, o c'è riciclaggio dei rifiuti o c'è smaltimento e le due cose sono in contrapposizione.Un concetto semplice e una conseguenza altrettanto diretta. Il concetto è che riciclare rifiuti significa recuperare materiali utili al fine di riutilizzarli anzichè smaltirli (strano ma sono due parole diverse anche in Italiano). Come conseguenza c'è un ricavo per chi ricicla e non un costo di smaltimento, perchè tutto quello che può essere riutilizzato può essere venduto come materia prima alle industrie. Quindi se i costi di smaltimento sono ben superiodi e di gran lunga ai ricavi derivanti dal riciclo dei rifiuti siginifica una sola cosa che principalmente smaltimo e ricicliamo poco. In effetti a Capannori, come nella stragrande maggioranza dei Comuni Italiani per la gran parte dei rifiuti il ciclo si conclude con lo smaltimento. Ecco qua i numeri in sintesi: olre 7,1 milioni di euro per raccogliere i rifiuti e .... udite, udite, un costo di 1,4 milioni per smaltirli. Totale ? 8,5 milioni di costi. Ricavi ? (quelli che dovrebbero venire dal riciclo) solo 270 mila euro per la raccolta differenziata, i restanti 8,3 milioni di costi ASCIT li prende dai Cittadini Capannoresi come TIA. Ma allora il riciclo chi lo fa? sicuramente non ASCIT, forse altri a cui ASCIT paga per dare gran parte dei propri rifiuti già belli e differenziati.Cosa manca ? beh andremo troppo lunghi. Francamente speravo che tanta fama mediatica mi facesse esultare per una volta, ma come spesso accade nella nostra Italia, per i Cittadini capire non è facile se non viene fatta una sufficiente, vera, comunicazione e, come spesso verifichiamo, ad una azione non segue sempre la sua conseguenza logica o naturale. Vale a dire che se qualcuno pensava che differenziare volesse dire riciclare, ebbene forse è il caso di rivedere questa idea. Differenziare non è sinonimo di riciclare, significa semplicemente differenziare e basta, poi come per magia il ciclo si interrompe e compaiono nuovamente i costi di smaltimento e non i ricavi del riutilizzo. Beh ora veniamo alla tariffa. Tanti bei discorsi e poi ? Iniziamo coll'essere chiari sulle definizioni ancora una volta, per non essere presi in giro vi rimetto due definizioni sempre riprese da wikipedia "La tariffa puntuale è il metodo ideale, ... consiste nel pesare esattamente i rifiuti indifferenziati prodotti dalla singola utenza domestica." Avete capito bene, quindi non è il metodo applicato a Capannori, ma per un anno il Sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro e la stampa ci hanno esclusivamente parlato di tariffa puntuale !!! allora ? una bugia ? noooo una mezza verità, perchè "una semplificazione della tariffa puntuale è la tariffa volumetrica: invece di pesare i rifiuti prodotti se ne considera solo il volume, valutato a seconda del numero di sacchi ritirati o del numero di svuotamenti dei contenitori." questo è il metodo di Capannori, ma solo ora il Prof. Gatti presidente di ASCIT lo scrive. A proposito di ASCIT, sono stato favorevolmente impressionato nel vedere che nel 2012 ha adottato un suo codice etico !!! una lettura interessante, dove trovo più volte espresso il conceto di trapsarenza come al punto 2.5 ".. .Il principio della trasparenza si fonda sulla veridicità, accuratezza e completezza dell’informazione sia all’esterno che all’interno della Società." Sono il primo a capire che queste parole molto belle nelle intenzioni siano difficili da portare avanti sotto le incessanti presssioni mediatiche. "La Società cura la redazione di pubblicazioni di interesse generale ed il mantenimento di un sito web istituzionale che risulti completo ed efficace" peccato che della tariffa che riscuote, la sua entrata principale, non presenti e non spieghi nulla su come vengono elaborati in conteggi, con supporti numerici e non parole (costi, ricavi, entità della tariffa metodo di calcolo e via dicendo come abbiamo cercato di fare noi) per poi chiudere il paragrafo dedicato alla stampa con " Il personale della Società non è autorizzato a fornire notizie agli organi di informazione senza l’autorizzazione delle funzioni competenti" una vera e propria chicca. Potremmo stare a leggere parole e parole ma ora torniamo ai numeri, quelli del calcolo della tariffa utenze domestiche. Quota fissa: calcolata in base ai mq. tenuto conto dei componenti del nucleo familiare (art 8 del regolamento), moltiplicato per il coefficiente k. Infatti nella tabella per la quota fissa trovate 6 scaglioni di tariffa che aumenta ovviamente più aumenta il nucleo familiare (parte dal 1° con un componente, per arrivare al 6° con 6 o più componenti.) per il calcolo è semplice prendete i mq dichiarati, moltiplicateli per la tariffa che fa riferimento al vostro scaglione di nucleo familiare e moltiplicate di nuovo per i famosissimo coefficiente k ricordandovi di prendere quello dello scaglione di nucleo familiare a cui appartenete (es.: se siete in 4 prendete prendete i mq moltiplicateli 0,78, la tariffa e 1,10 il coefficiente k). Fatto? Questa è la prima parte della vostra tariffa. a questa dovete aggiungere la ... Quota variabile: per legge dovrebbe variare, ma arriva l'effetto del Comune di Capannori che non crede ai propri cittadini e cambia anche questo, così arriva la quota semivariabile, cioè una parte è fissa (conferimenti minimi di sacchi grigi) l'altra è variabile, ma purtroppo solo in aumento, per i sacchi che oltrepassano i minimi conferimenti. Comunque è quella parte della tariffa che viene calcolata con il metodo volumetrico e non puntuale e basta come sbandierato, cioè in base ai sacchetti di grigio conferiti. Dato per assunto (detto da ASCIT) che ogni sacchetto contenga 70 litri e che la tariffa variabile è pari a € 0,128 al litro, una semplice moltiplicazione dà come risultato € 8,96. In bolletta però vedrete addebitati per ogni sacchetto grigio anche l'imposta provinciale del 4% calcolata su 8,96 euro e l'IVA al 10% sempre calcolata su 8,96 euro per un totale di costo a sacchetto pari a 10,21 euro, che per la nostra famiglia tipo di 4 persone si trasforma in un costo minimo di 143,00 euro ad anno, ma se la stessa avesse utilizzato tutti e 26 i sacchi del kit la psesa sarebbe 265,46. Questo perchè i sacchetti di grigio consegnati nel kit erano 26 circa 1 ogni 2 settimane però i ritiri avvengono settimanalmente quindi 52 volte ad anno e qualcuno forse ha ecceduto nei conferimenti dando sacchi mezzi vuoti che però paga per pieni. Altra vicenda è il calcolo del conferimento per le utenze non domestiche dove sembra che oltre ai conferimenti minimi, ad ogni settimana vengano smarcati ritiri al semplice passaggio anche se non richiesti ed allora il caos e il salasso sarebbe devastante. Ma forse sono solo leggenge metropolitane che girano in questi tempi spero. I conferimenti minimi hanno in se uno strano concetto, che accomuna burocrati e politici Italiani, cioè gli amministratori a cui i cittadini, in questo caso Capannoresi, hanno dato fiducia, sia in ASCIT che in Giunta Comunale, Sindaco Compreso o in Consiglio Comunale non si fidano del comportamento dei propri elettori o del corretto funzionamento delle regole che