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Saltocchio e i Frati, scuola, avviamento al lavoro, convento

"Padre Gioacchino, inviò a Saltocchio Padre Donato Gatto, e tre giovani religiosi, Fra Francesco Nonni, Fra Antonio Petrelli e Fra Giuseppe De Ramundo, che arrivarono a Saltocchio il 14 Luglio 1955 alle 17.30. Il 5 agosto successivo giunse Padre Pasquale Aprile. "

Nel proseguire inevitabilmente ci troveremo a ripercorrere i ricordi di molte persone che hanno vissuto e vivono a Saltocchio e non, che in molti casi sono stati raccolti  da Giuseppe De Ramundo, uno dei tre giovani religiosi arrivati nel 1955, nel suo libro  "Lucca Ospitale" edito da Jumpeye Contro Culturale Saltocchio.

Il 17 gennaio 1960, in una giornata fredda, il vento proveniente dalle Pizzorne, la neve per terra, ma il cuore caldo di soddisfazione per tutti i presenti, viene inaugurato il Centro di Formazione Professionale di Saltocchio a villa Fatima. Gli allievi dagli iniziali 50 divennero 130 l'anno successivo con 5 qualifiche disponibili tra cui Tornitori Meccanici, Meccanici Generici e Televisionisti.
Il 4 giugno 1962 i frati, a proprio rischio e pericolo, iniziarono i lavori di sbancamento per gettare le fondamenta di un nuovo edificio. Un impegno finanziario lungo e gravoso, la provvidenza aveva le sembianze dell'Ingengner Italo Gatto, Fratello di Padre Donato e a volte, i frati stessi praticavano l'elemosina in zone distanti da Saltocchio per non allarmare i paesani. Oltre alla gioventù del loco il Centro è là, disponibile ad offrire uguaglianza di opportunità per la qualificazione professionale a tutti. E vanivano anche dai luoghi più distanti e disprati. Arrivarono anche un gruppo di Ragazzi del "disagio sociale" affidati alle cure della Comunità dal tribunale di Firenze, poi arrivarono i primi minori.
Il 19 ottobre 1970 iniziò

Saltocchio - la Croce simbolo ricorrente

Dà il nome alla via principale di Saltocchioe rappresenta un'opera artigianale di pregevole fattura. Datare questa opera al cui basamento, era posta una lapide di cui purtroppo oggi si è perduta traccia, è fonte di ipotesi, indizi e analogie. Poichè altre tre Crocipresenti in località vicine sono state innalzate a futura memoria e devota testimonianza di Sante Missioni predicate in paese (1850, 1945, 1957), è presumibile anche questa sia stata innalzata per tale motivazione, certo è che le ha precedute tutte. Da notizie e pubblicazioni si legge che per predicare le Sante Missioni nel 1665era giunto un gesuita, Padre Paolo Segneri, celebre oratore di quei tempi, tanto che le testimonianze parlano di peccatori conclamati che uscivano di chiesa piangendo, e battendosi il petto. Così come in quell'anno (1665) fece scalpore a Borgo a Mozzano il Gesuita Predicatore Segneri, proveniente da Saltocchio, pensiamo che anche qui abbia toccato nel profondo l'animo dei fedeli tanto da indurli a ricordare l'evento, oltre trecento anni fa, con questa Croce.
Nel 1850ne venne eretta un'altra, dove la via della Croce si innesta su via delle Ville. Un manufatto in legno e una lapide, fissata sul basamento dove si ricorda che l'Arcivescovo di Lucca concedeva 40 giorni di indulgenza  a chi avesse devotamente recitato l'Atto di Contrizione.
Nel 1945, a guerra appena terminata, venne indetta per volontà del rettore don Giurlaniuna Missione, e fu eretta una Croce di ferro tra via Dinelli e via Genova. Dalla epigrafe si legge che l'onere e l'onore di predicare agli abitanti di Saltocchio fu dei Padri Cappuccini del convento di Monte S. Quirico.

