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Ponte a Moriano - il calcio dagli inizi del 1900

Quest'oggi voglio ripercorrere con voi una storia sportiva che ha le sue radici nel 1905. Infatti è in quell'anno che viene fondata una Società Sportiva a Ponte a Moriano. Nei primi anni si occupò principalmente di organizzare gare ciclistiche, che in quegli anni era l'attività sportiva più praticata dai Pontammorianesi, gite turistiche e attività ginniche.  

Il calcio (football) si affermo solo nell'immediato dopoguerra (dopo la prima guerra mondiale), e venne così costituita la "Società Ginnastica Sportiva l'Unione" allo scopo di formare una vera e propria squadra e disputare un campionato di calcio. Il motto latino della società era "Vi et mente".

Una nota di colore: le tessere degli associati erano litografate e recavano sul retro figure di atleti baffuti, il tipografo, evidentemente ignaro del gioco del calcio

Ponte a Moriano

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Aquilea 22 settembre 1944 - la battaglia del Castellaccio

batterie cannoni alleati nella piana di MarliaGrazie a coloro che ci testimoniano della vita e della storia che fu dei nostri luoghi, possiamo oggi ricordare e documentare avvenimenti accaduti oltre 60 anni fa nel settembre del 1944. Per questa testimonianza e per la sua documentazione ringaziamo Piegiorgio Romboli, che ci ha fornito del racconto e della testimonianza di Giacomo Benedetti delle Selve, oltre che della documentazione fotografica tratta anche dall'archivio privato di Giuseppe Spadoni.

Ma veniamo a quei tempi, passato un anno dalla firma dell'armistizio (8 settembre 1943), i tedeschi avevano fortificato, con aziende italiane e rastrellati, anche nei nostri luoghi, la loro linea difensiva (linea gotica)

Il monte di Aquilea fu ritenuto dai tedeschi una posizione di grande importanza strategica. La chiesa di San Leonardo (il Castellaccio), dismessa fin dagli ultimi anni del 1600, divenne il fulcro delle opere difensive dell’intero caposaldo. Sorgeva, e sorge tuttora, sebbene rovinata e cadente, su di un pianoro che domina, quasi a trecentosessanta gradi la piana di Lucca a sud e levante, e la media valle a nord e ponente. Il versante sud, sud-est degrada verso la vallata, ancora oggi come allora, con oliveti e pinete, mentre la parte a nord strapiomba a precipizio sul Serchio e sulle vie che lo costeggiano sia in riva destra (strada provinciale) che in riva sinistra (strada statale), dominando il Pittone e la costa della Brancoleria nonchè il tratto della ferrovia Lucca-Aulla che, in quella strettoia, fiancheggia il Serchio, quindi una posizione di totale dominio per l’accesso alla Mediavalle. 

Inizialmente i tedeschi fortificarono solo la zona del Pittone, ma così facendo si resero conto che si veniva a creare un corridoio libero tra Montecatino, Mastiano e Gugliano e la zona della Brancoleria, e quindi successivamente cominciarono a fortificare il Castellaccio di Aquilea, costruendo piazzole e gallerie fino quasi a Sesto, che comunque non finirono per mancanza di tempo. infatti se gli Alleati si fossero infilati in questo corridoio, non avrebbero avuto difficoltà ad inchiodare i reparti operanti nella zona Piaggiane – Pittone – costa sud della Brancoleria anche perché rimanevano abbastanza più bassi del Castellaccio stesso e quindi facilmente colpibili.

Come racconta nel suo diario Giacomo Benedetti delle Selve, un generale tedesco (forse Kesserling) durante una sua visita a quelle fortificazioni che rappresentavano la punta avanzata della Linea Gotica, ebbe a dichiarare che il caposaldo del Castellaccio rivestiva un’importanza superiore a quella del Pittone, trovandosi più in alto ed in posizione atta a dominare gran parte della linea del fronte. 