emanano. Questo calcolo della quota variabile, comunque vale per tutti i sacchetti di grigio conferiti, anche quelli minimi. Attenzione, non è stato scritto da nessuna parte, fino ad ora, che questo sistema dei conferimenti minimi è un calcolo usato per gli acconto e che poi i conguagli ripartirà da 0 calcolando gli effettivi conferimenti. Niente di tutto questo. Ad oggi si devono pagare i minimi conferimenti e gli ulteriori, il resto è nelle campagne elettorali non nelle regole. Ecco un'altra comunicazione corretta, trasparente e chiara del Comune di Capannori “Si tratta di un sistema più equo - ha detto Del Ghingaro - che premia i cittadini virtuosi e rappresenta una tappa fondamentale, dopo l’adozione del porta a porta, nel percorso verso Rifiuti Zero. Un obiettivo che sembrava utopico, ma che invece stiamo concretamente realizzando” ed anche “L’introduzione della Tia puntuale – ha spiegato l’assessore alle aziende partecipate, Maurizio Vellutini – permette una più equa redistribuzione dei costi delle bollette tra le utenze domestiche e non domestiche, in base all’effettiva produzione di rifiuti indifferenziati, introducendo un sistema di premialità per i più virtuosi. Questo sistema comporterà, ad esempio, sgravi per quelle famiglie con una casa ampia, ma composta da una o due persone che avevano una bassa produzione di rifiuti, così come diverse categorie di utenze non domestiche che fanno una buona raccolta differenziata e producono una bassa percentuale di scarti indifferenziati si troveranno sconti in bolletta tra il 10 e il 30 per cento” Anche qui notiamo la forte volontà, del tutto legittima, di fare partecipare il Cittadino ad una vicenda che loro ritengono positiva e che stanno facendo cose buone e giuste, ma rappresentando quasi esclusivamente l'unica informazione data sull'argomento potremmo considerarla quantomeno parziale, e forse un po' di parte alla luce di quanto abbiamo potuto documentare. A proposito della equa ripartizione tra utenza domestica e non, in barba a qualsiasi criterio di effettiva produzione dei rifiuti il Comune di Capannori ha stabilito che 50% dei costi sono a carico dell'utenza domestica e 50% della non domestica. Permettetemi qualche riga di riflessioni personali. In questi appuntamenti abbiamo parlato di cose importanti, alcune che condivido, come differenziare i rifiuti per riciclarli e quindi trasformarli in un ricavo a beneficio di minori costi da coprire con la TIA, ma altre sinceramente no, come pure non sono mancate note stonate da parte dei protagonisti. Su tutti rimangono gli atteggiamenti ed i risultati, da un lato (maggioranza) propagandistici, utilizzando l'informazione istituzionale a mero strumento di comunicazione politica, e dall'altro (opposizione) la totale assenza di coraggio anche quando osare non era da eroi ma era utile per la democrazia, il miglioramento e la crescita e nessuno ha osato. Per i più scafati o maligni, sicuramente sarà fin troppo facile pensare che la raccolta differenziata con il metodo del "porta a porta" a Capannori abbia avuto, per il momento, solo un ottimo risultato per l'immagine dell Sindaco Del Ghingaro, senza peraltro concretizzare apprezzabili risultati invece (costi/ricavi e/o benefici tangibili) nella gestione dei rifiuti che tutt'ora a distanza di anni deve essere totalmente (95%) pagata dai cittadini Capannoresi. Ancora una volta abbiamo potuto toccare con mano azioni politiche alla moda o di tendenza in cui la sapiente dose di comunicazione ha fatto l'evento, ma al tempo stesso ha anche contribuito a far crescere una cultura che in Italia stenta ad essere compresa fino in fondo. A quale prezzo ? indubbiamente tutto a carico dei Cittadini, senza che però siano stati percorse soluzioni ad alcuni aspetti, primo fra tutti che i rifiuti non hanno confini. Purtroppo ancora oggi le aziende e le amministrazioni pubbliche sono intrise di una politica che rimane spesso autoreferenziale, ingessata in una gestione assistenzialista a carico e non a favore dei Cittadini, lontana da quel cambiamento che serve, lontana dal concepire una vera gestione manageriale della cosa pubblica che cerchi di realizzare attività con una propria autonomia gestionale, costi coperti in gran parte da ricavi senza che le uniche entrate siano rappresentate dalle tasse che pagano i Cittadini, con prospettive di medio lungo periodo, più dinamica e costruttiva, meno burocratica ed incomprensibile. Attualmente ASCIT è finanziata per oltre il 90% dai cittadini Capannoresi, qualsiasi sia la sua gestione, e questo non è diverso da quello che accadeva 5, 10, 15, 20 o più anni fa.. Ma queste sono i miei pensieri della sera ed ognuno sicuramente alla fine avrà la possibilità, spero grazie anche al mio contributo, di elaborare i propri.
Lunedì 07 Aprile 2014 | 5847 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Leonardo Di Sacco
Dopo la mia ricerca, come vi ho raccontato in precedenza, un po' di documenti li ho archiviati, e qui la cosa si fa dura, per me intendo, perchè la lettura del tutto non è certo paragonabile ad un libro del nostro scrittore preferito. Mi metto con pazienza a riordinare le carte, Regolamento TIA approvato dal Consiglio Comunale di Capannori in data 28/11/2013 e realtivo verbale; Delibera di giunta del 29/11/2013 con gli allegati (piano finanziario di ASCIT, tabelle esplicative della tariffa divise in allegati per la quota fissa, per i coefficienti k e per la parte varibile) Poi evidenzio i tratti principali che risultano utili alla comprenzione e di seguito accanto a stralci del testo originale troverete alcune mie note per rendere il tutto ancora più leggibile e meno per addetti. Di sicuro non ne verrà un testo accattivante ma proviamo. Veniamo al "Regolamento". Nota di colore è il risultato delle votazioni sul regolamento, unico momento di sintesi per verificare e confermare in modo determinato le importanti idee dei consiglieri comunali, cuor di leone e animo impavido di mille e più battaglie, dove ti nascond!?!?! Le votazioni infatti sono andate così: su 22 consiglieri presenti, maggioranza e oposizione, 16 sono a favore e .... udite udite 6 astenuti !!! pensavo di trovare qualche voto contrario ma nisba, nessun voto contrario. Diciamo che la maggioranza era a favore e l'ooposiione assente, o per meglio dire agnostica, non favorevole ma anche non contraria, una storia vecchia come la nostra Italia, questi che parlano, parlano, poi quando è il momento delle responsabilità si defilano, e non prendono mai una posizione chiara. Forse perchè torna male, o forse per altre alchimie politiche che noi non capiamo. Beh questo accadde e noi proseguiamo sul testo. "Art. 2 - ... Il costo del servizio di gestione dei rifiuti urbani è interamente coperto dal gettito (entrate) della tariffa (che la pagano i cittadini), compresi la raccolta, lo smaltimento dei rifiuti di qualsiasi natura e provenienza giacenti su strade e aree pubbliche, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti ingombranti e il servizio di pulizia e spazzamento del suolo pubblico...." alla tariffa poi viene aggiunto il tributo ambientale "art 3 - ... debitamente