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Il Crocifisso a scuola

Dall'Europa ci consigliano di non esporre il Crocifisso a scuola. In questi giorni ho sentito molti che si sono espressi in merito. Molti richiamano la tradizione. Alcuni la religione, ma sembra ormai che in un paese storicamente Cristiano e Cattolico come l'Italia, siano pochi i temerari ad esporsi sotto l'aspetto religioso. Spesso i Cristiani non sono considerati nei loro diritti o quando c'è da parlare dei propri simboli religiosi. Altrettanto spesso gli stessi Cristiani sembrano intimiditi nell'affrontare frontalmente certi argomenti. Io sinceramente sono inorridito e indignato, offeso e sconcertato.
Sono molti gli argomenti in campo. Alcune affermazioni rilasciate addirittura hanno del delirante, dell'offensivo, del blasfemo, irrispettoso. Io sono per la Croce e il tricolore, a scuola e nella vita.
La vita è legata da sempre a simboli nella nostra cultura. Simboli che identificano, che sintetizzano nella loro presenza valori e storie di vita, culture e tradizioni che accomunano.
Il Crocifisso è la sintesi della parola Amore, il significato pieno della parola Amore, di Dio per gli uomini, dell'uomo per Dio, dell'uomo per l'uomo. Simbolo Cristiano certo, conosciuto da tutti per quello che rappresenta, per il gesto che rappresenta il dono di Amore che il Dio Gesù, che l'uomo Gesù, ha  realizzato. Identifica, dalle origini, il Cristiano. E' simbolo della nostra tradizione di Italia e di Italiani, pensiamo a quante sono le croci monumentali e no che troviamo nelle strade, nelle città, negli edifici. Croci disegnate, scolpite, opere d'arte ammirate, mete di culto ricercate, fonte di speranza e ringraziamento. 
Quando a un popolo vuoi togliere la sua identità, quando vuoi deriderlo, insultarlo, minarne l'esistenza, allora toglili i suoi simboli. Straccia le sue tradizioni, cancella la sua memoria, ignora la sua storia.
Forse questo sta accadendo. Quando un popolo ha paura di essere giudicato per i simboli di amore e di fede che lo rappresentano, allora questa criminale operazione di brutale aspetto e dalle sembianze evanescenti prende consistenza.
Non è da oggi che si attacca il Cristiano e la sua religione, ma oggi sembra che tutte le religioni abbiano diritti più dei Cristiani. Non è da oggi che si attacca l'Italiano e l'Italia. Ma ci sono  certi segnali, oltre il quale è bene rendersi conto che non si deve andare. Ci sono momenti dove il concetto del relativo non può essere oltremodo sopportato in nome di nessuna giustizia equità, uguaglianza o laicità, perchè rappresenta l'attacco al profondo futuro della nostra sopravvivenza.

La Luna, calendario lunare, fasi lunari

LunaNelle calde e nitide sere d'estate sicuramente il satellite della terra, la [[Luna]], mostra sempre il suo lato affascinante. La Luna, è legata, come molti  astri, a miti e leggende, racconti e storie, ed ogni civiltà, ogni popolo, ogni cultura ha i suoi affascinanti da raccontare.
Storie che spesso fanno parte dell'immaginario  o raprresentano quella voglia dell'inspiegabile innata che abbiamo, ma spesso hanno anche risvolti scientificamente accettati e provati come le maree.
Infatti, le maree non sono altro che un moto periodico di ampie masse di acqua, che si innalzano e si abbassano, dovuto  all'attrazione gravitazionale esercitata sulla Terra dagli altri corpi celesti del sistema solare: tra questi è nettamente predominante l'attrazione della Luna (a causa della sua distanza dalla Terra molto minore di quella di tutti gli altri corpi), secondaria quella del Sole, trascurabile quella degli altri pianeti.
Altrettanto affascinante è ricordare quanto della nostra tradizione è legato alla Luna: semine, raccolti e molto altro, tanto che i nostri nonni e bisnonni avevano un sistema matematico per per trovare la data nel calendario lunare a partire dalla data nel comune calendario solare ([[calendario gregoriano]], introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582, una modifica della [[calendario giuliano]] istituito da Giulio Cesare nel 46 a.c.)
Cioè, spiegandosi meglio, sapere in quale giorno del mese siamo secondo il calendario lunare e capire se  è "luna calante ... gobba a levante " e quindi prossimi alla luna nuova, oppure "luna crescente ... gobba a ponente" e quindi vicini alla luna piena.

Tutto questo perchè in definitiva il ciclo della Luna (rispetto al Sole) si completa in 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi, durante i quali abbiamo approssimativamente: 14 giorni di Luna crescente, in cui il satellite si sta avviando verso la Luna Piena; 1 giorno di Luna Piena, in cui la Luna mostra per intero il suo disco; 14 giorni di Luna calante, in cui il satellite si sta avviando verso la Luna Nuova; 1 giorno di Luna Nuova, in cui la Luna è invisibile (perché completamente oscurata dalla Terra) per un totale di 30 giorni  e che rappresenta la fine del ciclo o mese sinodico, dal quale giorno quindi si riparte per un altro ciclo lunare. A metà del primo ciclo di 14 giorni tra il 7° e 8° giorno c'è il primo quarto e a metà del secondo ciclo di 14 giorni tra il 22° e il 23° giorno c'è l'ultimo quarto.