Sul precipizio delle Penne vennero realizzati dei camminamenti che portavano a due bunker, mai terminati, uno nelle vicinanze della Chiesa romanica e l’altro, oggi franato, un po’ più a nord, verso il monte dell’Elto. Sul piazzale antistante la chiesa, già protetto da un muretto in pietra e un terrapieno alto, fu scavato un rifugio che, ricoperto con travi in legno, cannicci, terra ed erba, era un vero e proprio bunker sicuro e quasi invisibile ai mezzi di avvistamento dell’epoca, nascondeva i movimenti degli uomini del presidio e servì da ricovero durante i pesanti cannoneggiamenti.castellaccio intorno agli anni 50

Il fianco della chiesa, riparato dal terrapieno, consentiva di accedere, in tutta tranquillità e sicurezza, al terminale della teleferica che dalla sottostante località de “le Pianacce”, portava su, al presidio, pasti, munizioni, materiale, benzina per il funzionamento del motore della teleferica stessa e dei generatori di corrente oltre che ai compressori necessari per i lavori di scavo.

Il presidio era armato con armi individuali leggere, mitragliatrici MG e forse mortai da trincea del tipo “granatenwerfer 34”, forse aveva una mitragliatrice: niente cannoni, né mortai. Due o tre bunker scavati nella roccia della parete a strapiombo sul Serchio, oltre ad una serie di trincee, piazzole per mitragliatrici o mortai, oltre che alle solite fox holes o tane di volpe, buche per riparo dei fucilieri che andavano dal Castellaccio, lungo il crinale, verso il colle di Domazzano, formavano la linea difensiva della fortezza del Castellaccio. Il contingente tedesco stanziato alla postazione era di circa sedici elementi e su questi si accanì per giorni l’artiglieria alleata che era schierata nella piana tra Capannoni e Lucca, con le punte avanzate nella zona di Marlia. Come detto questo avamposto veniva rifornito con la teleferica a motore che faceva base alle Pianacce, circa duecento metri più in basso aldilà del Serchio. La cucina che riforniva di viveri questo presidio ( e anche tutti gli altri della Brancolerai ) era in località Frantoio del Piaggione: la sera venivano caricati tutti i viveri su di un carretto e con quello, il più delle volte trainato da un civile, si andava a le Pianacce e da lì, tramite la teleferica si mandava tutto su al Castellaccio. Una volta fu preso per trainare il carretto dei viveri Giovannino di Giulio Carli, un’altra volta Settimo di Serra (loc. sopra il Piaggione, verso Brancoli). Questi fu preso in Campori mentre usciva di casa per andare ad ascoltare la S. Messa. Era un servizio che ognuno faceva di malavoglia, però era positivo che scaricato il carretto a le Pianacce e dopo averlo riportato al Frantoio si era liberi e nessuno ti diceva niente.

Il giorno 22 settembre 1944 fu il giorno più terribile per l’avamposto del Castellaccio. Gli americani che la guerra la facevano si, ma con l’artiglieria, avendo capito che l’unico punto scomodo era proprio questo, ci inviarono tante di quelle cannonate che distrussero tutto: la chiesa, il campanile… Fonti locali parlano di circa diecimila cannonate contro il colle del Castellaccio che non produssero i danni voluti dai comandi alleati, si parla di cinque morti tra i tedeschi. Le piante di castagno furono tutte distrutte e il terreno fu addirittura vangato dai proiettili. .Poi una cannonata vagante, per molti un colpo di fortuna, prese nel cavo della teleferica e lo schiantò. I viveri negli ultimi due giorni vennero portati a spalla, salendo la ripida scarpata delle Penne e fu da li che vedemmo come il presidio del Castellaccio non avesse avuto rinforzi, le razioni da sedici erano scese a undici. Questo esiguo presidio resistè, sotto le cannonate alleate, fino alla sera del 24 settembre. 

Successivamente avanzarono le pattuglie della “Buffalo”, i mori della 92°. Presumibilmente partirono dalla via Lodovica all'altezza del monumento ai caduti, e salendo per la via detta “la Ruga” che si inerpicava per la pineta lungo il monte Raffaello raggiunsero Aquilea e il Castellaccio. Altri invece dicono che le pattuglie americane, accompagnate da civili, avessero raggiunto Aquilea ed il Castellaccio, attraverso i sentieri che dalla via di Mulerna si inerpicano attraverso gli oliveti e le vigne. Comunque, da qualsiasi parte siano passati, un primo tentativo dei “Bufalo soldier's” portò una pattuglia a contatto con i difensori del Castellaccio, e finì in tragedia per gli americani. I mori, impreparati e privi di ogni cognizione del territorio, caddero sotto i colpi dei tedeschi. Tre “Buffalo” non tornarono indietro: uno morì sul crinale che guarda il colle di Domazzano, uno immediatamente sotto il muro del piazzale e l’altro poco sopra l’attuale campo sportivo.