evidenziato nella fattura di pagamento, è riscosso congiuntamente alla tariffa dal soggetto gestore ..." (ASCIT) "... e riversato da quest'ultimo all'Amministrazione Provinciale con i tempi e le modalità stabilite per legge o comunque di comune accordo. ... " Già qui capiamo il primo balzello di tasse, per legge questa imposta ambientale dovuta alla Provincia e calcolata sulla tariffa. Ma su cosa si basa la tariffa? in altre parole come si fa a sapere qual sono i costi di gestione di ASCIT ? ecco che ci viene incontro l'art. 4 del regolamento " ... ai fini della determinazione della tariffa ... su proposta del soggetto gestore del ciclo dei rifiuti (ASCIT), la Giunta Comunale approva annualmente il Piano Finanziario degli interventi relativi al servizio di gestione dei rifiuti .... " A questo punto visto che ho trovato il piano finanziario approvato dalla Giunta Comunale il giorno dopo il regolamento, me lo vado a leggere (89 pagine che ci parlano dei costi e dei servizi svolti da ASCIT) Tra le prime righe troviamo cosa sia il costo complessivo e cioè l'insieme dei costi industriali di ogni servizio e dei costi amministrativi. Tra i costi industriali sono idicati il costo dei mezzi (esemplificando: manutenzioni, carburante, ammortamenti, assicurazioni), costo del personale diretto (cioè quello che direttamente realizza i servizi), dal costo dello smaltimento, e il costo delle attrezzature (ammortamenti e manutenzione di cassoni, cassonetti, piattaforme ecc..) Vengono spietate diverse cose sui servizi e poi in fondo a pagina 86 trovo il capitolo delle "Risorse finanziarie necessarie" con lo schema di copertura per il Comune di Capannori anno 2013 che provvedo a sottoporvi. Al costo di raccolta si aggiungono i costi e si detraggono i ricavi legati allo smaltimento per raggiungere il costo complessivo di oltre 8.milioni e 300 mila euro annui Base della tariffa e onere dei cittadini provvedere al suo completo pagamento. Ma non tergiversiamo e andiamo giu con le cifre che ci da ASCIT nel suo piano finanziario. Descrizione Personale Costi esercizio automezzi Altri costi industriali Generali e amministrativi Ambulanti mercati interventi Costo Raccolta Spazzamento 45.751,50 33.091,96 33.790,62 112.634,08 RSU (indifferenziata) 228.539,10 118.279,22 343.965,14 690.783,46 Raccolte differenziate 989.535,94 601.858,88 918.886,75 2.510.281,57 Mercati + interventi 174.706,70 174.706,70 Totale costi indudtriali diretti 1.263.826,54 753.230,06 1.296.642,51 0,00 174.706,70 3.488.405,81 Costi gestione TIA 633.963,02 633.963,02 Costi generali gestione 1.154.018,65 667.476,88 1.821.495,53 Ammortamenti beni IMM+MAT+LEAS 600.590,96 600.590,96 Interessi e oneri finanziari 387.758,74 387.758,74 Acc.ti TIA 249.000,00 249.000,00 Totale costi amministrativi 1.154.018,65 0,00 0,00 2.538.789,60 0,00 3.692.808,25 Totale costo gestione 2.417.845,19 753.230,06 1.296.642,51 2.538.789,60 174.706,70 7.181.214,06 Ma quanti numeri ... che ci parlano del costo della raccolta i rifiuti nel Comune di Capannori ebbene riassumiamoli: su oltre 7 milioni di euro di costo della raccolta 3.5 milioni di euro circa sono i costi diretti della raccolta e 3.6 i costi amministrativi. Tra i costi diretti della raccolta 1,2 milioni di euro costano gli operatori, 750 mila euro costa mantenere i mezzi (mautenzione, carburanti, assicurazioni) e 1,3 milioni di euro per altri costi industriali non meglio dettagliati (e la voce non mi sembra di poca consistenza). Tra i costi generali e amministrativi troviamo 1.1 milione di euro per gli impiegati o per meglio dire il personale che non operano direttamente sui servizi, (che insieme alla voce del personale diretto ci fa capire che i cittadini capannoresi spendono per i circa 130 dipendenti di ASCIT 2,4 milioni di euro) e oltre 2.5 milioni di euro di costi generali oltre al personale. Beh, detto fra noi, mica noccioline, per me sono cifre importanti e piano paino la nostra tariffa prende corpo. A questi vanno aggiunti i costi e i ricavi per lo smaltimento, si perchè con questi soldi (oltre 7 milioni di euro) hanno preso i rifiuti da casa e li hanno portati ai vari depositi di ASCIT ma poi di questi rifiuti cosa ne fanno? cosi differenziati !!! vanno smaltiti o venduti. Allora mi aspetterei che la differenziata porti ricavi consistenti visto che i cittadini capannoresi sono così bravi e diligenti. E qui sinceramente i numeri non ci vengono granchè a confortarci: Descrizione Costo Raccolta Costo di Smaltimento Ricavo per Recupero Totale Spazzamento 112.634,08 112.634,08 RSU (indifferenziata) 690.783,46 406.187,82 1.096.971,28 Raccolte differenziate 2.510.281,57 989.515,30 -273.380,11 3.226.416,76 Mercati + interventi 174.706,70 174.706,70 Totale costi indudtriali diretti 3.488.405,81 1.395.703,12 -273.380,11 4.610.728,82 Costi gestione TIA 633.963,02 633.963,02 Costi generali gestione 1.821.495,53 1.821.495,53 Ammortamenti beni IMM+MAT+LEAS 600.590,96 600.590,96 Interessi e oneri finanziari 387.758,74 387.758,74 Acc.ti TIA 249.000,00 249.000,00 Totale costi amministrativi 3.692.808,25 0,00 0,00 3.692.808,25 totale costo gestione 7.181.214,06 1.395.703,12 -273.380,11 8.303.537,07 Infatti ai 7 milioni di costo raccolta si aggiunge circa 1,4 milioni di euro per lo smaltimento e sigh, si detraggono purtroppo solo 273 mila euro di ricavi per la vendita della raccolta differenziata, che sono in termini di valore assoluto il 19% del costo di smaltimento e circa il 3% di tutti i costi sostenuti per gestire i rifiuti. Pausa di silenzio, momento di riflessione. Sinceramente pensavo che i numeri fossero più vittoriosi,, e ci confermassero meglio quanto detto nei vari interventi "quanto siamo bravi .... quanto siamo belli ... e via dicendo" Ed ora? visti questi risultati? visto che i cittadini capannoresi tanto fanno per differenziare e differenziano quasi il 100% del proprio rifiuto, visto che questa macchina vorticosa ha in se un concetto sacrosanto, che la gestione di questa azienda deve essere coperta per intero dai cittadini, e sono 8 e passa milioni di euro divisi fra tutti i capannoresi che li pagano sotto forma di tariffa ad ASCIT? Personalmente penso che differenziare i rifiuti sia cosa buona e giusta, sia il futuro a cui dobbiamo tutti dare il nostro indispensabile contributo ed a cui tutti dobbiamo partecipare, e francamente questi numeri che rendo noti ai pochi o tanti lettori di questo approfondimento non vogliono definire una buona o cattiva gestione. Sono semplicemente i numeri ufficiali attuali che ASCIT e l'Amminisrazione Comunale conoscono ed approvano che ho cercato di esporrre in modo trasparente. In tutta questa storia affiorano alcune, magari non volute, dimenticanze comunicative. E legittimamente gli interrogativi nascono spontanei: ma allora tutto questo differenziare, tutto questo bene nel farlo porta a porta è solo un costo dai ricavi miseri e quindi quali vantaggi o benefici ha? Direi che il quadro si fa complesso e le valutazioni rischiano di essere parziali, ma come mi diceva mio nonno "i conti li fai con i soldi non con le parole". Per ora non è tutto e vi aspetto a breve alla prossima puntata.