Saltocchio lo jutificio e Tito Menichetti

Ci sono alcuni luoghi che frequentiamo abitualmente e dei quali spesso non conosciamo nemmeno la storia recente. E' questo il caso per tutti coloro che uscendo da Saltocchio si immettono sulla via del Brennero passando di fianco alla chiesa parrocchiale intitolata a S. Andrea. Tutti inevitabilmente attraversano il ponte di Tito Menichetti. Per capire chi era costui parleremo di un fatto accaduto nel marzo del 1921.
Ma andiamo per tappe, nel 1880, tra Saltocchio e Ponte a Moriano in località Torrette, sorse la fabbrica della juta(jutificio) e per il Balestrieri (colui che aveva dato vita allo stabilimento) trovare manodopera locale non fu facile, così la reclutò in altre province: Pisa, Firenze, Modena, Bologna, persino nel Veneto. Questo contribuì ad accrescere la coscenza politica degli abitanti della zona. Con l'aggiunta successiva del linificio e del canapificio, Ponte a Moriano

Saltocchio - le sue origini

Saltocchio - chiesa parrocchialeSaltocchio rappresenta una eccezione tra tanti paesi che riportano nomi di Santi o il cui nome è chiaramente una derivazione latina. Un nome buffo, insolito.
Tra gli appunti di Don Mancini poi successivamente ripresi da Roberto Guastucci in "Saltocchio il nostro paese" troviamo che a Saltocchio prima della chiesa c'era una torre, destinata a segnalare per mezzo di rintocchi di campana, fuochi e sventolii di bandiere, improvvise piene del Serchio o pericolose incursioni di nemici. Torre come occhio vigile per gli abitanti di tutto il territorio. Ma le origini del nome sembrerebbero più accreditarsi con un termine latino "saltuculus", cioè boschetto, da "saltus" che vuol dire bosco il suo diminutivo "saltuculus". In età romana infatti il Serchio in questi luoghi era ampio e ramificato e quà e là sorgevano isolotti con folta e rigliosa vegetazione. Ma pichè la stessa parola "saltus" vuol dire anche cascata, molti interpretano "saltuculus" nella sua forma diminutiva come cascatella. Anche questa interpretazione potrebbe essere avvalorata da una conformazione del fiume che in questa zona era a scorrimento rapido e torrentizio.
Le ricerche di Don Mancini evidenziano come il nome di questo paese si trovi già codificato come "Saltocchio" nel 972 d.c. ma caso strano fino al 1400 questo nome verrà cambiato per ben cinque volte: Saltuclo, Saltucolo, Saltuchio, Saltonchio, Saltoche ed infine dopo 5 secoli Saltocchio.
Per la prima volta la storia si occupa di Saltuclo nel 758.

Tito Menichetti la storia raccontata dai vinti

Ci siamo più volte detti che la storia la scrivono i vincitori, raramente abbiamo la possibilità di trovare racconti dei vinti. Il caso ha voluto che un nostro lettore ed amico leggendo il racconto "Saltocchio lo jutificio e Tito Menichetti", mi abbia gentilmente consegnato una edizione del 1922 originale a firma Carlo Scorza allora Segretario Federale del P.N.F. che narra di quegli eventi. Ovviamente nel testo si elogia la figura di Tito Menichetti e le frasi hanno toni retorici tipici del tempo ma alcuni tratti del racconto li voglio condividere con voi. Così oggi possiamo tornare indietro di oltre 90 anni, agli inizi del secolo scorso.

Tito  Menichetti fa parte di quella generazione che nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, a diciassette anni, partì volontaria per il fronte. Dopo il Liceo si iscrive alla facoltà di legge ed il 25 marzo del 1921 giorno in cui fu ucciso, non aveva ancora compiuto 23 anni.

Prima di descrivere l'accaduto il narratore scrive le motivazioni ad elogio della persona. "Congedato, è sorpreso dallo scempio che si faceva per le piazze della sua Patria di quanto egli aveva costruito insieme con la più bella gioventù italiana per lunghi anni : è nauseato dalla viltà di ministri e dirigenti: attende con animo fremente di sdegno il segnale della riscossa. Quando l'ora scoccò nel quadrante delle fortune della Patria, Egli è ancora al suo posto: fascista!"...

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