settembre 1944 Castellasccio Aquilea bombardamento alleatoCome di prassi ripresero le cannonate ma i tedeschi se ne andarono da soli, senza essere cacciati dalle loro postazioni, solo per il fatto che temevano di essere accerchiati e gli ordini ricevuti parlavano di un ritiro sulle posizioni della Linea Gotica vera e propria, i contrafforti delle Apuane.

Nella notte della domenica 24 settembre 1944, in silenzio, il contingente si ritirò verso Borgo a Mozzano, assieme a quello che si trovava sul monte dell’Elto, lasciandosi dietro il cumulo di rovine che una volta era la chiesa romanica di San Leonardo del Castellaccio. Nello stesso momento, seguendo forse un ordine ben preciso, si ritiravano anche le truppe che erano dislocate nella Brancoleria tra il Colle di Croce e l’Altipiano delle Pizzorne.

Il via a tutto questo movimento venne dato dalla guarnigione del Pittone che, come racconta Giacomo delle Selve, fissò una bandiera bianca su di un lungo palo legato ad una quercia vicino alla cappellina del Pittone e dopo aver gettato tre o quattro mitragliatori Breda e tre MG Spandau – la sega di Hitler – con relative munizioni, nella pozza d’acqua del Serchio sottostante il passaggio a livello del Piaggione, che si trova sotto il Pittone all’uscita della galleria delle Pianacce o di Morteto, (armi poi ritrovate da un pescatore nel 1984, arrugginite e non più buone, e consegnate ai locali Carabinieri), si ritirarono anch’essi su Borgo a Mozzano. 

I Comandi locali tedeschi erano già da tempo a conoscenza di questo ritiro, mancavano solo il giorno e l’ora. A testimonianza di questo anche il racconto del colloquio che avvenne tra il Comandante tedesco e il proprietario della villa in Aquilea dove si trovava il Comando tedesco da cui dipendeva l’avamposto del Castellaccio e le varie zone del Morianese. “…può iniziare a cambiare la biancheria nelle camere e ad esporre la nuova bandiera alla finestra. Noi ce ne andiamo e nel giro di qualche ora avrete nuovi ospiti. Le auguro buona fortuna.” Così avvenne in effetti. Dopo poche ore dalla partenza tedesca, nella villa si insediava il Comando americano.

Il paese di Aquilea e la Brancoleria si trovarono così liberi dalle truppe tedesche, ma sempre sotto il tiro dell’artiglieria tedesca che per l’intera giornata del 24 sparò in continuazione verso il fronte americano. Anche il semovente che si trovava sulla via Lodovica, riparato sotto i “fori” di Sesto, si spostò verso nord, scaricando i suoi ultimi colpi in direzione di Vinchiana, mentre alle sue spalle i genieri della Wermacht facevano saltare il “foro” alle Penne e il ponte della ferrovia.

Il perché di tutto questo precipitoso ritiro tedesco è da ricercarsi negli ultimi movimenti degli Alleati. Gli americani, giungendo dalla Valfreddana si erano attestati sul torrente Pedogna, mentre da levante, attraverso il territorio Pesciatino e le Piastre minacciavano di rovesciarsi sulla Valdilima chiudendo così le formazioni tedesche in una morsa, dalla quale non sarebbero potuti uscire.

Una cosa però turbò il sonno degli abitanti delle zone appena sgombrate dalla Wermacht, e che grazie a Dio non ebbe a verificarsi, fu la ventilata ipotesi che le truppe tedesche, due giorni dopo il ritiro, visto che le forze americane e inglesi non avevano ancora occupato le zone abbandonate, avessero preso in considerazione il fatto di ritornare sui propri passi rioccupando le vecchie posizioni. La cosa fortunatamente non si verificò a causa delle difficoltà logistiche e tattiche, non ultima quella di dover raccogliere di nuovo tutte le truppe in avanzata fase di ritiro e riconvergerle sulle vecchie posizioni. Oltretutto in luoghi che in fase di ritirata erano stati fortemente danneggiati: avevano fatto saltare in aria ponti, strade e obiettivi sensibili, quindi il riposizionamento poteva esse fatto, a prezzo di enormi difficoltà, solo da truppe di terra che non potevano essere supportate da artiglieria ne da mezzi corazzati.