Lunedì 31 Marzo 2014 | 5690 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Leonardo Di Sacco
Cari lettori, probabilmente è primavera, stagione che si presta al risveglio, dopo un inverno piovoso e ricco di allarmi meteo. Stuzzicato da alcune domande legittime, circa un mese fa' mi interessai della TIA di Capannori. Sì, proprio di Capannori in provincia di Lucca, cioè il Comune ormai famoso per la sua raccolta differenziata porta a porta. Ad una prima ricerca su google mi appaiono il sito di Capannori con i suoi titoli propagandistici ma niente di quello che cercavo, uno straccio di regolamento o un metodo di calcolo della famosa TIA.Si parla di approvazione di un regolamento, ma niente link al regolamento, di tariffazione puntuale, ma niente sul costo della tariffa, della trasmissione "Report" e via dicendo, oppure sempre proclami simili sparsi ovunque tra il sito web del Comune e quello di ASCIT. Non vorrei che sulla mia definizione "propagandistica" per questo tipo di comunicazione, qualcuno se ne avesse a male ma il mio, forse errando, concetto di propaganda è rappresentato da tutte quelle comunicazioni che in modo deliberato e sistematico cercano di condizionare percezioni, indirizzare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto.. Detta così risulta difficile ma esemplificando potrebbe essere della serie "guarda come siamo bravi, guarda come siamo belli, ... " e via dicendo. Niente di male e del tutto legittimo, ma forse un attimino autorefernziale spinto. Per andare a cercare qualcosa di più sostanzioso e meno da pubbliche relazioni, come si conviene ad una persona normale che si vuole informare veramente, mi inoltro "nell'ingarbugliato" sito web del Comune di Capannori e "nodo per nodo" riesco per mia fortuna a trovare un angolino in basso e nascosto dove poter vedere le delibere di giunta e di consiglio. Mi chiedo, ma non c'era una legge che obbligava alla pubblicazione degli atti su internet tali da essere facilmente consultiabili per ogni cittadino? si, direi legge forse rispettata ma per la consultazione francamente non direi che sia così facile ed immediato per un normale cittadino. E con questo mi sono anche detto che tanto normale forse non sono. In effetti non posso dire proprio di essere un utente tipo ma piuttosto, per passione e lavoro, un utente un po' più esperto del web e di internet. Comunque chi cerca trova direbbe qualcuno. Beh la mia ricerca comincia lì, ma poi vi racconto come si è dovuta districare tra stanze buie e corridoi annebbiati, in senso metaforico ovviamente. La prima cronistoria dei fatti che sono riuscito a ricostruire. Nel novembre 2012 un articolo parla che inizia la distribuzione del kit alle famiglie per la TIA puntuale. Dal Gennaio 2013 le famiglie cominciano a conferire l'indifferenziata con il sacco grigio che riporta il codice a barre. Il famoso kit sono 26 sacchetti con il codice, diciamo uno ogni quindici giorni per un anno intero. Ma le settimane in un anno sono 52 ed i ritiri del grigio sono altrettanti, cioè il doppio dei sacchetti consegnati e la domanda viene spontanea: per le settimane dove i sacchetti sono mancanti i cittadini cosa devono fare? chiederne altri? A marzo 2013 il Comune di Capannori afferma la sua soddisfazione per i primi mesi di monitoraggio della TIA puntuale. Nel maggio 2013 sempre il Comune di Capannori con il suo attivitssimo ufficio stampa dichiara come la TIA puntuale sia un valido sistema per ridurre i rifiuti non riciclabili e risparmiare. Addirittura rispramiare!!! ragazzi che fortuna abitare nel Comune di Capannori. Nel novembre 2013 sempre il Comune di Capannori ci annuncia di aver varato il nuovo regolamento TIA con tariffazione puntuale. Una comunicazione magnifica, esaltante, che parla di tariffazione puntuale, risparmio, comportamenti virtuosi premianti e via dicendo. Come dicevo pochi paragrafi fa' "come siamo belli, come siamo bravi" e via dicendo. Ecco che arrivano le sorprese, per me intendo, mi vado a leggere il regolamento approvato il 28 novembre 2013 per applicare la tariffazione, come dicono loro, puntuale, 11 mesi dopo che i cittadini capannoresi hanno utilizzato i sacchetti con il chip. E quelli più diligenti li hanno pure finiti e ripresi !!! Nel nuovo regolamento TIA si parla innanzi tutto che la tariffa dipende dal piano finanziario e dal metodo normalizzato. Si capisce che il piano finanziario è quello del gestore, in questo caso ASCIT, che deve essere approvato dalla giunta. Allora vodo alla ricerca di questo piano finanziario, ma sul sito ASCIT non si trova, in giro per google nemmeno l'ombra, comunque c'ero vicinissimo perche il 29 novembre, mentre esce il comunicato dell'approvazione del regolamento avvenuto il giorno prima, la giunta di Capannori approva il piano finanziario ASCIT con tutti gli allegati annessi e connessi tariffa compresa. Pensavo di evitarvi il lungo cercare mettendo il link sulla parola regolamento e tariffa ma il sito del Comune di Capannori non permette un link diretto, ogni volta deve essere fatta una nuova ricerca, Quindi ricercate tra le delibere di consiglio la n° 55 del 28/11/2013 e tra le delibere di giunta la n° 266 del 29/11/2013. Strada mezza scorciata. La legge mette un postulato generale cioè, detto in soldoni, che tutti i costi di gestione di ASCIT devono essere pagati dai cittadini con la tariffa divisa in utenze domestiche e non domestiche e ulteriormente divisa in quota fissa e quota variabile. Vuoi vedere che il tanto reclamizzato metodo della tariffazione puntuale è una mezza verità? ed allora anche il porta a porta e la differenziata? cosa c'è veramente di vero, o parzialmente vero in tutte queste frasi che cominciano sempre più a sapere di slogan e meno di cose concrete? Ve lo spiego nelle prossime puntate di questa interessante ed avvincente vicenda.