Da questo capiamo che un anno lunare, di 12 mesi che durano in media 29,5 giorni (con un piccolo resto come detto) ha 354 giorni contro i 365 dell'anno solare. Pertanto l'anno solare dura 11 giorni in più dell'anno lunare.  Questo numero di giorni in più viene denominato "epatta" (dal greco: giorni aggiunti).

Allora siamo arrivati al calcolo matematico usato dai nostri avi e che comunemente veniva chiamato patta.
Innanzi tutto l'anno lunare inizia dal 1° di marzo e termina il 28 o 29 febbraio; ad ogni mese corrisponde un numero chiamato capomese, a partire ovviamente da marzo che è 1, per aprile è 2, per maggio è 3, per giugno è 4 e così fino a febbraio che è 12.
Poi c'è la patta vera e propria che è un numero associato all'anno (dal 1° marzo 2008 è il 22), che cresce di 11 al primo marzo di ogni anno (c.d. capodanno lunare) e a cui va tolto 30 ogni volta che la somma supera 30. Esempio:  per il 2009 si prende la patta vera e propria del 2008 22 aggiungiamo 11 e si va a 33 togliamo 30 perchè la somma supera 30 e la patta vera e propria del 2009 (1 marzo 2009 fino al 28 febbraio 2010) è 3. Analogamente per il 2010 è 3 + 11 e poichè non superiamo 30 rimane 14, e così via.
Infine abbiamo la data del giorno secondo il calendario gregoriano supponiamo 21 dicembre 2009.

Ora abbiamo tutti i dati per fare il calcolo: 21 (data del giorno) + 10 (capomese di dicembre) + 3 (patta vera e propria del 2009) = 34 e siccome superiamo 30 dobbiamo togliere 30 ed il risultato è 4 . vale a dire il quarto giorno dopo la luna nuova, abbiamo ancora 10 giorni di luna crescente, fra 11 giorni ci sarà la luna piena o 25 giorni alla luna nuova.

Una domanda conclusiva mi sorge spontanea, questo calcolo semplice ma al tempo stesso ricercato e voluto se non sono importanti per la nostra vita le fasi lunari perchè è stato elaborato? ma soprattutto veniva frequentemente utilizzato?

5 maggio 1821

Come non ricordare questo giorno per un personaggio che ha lasciato un segno indelebile nella nostra storia. Di questa ode, scritta da Manzoni, dedicata alla morte di Napoleone Bonaparte avvenuta il 5 maggio 1821 sull’isola di Sant’Elena, nell’oceano Atlantico, la censura austriaca ne vietò la pubblicazione. Tuttavia venne divulgata in forma manoscritta in tutta Europa. Solo nel 1822 apparve in una traduzione tedesca curata da Goethe e ben 34 anni dopo nel 1855 apparì in Italia la prima edizione approvata dall'autore.

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

La tradizione orale nella nostra storia

Alcuni anni fa, ormai si parla del secolo scorso, abbiamo vissuto la nostra infanzia, che nei ricordi ormai ingialliti dal tempo, sicuramente rievoca situazioni e realtà che sembrano essere lontane secoli.
E non è vero che tutto era più bello, più buono od altro, ma solo la nostra voglia di ricordare cose positive può farcelo rivedere così. Forse perchè nei ricordi perdiamo i colori e tutto diventa in bianco e nero. Forse l'età in cui viviamo gli eventi condiziona le nostre sensazioni e se ricordiamo periodi disincantati è perchè li abbiamo vissuti così, facenti parte della nostra, ormai passata, tenera età.
Ecco invece un diverso e non nuovo, ma per certi aspetti sempre più ignorato, punto di vista. Tornare a dialogare con la tradizione verbale dei nostri genitori o meglio ancora dei nostri nonni, per completare quelle visioni che un'unica generazione non può completare e rivivere quie periodi accompagnati dalla memoria storica tramandata attraverso semplici parole.

Le considerazioni che ne scaturiscono saranno le più varie e certamente daranno un nuovo volto a quei periodi, quando il telefonino non esisteva ma c'erano le gabine telefoniche pubbliche a gettoni, quando il gelataio passava dai quartieri e il cono aveva tre gusti (limone, cioccolata e crema) ma costava 50 lire, quando si giocava a pallone sul piazzale della chiesa parrocchiale o per strada, tanto le macchine non passavano così spesso, la televisione era in bianco e nero, l'informazione erano i giornali e il telegiornale ed internet non esisteva.

Simboli, ricordi e scorci di una vita vissuta, da ragazzi ora divenuti uomini e donne, principalmente all'aria aperta con il sole o con la pioggia, in compagnia delle "figurine panini", una bicicletta, un pallone, ma soprattutto in compagnia di tanti altri ragazzi e difficilmente da soli.

L'occasione è di quelle che non si può rifiutare: recuperare i passaggi generazionali che completano il presente, colorare attraverso il ricordo, cercando spunti di riflessione su un periodo recente che fa parte della nostra storia e con il quale non finiremo mai di confrontarci perchè ha condizionato il nostro presente e forse anche il nostro futuro. Inizia così questa nostra ambiziosa iniziativa iniziativa per far capire con semplici parole che non siamo sbucati dal niente, anche se poi siamo così profondamente diversi dalle origini che ci appartengono.

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