Venerdì 28 Marzo 2014 | 5702 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Leonardo Di Sacco
Quest'oggi voglio ripercorrere con voi una storia sportiva che ha le sue radici nel 1905. Infatti è in quell'anno che viene fondata una Società Sportiva a Ponte a Moriano. Nei primi anni si occupò principalmente di organizzare gare ciclistiche, che in quegli anni era l'attività sportiva più praticata dai Pontammorianesi, gite turistiche e attività ginniche. Il calcio (football) si affermo solo nell'immediato dopoguerra (dopo la prima guerra mondiale), e venne così costituita la "Società Ginnastica Sportiva l'Unione" allo scopo di formare una vera e propria squadra e disputare un campionato di calcio. Il motto latino della società era "Vi et mente". Una nota di colore: le tessere degli associati erano litografate e recavano sul retro figure di atleti baffuti, il tipografo, evidentemente ignaro del gioco del calcio o a corto di materiale grafico, vi stampò atleti intenti a contendersi con le mani una palla ovale, azione tipica del rugby, probabilmente copiandola da una rivista inglese. I colori sociali erano il rosso e il blu a strisce verticali e le prime partite furono disputate sul vecchio "campo di marte" a Lucca contro squadre dell'imediata periferia. Poichè era indispensabile avere un proprio campo di calcio, a forza di braccia ed entusiasmo, venne costruito un piccolo campo di calcio sui terreni demaniali situati sulla riva del Serchio in località "Manzi". In quegli anni, in pieno spirito "Pontammorianese", anche altri giovani si riunirono e fondarono un'altra societa calcistica l'"Unione giovani Calciatori" con i colori sociali bianco e nero. Fu così nel 1924 che le due società, usando buon senso, dopo un'assemblea popolare, si fusero assumedo la denominazione "Unione Sportiva Ponte a Moriano" i cui colori sociali furono manteuti il bianco e il nero. Le cronache del tempo parlano che a seguito di una piena del Serchio il campo da calcio fu ricostruito a misure regolamentari e l'inaugurazione fu un evento sontuoso con tanto di banda, discorsi, brindisi ed entusiasmo collettivo. Madrina della cerimonia fu la contessa Magistrati, figlia di Costanza e sorella di Galeazzo Ciano. Il tutto fu completato da una partita vinta contro il Borgo a Mozzano per 2 a 0 che oltre a registrare un incasso record (700 lire) fu la prima vittoria scritta negli annali della società. Dal 1926 partì la vera e propria attività agonistica con la partecipazione al campionato dei "liberi" così venivano definiti i giocatori militanti nelle squadre dilettantistiche. Nel 1930 fu ultimato il nuovo Campo Sportivo. Richiese uno sforzo immane. A forza di braccia, pala e piccone furono rimossi centinaia di metri cubi di terra e pietre. Gran parte della manodopera fu prestata gratuitamente dagli sportivi locali e contributi rilevanti, come già accadde per la costruzione della allora Casa del Fascio, vennero elargiti dai paesani più agiati. Gli anni a seguire furono tempi di soddisfazione per i tifosi, il campanile sempre accesissimo in alcune occasioni diveniva frenetico. Venne poi la dolorosa parentesi della seconda guerra mondiale. Anche in quei periodi difficili la passione non venne mai meno e furono disputate anche partite contro i Tedeschi con alterni risultati tranne uno, una partita giocata nel 1943 che vide vincere il Ponte a Moriano sui Tedeschi per 4 a 2 . Una vittoria che fu riportata sulla stampa nazionale e consegnò alla storia quella squadra. Nell'immediato dopoguerra (seconda guerra mondiale) il calcio riprese subito quota. Era il periodo nel quale i campionati maggiori non erano ancora stati riorganizzati e molti calciatori delle serie superiori (anche di serie A) militavano in squadre di paese per mere esigenze alimetari, venivano infatti compensati con verdura, farina, olio e altre derrate. Altra nota di carattere è che nel 1946 a Ponte a Moriano funzionò per qualche tempo un totocalcio locale, creato per raccogliere fondi e risorse da destinare al mantenimento della squadra. Si trattava di un vero e proprio precursore delle moderne scommesse, basato sui risultati delle partite del girone della Valle del Serchio, con regolari schedine, ricevitorie, premi adeguati e regolamenti precisi. Negli anni successivi, passati dalla casa del fascio alla casa del popolo, si ebbero alcuni periodi di declino ma molti pieni di soddisfazioni. Nel 1965 viene inaugurato il nuovo campo sportivo, dietro al teatro dove ora troviamo un parcheggio. Erano presenti il Sindaco di Lucca Martinelli, l'assessore, le autorità locali e Don Domenico Pasquini parroco di S. Gemignano che dette la benedizione all'impianto sportivo. Ed ancora per anni, grandi presidenti e dirigenti, tecnici e importanti atleti segnano momenti di storia calcistica indimenticabili. Poi nel 1998, il Ponte a Moriano in seconda categoria e il Saltocchio neo promosso dalla terza categoria si fondono in una unica società. Per sancire lo storico accordo venne scelto il nome di "Unione 98" Anche il Saltocchio era una società di antica tradizione, nata nel 1922, ebbe momenti di gloria nel 1963/64 quando salì in prima categoria, a cui segurono anni intensi conditi da scontri diretti con il Ponte a Moriano. Da quel 1998, un ritrovato entusiasmo e una comunione di intenti nei componenti della società, riportò Ponte a Moriano e Saltocchio ai vertici del calcio locale come da molti anni non era. Una storia iniziata nel 1905 che nel 2005 ha compiuto 100 anni e che continua ancora oggi, per la passione, la competenza e la bravura di dirigenti, tecnici e atleti.
Mercoledì 02 Gennaio 2013 | 5154 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Leonardo Di Sacco
Grazie ancora a coloro che ci testimoniano della vita e della storia che fu dei nostri lughi, possiamo oggi ricordare e documentare avvenimenti accaduti oltre 60 anni fa nel settembre del 1944. Per questa testimonianza e per la sua documentazione ringaziamo Piegiorgio Romboli, che ci ha fornito del racconto e della testimonianza di Giacomo Benedetti delle Selve, oltre che della documentazione fotografica tratta anche dall'archivio privato di Giuseppe Spadoni. Ma veniamo a quei tempi, passato un anno dalla firma dell'armistizio (8 settembre 1943), i tedeschi avevano fortificato, con aziende italiane e rastrellati, anche nei nostri luoghi, la loro linea difensiva (linea gotica) Il monte di Aquilea fu ritenuto dai tedeschi una posizione di grande importanza strategica. La chiesa di San Leonardo (il Castellaccio), dismessa fin dagli ultimi anni del 1600, divenne il fulcro delle opere difensive dell’intero caposaldo. Sorgeva, e sorge tuttora, sebbene rovinata e cadente, su di un pianoro che domina, quasi a trecentosessanta gradi la piana di Lucca a sud e levante, e la media valle a nord e ponente. Il versante sud, sud-est degrada verso la vallata, ancora oggi come allora, con oliveti e pinete, mentre la parte a nord strapiomba a precipizio sul Serchio e sulle vie che lo costeggiano sia in riva destra (strada provinciale) che in riva sinistra (strada statale), dominando il Pittone e la costa della Brancoleria nonchè il tratto della ferrovia Lucca-Aulla che, in quella strettoia, fiancheggia il Serchio, quindi una posizione di totale dominio per l’accesso alla Mediavalle. Inizialmente i tedeschi fortificarono solo la zona del Pittone, ma così facendo si resero conto che si veniva a creare un corridoio libero tra Montecatino, Mastiano e Gugliano e la zona della Brancoleria, e quindi successivamente cominciarono a fortificare il Castellaccio di Aquilea, costruendo piazzole e gallerie fino quasi a Sesto, che comunque non finirono per mancanza di tempo. infatti se gli Alleati si fossero infilati in questo corridoio, non avrebbero avuto difficoltà ad inchiodare i reparti operanti nella zona Piaggiane – Pittone – costa sud della Brancoleria anche perché rimanevano abbastanza più bassi del Castellaccio stesso e quindi facilmente colpibili. Come racconta nel suo diario Giacomo Benedetti delle Selve, un generale tedesco (forse Kesserling) durante una sua visita a quelle fortificazioni che rappresentavano la punta avanzata della Linea Gotica, ebbe a dichiarare che il caposaldo del Castellaccio rivestiva un’importanza superiore a quella del Pittone, trovandosi più in alto ed in posizione atta a dominare gran parte della linea del fronte. Sul precipizio delle Penne vennero realizzati dei camminamenti che portavano a due bunker, mai terminati, uno nelle vicinanze della Chiesa romanica e l’altro, oggi franato, un po’ più a nord, verso il monte dell’Elto. Sul piazzale antistante la chiesa, già protetto da un muretto in pietra e un terrapieno alto, fu scavato un rifugio che, ricoperto con travi in legno, cannicci, terra ed erba, era un vero e proprio bunker sicuro e quasi invisibile ai mezzi di avvistamento dell’epoca, nascondeva i movimenti degli uomini del presidio e servì da ricovero durante i pesanti cannoneggiamenti. Il fianco della chiesa, riparato dal terrapieno, consentiva di accedere, in tutta tranquillità e sicurezza, al terminale della teleferica che dalla sottostante località de “le Pianacce”, portava su, al presidio, pasti, munizioni, materiale, benzina per il funzionamento del motore della teleferica stessa e dei generatori di corrente oltre che ai compressori necessari per i lavori di scavo. Il presidio era armato con armi individuali leggere, mitragliatrici MG e forse mortai da trincea del tipo “granatenwerfer 34”, forse aveva una mitragliatrice: niente cannoni, né mortai. Due o tre bunker scavati nella roccia della parete a strapiombo sul Serchio, oltre ad una serie di trincee, piazzole per mitragliatrici o mortai, oltre che alle solite fox holes o tane di volpe, buche per riparo dei fucilieri che andavano dal Castellaccio, lungo il crinale, verso il colle di Domazzano, formavano la linea difensiva della fortezza del Castellaccio. Il contingente tedesco stanziato alla postazione era di circa sedici elementi e su questi si accanì per giorni l’artiglieria alleata che era schierata nella piana tra Capannoni e Lucca, con le punte avanzate nella zona di Marlia. Come detto questo avamposto veniva rifornito con la teleferica a motore che faceva base alle Pianacce, circa duecento metri più in basso aldilà del Serchio. La cucina che riforniva di viveri questo presidio ( e anche tutti gli altri della Brancolerai ) era in località Frantoio del Piaggione: la sera venivano caricati tutti i viveri su di un carretto e con quello, il più delle volte trainato da un civile, si andava a le Pianacce e da lì, tramite la teleferica si mandava tutto su al Castellaccio. Una volta fu preso per trainare il carretto dei viveri Giovannino di Giulio Carli, un’altra volta Settimo di Serra (loc. sopra il Piaggione, verso Brancoli). Questi fu preso in Campori mentre usciva di casa per andare ad ascoltare la S. Messa. Era un servizio che ognuno faceva di malavoglia, però era positivo che scaricato il carretto a le Pianacce e dopo averlo riportato al Frantoio si era liberi e nessuno ti diceva niente. Il giorno 22 settembre 1944 fu il giorno più terribile per l’avamposto del Castellaccio. Gli americani che la guerra la facevano si, ma con l’artiglieria, avendo capito che l’unico punto scomodo era proprio questo, ci inviarono tante di quelle cannonate che distrussero tutto: la chiesa, il campanile… Fonti locali parlano di circa diecimila cannonate contro il colle del Castellaccio che non produssero i danni voluti dai comandi alleati, si parla di cinque morti tra i tedeschi. Le piante di castagno furono tutte distrutte e il terreno fu addirittura vangato dai proiettili. .Poi una cannonata vagante, per molti un colpo di fortuna, prese nel cavo della teleferica e lo schiantò. I viveri negli ultimi due giorni vennero portati a spalla, salendo la ripida scarpata delle Penne e fu da li che vedemmo come il presidio del Castellaccio non avesse avuto rinforzi, le razioni da sedici erano scese a undici. Questo esiguo presidio resistè, sotto le cannonate alleate, fino alla sera del 24 settembre. Successivamente avanzarono le pattuglie della “Buffalo”, i mori della 92°. Presumibilmente partirono dalla via Lodovica all'altezza del monumento ai caduti, e salendo per la via detta “la Ruga” che si inerpicava per la pineta lungo il monte Raffaello raggiunsero Aquilea e il Castellaccio. Altri invece dicono che le pattuglie americane, accompagnate da civili, avessero raggiunto Aquilea ed il Castellaccio, attraverso i sentieri che dalla via di Mulerna si inerpicano attraverso gli oliveti e le vigne. Comunque, da qualsiasi parte siano passati, un primo tentativo dei “Bufalo soldier's” portò una pattuglia a contatto con i difensori del Castellaccio, e finì in tragedia per gli americani. I mori, impreparati e privi di ogni cognizione del territorio, caddero sotto i colpi dei tedeschi. Tre “Buffalo” non tornarono indietro: uno morì sul crinale che guarda il colle di Domazzano, uno immediatamente sotto il muro del piazzale e l’altro poco sopra l’attuale campo sportivo. Come di prassi ripresero le cannonate ma i tedeschi se ne andarono da soli, senza essere cacciati dalle loro postazioni, solo per il fatto che temevano di essere accerchiati e gli ordini ricevuti parlavano di un ritiro sulle posizioni della Linea Gotica vera e propria, i contrafforti delle Apuane. Nella notte della domenica 24 settembre 1944, in silenzio, il contingente si ritirò verso Borgo a Mozzano, assieme a quello che si trovava sul monte dell’Elto, lasciandosi dietro il cumulo di rovine che una volta era la chiesa romanica di San Leonardo del Castellaccio. Nello stesso momento, seguendo forse un ordine ben preciso, si ritiravano anche le truppe che erano dislocate nella Brancoleria tra il Colle di Croce e l’Altipiano delle Pizzorne. Il via a tutto questo movimento venne dato dalla guarnigione del Pittone che, come racconta Giacomo delle Selve, fissò una bandiera bianca su di un lungo palo legato ad una quercia vicino alla cappellina del Pittone e dopo aver gettato tre o quattro mitragliatori Breda e tre MG Spandau – la sega di Hitler – con relative munizioni, nella pozza d’acqua del Serchio sottostante il passaggio a livello del Piaggione, che si trova sotto il Pittone all’uscita della galleria delle Pianacce o di Morteto, (armi poi ritrovate da un pescatore nel 1984, arrugginite e non più buone, e consegnate ai locali Carabinieri), si ritirarono anch’essi su Borgo a Mozzano. I Comandi locali tedeschi erano già da tempo a conoscenza di questo ritiro, mancavano solo il giorno e l’ora. A testimonianza di questo anche il racconto del colloquio che avvenne tra il Comandante tedesco e il proprietario della villa in Aquilea dove si trovava il Comando tedesco da cui dipendeva l’avamposto del Castellaccio e le varie zone del Morianese. “…può iniziare a cambiare la biancheria nelle camere e ad esporre la nuova bandiera alla finestra. Noi ce ne andiamo e nel giro di qualche ora avrete nuovi ospiti. Le auguro buona fortuna.” Così avvenne in effetti. Dopo poche ore dalla partenza tedesca, nella villa si insediava il Comando americano. Il paese di Aquilea e la Brancoleria si trovarono così liberi dalle truppe tedesche, ma sempre sotto il tiro dell’artiglieria tedesca che per l’intera giornata del 24 sparò in continuazione verso il fronte americano. Anche il semovente che si trovava sulla via Lodovica, riparato sotto i “fori” di Sesto, si spostò verso nord, scaricando i suoi ultimi colpi in direzione di Vinchiana, mentre alle sue spalle i genieri della Wermacht facevano saltare il “foro” alle Penne e il ponte della ferrovia. Il perché di tutto questo precipitoso ritiro tedesco è da ricercarsi negli ultimi movimenti degli Alleati. Gli americani, giungendo dalla Valfreddana si erano attestati sul torrente Pedogna, mentre da levante, attraverso il territorio Pesciatino e le Piastre minacciavano di rovesciarsi sulla Valdilima chiudendo così le formazioni tedesche in una morsa, dalla quale non sarebbero potuti uscire. Una cosa però turbò il sonno degli abitanti delle zone appena sgombrate dalla Wermacht, e che grazie a Dio non ebbe a verificarsi, fu la ventilata ipotesi che le truppe tedesche, due giorni dopo il ritiro, visto che le forze americane e inglesi non avevano ancora occupato le zone abbandonate, avessero preso in considerazione il fatto di ritornare sui propri passi rioccupando le vecchie posizioni. La cosa fortunatamente non si verificò a causa delle difficoltà logistiche e tattiche, non ultima quella di dover raccogliere di nuovo tutte le truppe in avanzata fase di ritiro e riconvergerle sulle vecchie posizioni. Oltretutto in luoghi che in fase di ritirata erano stati fortemente danneggiati: avevano fatto saltare in aria ponti, strade e obiettivi sensibili, quindi il riposizionamento poteva esse fatto, a prezzo di enormi difficoltà, solo da truppe di terra che non potevano essere supportate da artiglieria ne da mezzi corazzati.
Martedì 20 Novembre 2012 | 5064 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Leonardo Di Sacco
Ci siamo più volte detti che la storia la scrivono i vincitori, raramente abbiamo la possibilità di trovare racconti dei vinti. Il caso ha voluto che un nostro lettore ed amico leggendo il racconto "Saltocchio lo jutificio e Tito Menichetti", mi abbia gentilmente consegnato una edizione del 1922 originale a firma Carlo Scorza allora Segretario Federale del P.N.F. che narra di quegli eventi. Ovviamente nel testo si elogia la figura di Tito Menichetti e le frasi hanno toni retorici tipici del tempo ma alcuni tratti del racconto li voglio condividere con voi. Così oggi possiamo tornare indietro di oltre 90 anni, agli inizi del secolo scorso. Tito Menichetti fa parte di quella generazione che nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, a diciassette anni, partì volontaria per il fronte. Dopo il Liceo si iscrive alla facoltà di legge ed il 25 marzo del 1921 giorno in cui fu ucciso, non aveva ancora compiuto 23 anni. Prima di descrivere l'accaduto il narratore scrive le motivazioni ad elogio della persona. "Congedato, è sorpreso dallo scempio che si faceva per le piazze della sua Patria di quanto egli aveva costruito insieme con la più bella gioventù italiana per lunghi anni : è nauseato dalla viltà di ministri e dirigenti: attende con animo fremente di sdegno il segnale della riscossa. Quando l'ora scoccò nel quadrante delle fortune della Patria, Egli è ancora al suo posto: fascista!" ... poi la versione dell'accaduto: "Il 25 marzo 1921 venne a Lucca e con pochi suoi fratelli in fede partì per il Ponte a Moriano, ove doveva essere acceso un nuovo focolare dì italianità in mezzo alla tenebra folta che per anni l'odio e la malvagità avevano diffuso tra l'ignoranza e l'orrore. A Ponte a Moriano egli non giunse : restò a guardia di un'automobile avariata. Fu circondato da bestie avide di sangue: non volle uccidere perchè il suo animo, assetato di bellezza, rifuggiva da ogni bruttura : ebbe una pallottola nel capo mentre consegnava la sua arma. Lo pescarono morente in un fosso melmoso ... " Di questo evento molte sono le versioni, una di queste, diversa ovviamente dalla precedente, cita la motivazione: "scopo della missione è di dar man forte ai camerati locali per togliere dalla sede del circolo ricreativo socialista il simbolo dei "soviet", cioè la falce e martello. L'obiettivo viene raggiunto ma gli operai avuta notizia del fatto corrono in paese e i fascisti si danno alla fuga; alcuni di loro però rimangono staccati dal gruppo principale a causa di un guasto all'autocarro su cui viaggiano e ben presto vengono circondati dagli operai. Nasce una rissa e alla fine a terra rimane ferito mortalmente il fascista pisano Tito Menichetti. Il processo, che si tenne un anno dopo i fatti, individuò come unico responsabile il ferroviere Giuseppe Neri, originario di Castagneto Carducci, che venne condannato a 17 anni e 7 mesi di reclusione." al manifesto fascista "Tito Menichetti sarà vendicato! Senza pietà!" il maestro Carlo Cammeo scrisse il suo j'accuse sul settimanale socialista pisano "L'Ora nostra" e quello fu l'obiettivo della rappresaglia fascista che scatta il 13 aprile 1921. Il maestro viene convinto da due donne ad uscire nel cortile della scuola dove un fascista gli spara con la pistola di fronte ai bimbi terrorizzati. I fascisti responsabili della morte di Cammeo, grazie alla complicità delle autorità e all'interessamento del sottosegretario alla giustizia Arnaldo Dello Sbarba, saranno tutti prosciolti dall'accusa di omicidio. Altra versione dello stesso evento: "Durante una spedizione punitiva contro i lavoratori tessili socialisti di Ponte a Morìano (Lu) un camion si guasta: gli squadristi proseguono a piedi, ma gli antifascisti tendono un agguato alle 5 camicie nere rimaste di guardia al veicolo, il ventitreenne Tito Menichetti, colpito da una rivoltellata mentre è seduto sull’argine di un canale, cade in acqua e viene ripescato agonizzante." In se questo evento rimane un esempio tragico sia nelle parole dei vincitori che dei vinti, più che un evento eroico, come magari le fazioni vorrebbero farci intendere. Ci permette di dare un minimo di contesto e racconta di una Italia travagliata, piena di tensioni, disprezzo, malumori, divisa nella gente, privata di libertà e diritti, umiliata nella quotidianità e in guerra con se stessa, dove si tiravano manganellate e si poteva morire ammazzati anche a 23 anni o per rappresaglia in una spirale senza uscita. Dove esistevano le spedizioni punitive, dove per strada la gente si ribellava anche con gesti tragici, il tutto spinto da una follia che umilia valori ed intelligenze dell'essere umano.
Mercoledì 14 Novembre 2012 | 3629 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Leonardo Di Sacco
Saltocchio rappresenta una eccezione tra tanti paesi che riportano nomi di Santi o il cui nome è chiaramente una derivazione latina. Un nome buffo, insolito. Tra gli appunti di Don Mancini poi successivamente ripresi da Roberto Guastucci in "Saltocchio il nostro paese" troviamo che a Saltocchio prima della chiesa c'era una torre, destinata a segnalare per mezzo di rintocchi di campana, fuochi e sventolii di bandiere, improvvise piene del Serchio o pericolose incursioni di nemici. Torre come occhio vigile per gli abitanti di tutto il territorio. Ma le origini del nome sembrerebbero più accreditarsi con un termine latino "saltuculus", cioè boschetto, da "saltus" che vuol dire bosco il suo diminutivo "saltuculus". In età romana infatti il Serchio in questi luoghi era ampio e ramificato e quà e là sorgevano isolotti con folta e rigliosa vegetazione. Ma pichè la stessa parola "saltus" vuol dire anche cascata, molti interpretano "saltuculus" nella sua forma diminutiva come cascatella. Anche questa interpretazione potrebbe essere avvalorata da una conformazione del fiume che in questa zona era a scorrimento rapido e torrentizio. Le ricerche di Don Mancini evidenziano come il nome di questo paese si trovi già codificato come "Saltocchio" nel 972 d.c. ma caso strano fino al 1400 questo nome verrà cambiato per ben cinque volte: Saltuclo, Saltucolo, Saltuchio, Saltonchio, Saltoche ed infine dopo 5 secoli Saltocchio. Per la prima volta la storia si occupa di Saltuclo nel 758. Questo nome si trova per indicare l'esistenza della chiesa o nella stipula di contratti. Erano questi gli anni dell'ultimo re Longobardo Desiderio, che tra i longobardi in Toscana aveva molto seguito, dell'amicizia tra il Papato (Papa Stefano II e poi Papa Paolo I) e il re dei Franchi Pipino il Breve, padre di Carlo Magno. Ma erano anche gli anni in cui il Papato mirava al consolidamento del potere temporale, sempre in bilico e sotto le mire anche dell'Imperio di oriente dei Bizantini. Tornando a noi nel 984 la chiesa di S. Pancrazio viene elevata a rango di Pieve e Saltocchio viene incluso come semplice Rettoria. Ai Saltocchini, che fino ad allora si erano adattati a dipendere prima da Sesto e poi da Marlia questa cosa non andava proprio. Ma ecco che finalmente nel 1005 il Vescovo nomina il primo Rettore a Saltocchio certo Ursus. Da lui praticamente inizia la serie dei Rettori che attraverso i secoli arriva fino ai giorni nostri. Nel 2005 erano 1000 anni . Che date !!! E pensare che oggi se cerchiamo Saltocchio su Google maps, uno dei sistemi per cercare le indicazioni stradali più utilizzato, compaiono 4 indicazioni di cui una addirittura nel Comune di Capannori. Per porre un piccolo rimedio a queste incertezze, diciamo che di Saltocchio ne esiste solo uno ed è nel Comune di Lucca a nord della città vicino alla sinistra orografica del Serchio come evidenziato nelle mappe interne al nostro sito.
Domenica 08 Agosto 2010 | 4914 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Team LeonardoUno.net
L'appuntamento da non perdere per ammirare magnifiche auto e moto d'epoca è per Domenica 4 Luglio ore 9,00 in Piazza a Ponte a Moriano. Infatti anche questo anno gli amici della Scuderia Pantera Lucca insieme al registro storico Indian organizzano il raduno di auto e moto d'epoca "Girottolando Fuori le Mura". Il percorso si svolge tra collina e pianura nella valle del Serchio, attraverso luoghi, e paesaggi, che nei secoli hanno reso affascinante la zona nord di Lucca. La partenza come detto è in Piazza di Ponte a Moriano il percorso poi si dirige verso Borgo a Mozzano ed i partecipanti arriveranno a Bagni di Lucca dove i potranno visitare le famose Terme. Durante il percorso le auto ed i loro equipaggi dovranno superare prove di abilità e percorsi attrezzati. Al termine dopo il pranzo verrà effettuata la premiazione.
Sabato 03 Luglio 2010 | 11567 hits | Stampa |  E-mail
Autore:alessandro di sacco
La Scuderia Pantera Lucca ed il Registro Storico Italiano Indian, con il patrocinio dell'ASI, della Provincia di Lucca e del Comune di Lucca, organizza Sabato 5 giugno prossimo la II edizione di "Arte e Motori 2010", mostra di auto e moto d'epoca con estemporanea di pittura su tela. Questa edizione dedicata alle spider vedrà presenti autovetture degli anni 30/40 e moto dello stesso periodo storico, saranno presenti in piazza 12 auto e 8 moto, con la presenza di circa 35 pittori , lucchesi e non che dipingeranno in estemporanea sul tema delle auto e moto esposte e della bellissima Piazza del Giglio di Lucca dove l'evento sarà ambientato. Le opere realizatte il giorno 5 daranno vita ad una mostra sotto il loggiato di Palazzo Pretorio in Piazza San Michele a Lucca dal 14 giugno al 26 giugno, giorno nel quale verrà effettuata un'asta di beneficenza il cui intero ricavato verrà devoluto per le necessità del reparto Pediatrico dell'ospedale di Lucca. La manifestazione alla sua seconda edizione ha ottenuto il patrocinio dell'asi, automobilclub storico italiano che l'ha inserita nell'elenco delle mostre a livello nazionale del settore auto e moto d'epoca. I pittori che hanno partecipato alla scorsa edizione hanno tutti aderito anche quest'anno, ad essi si sono aggiunti pittori provenienti da Sarzana, Livorno e fuori Lucca, dando lustro alla nostra manifestazione con interesse e generosità, si ricorda che tutti i pittori donano l'opera realizzata il 5 giungo per poter essere venduta all'asta il 26 giugno. Il reparto Pediatrico dell'ospedale di Lucca in persona del dott. Domenici utilizzerà la donazione per acquistare strumenti diagnostici per i prematuri.
Giovedì 03 Giugno 2010 | 5708 hits | Stampa |  E-mail
Autore:Team LeonardoUno.net
Sfogliando il libro "I lucchesi di una volta" scritto da Dino Grilli, ci siamo imbattuti in un ricordo che ci sembra interessante ripercorrere. Probablmente molti di noi hanno potuto godere ed ammirare il sistema di comunicazione e trasporto di Monaco (Germania). La cosa più soddisfacente è partire da località di periferia collinare con il treno e trovarsi nel bel mezzo della metropolitana e scendere alla fermata di Marienplatz in pieno centro storico. Il concetto è semplice e utile: mettere in comunicazione con un mezzo pubblico su rotaia le colline con il centro storico e altri snodi di comunicazione. Con questo non vogliamo dire che sia innovativo. Moderne sono le applicaizoni di questo concetto che per Lucca risale agli inizi del novecento e che poi è stato smantellato nella sua applicaizone originaria. Infatti di questo parliamo ora. Esisteva una locomotiva con il suo bravo tender e due o tre carrozze sgangherate con piattaforme esterne come ni film del far west. Il trenino partiva da Lucca e trasportava gli operai allo jutificio di Ponte a Moriano e alle altre fabbriche del Morianese. Nel viaggio di ritorno portava le maestranze alla Cucirini Cantoni Coats, sostava all'interno di Piazza Santa Maria, percorreva di dei Borghi, via dei Bacchettoni, atraversava la fornice per uscire sulla circonvallazione e passando per gli spalti delle mura arrivava davanti la Stazione. Altre tamvie erano per collegare Lucca con Maggiano a ovest e con Mnsummano ad est. Queste ultime erano tramvie elettriche. In quel tempo la Valdinievole era territorio lucchese, non esisteva la provincia di Pistoia, creata dal fascismo togliendo a Lucca tutta la zona oltre Lappato, la valle di Collodi e la Valdinievole ed aggregando invece a Lucca i territori dell'alta Garfagnana tolti alla provincia di Massa.
Mercoledì 02 Giugno 2010 | 4418 hits | Stampa |  E-mail

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