 

Aquilea

Tito Menichetti la storia raccontata dai vinti

Ci siamo più volte detti che la storia la scrivono i vincitori, raramente abbiamo la possibilità di trovare racconti dei vinti. Il caso ha voluto che un nostro lettore ed amico leggendo il racconto "Saltocchio lo jutificio e Tito Menichetti", mi abbia gentilmente consegnato una edizione del 1922 originale a firma Carlo Scorza allora Segretario Federale del P.N.F. che narra di quegli eventi. Ovviamente nel testo si elogia la figura di Tito Menichetti e le frasi hanno toni retorici tipici del tempo ma alcuni tratti del racconto li voglio condividere con voi. Così oggi possiamo tornare indietro di oltre 90 anni, agli inizi del secolo scorso.

Tito  Menichetti fa parte di quella generazione che nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, a diciassette anni, partì volontaria per il fronte. Dopo il Liceo si iscrive alla facoltà di legge ed il 25 marzo del 1921 giorno in cui fu ucciso, non aveva ancora compiuto 23 anni.

Prima di descrivere l'accaduto il narratore scrive le motivazioni ad elogio della persona. "Congedato, è sorpreso dallo scempio che si faceva per le piazze della sua Patria di quanto egli aveva costruito insieme con la più bella gioventù italiana per lunghi anni : è nauseato dalla viltà di ministri e dirigenti: attende con animo fremente di sdegno il segnale della riscossa. Quando l'ora scoccò nel quadrante delle fortune della Patria, Egli è ancora al suo posto: fascista!" ...

Saltocchio

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Lucca e il provincione della regione Toscana

lucca-palazzo ducaleOrmai è legge dello stato Italiano. La spending review ha delineato i parametri in cui devono rientrare gli enti provincia e in Toscana nessuna provincia attuale ci rientra. Allora ? Fantasia e avanti con la normalizzazione del nostro territorio, in sede regionale. 

Che siamo in un periodo di disorientamento non dobbiamo dircelo ora. A questo si accompagna una buona dose di qualunquismo e un pizzico di demagogia, le polemiche e le diatribe interne, l'antipolitica e la politica di mediocre fattura oltre a qualche idiota che continua a parlare di poltrone (di altri o sue) senza aver capito lo tsunami devastante a cui ci stiamo avvicinando pericolosamente.

La posta in gioco pesante condizionerà il futuro dei nostri figli, nipoti e delle future generazioni lucchesi nelle scelte del territorio e CIAO IDENTITA' LUCCHESE, tanti bei discorsi perditempo. Poi tutti proni al governatorato Fiorentino, con decentramento Pisano. Questo non è campalinismo ma realtà. Un cambiamento che se prenderà la direzione sbagliata allora si cari amici potremo realmente dirci periferia.

Le attuali forze politiche (partiti, movimenti e liste civiche) Lucchesi sono indiscutibilimente deboli e succubi, l'unica cosa che li salva per dare voce ai lucchesi in contesti che non siano i rioni o le frazioni, è il rispetto dovuto ad una forma istituzionale, Lucca è capoluogo di provincia, altrimenti cari miei non avremmo nemmeno il diritto di replica dentro le strutture (tutte) sovracomunali. In pratica ci devono ascoltare perchè qualsiasi organismo (politico, istituzionale, economico, civile, culturale) è inserito in un contesto ampio di progettazione e programmazione del territorio quale è la provincia e perchè di questa ne siamo il capoluogo. Altrimenti ne farebbero volentieri a meno e ci zittirebbero tutti volentieri. Questa è una regola vecchia quanto l'uomo, forse brutale e cinica, ma si chiama gestione del proprio territorio, se sei autonomo puoi decidere, se sei "conquistato" altri decidono e noi facciamo solo i servi o al massimo i cavalieri serventi e se a qualcuno non va se lo faccia piacere.

Meglio sarebbe nessuna provincia, visto che le competenze di questo organismo sono talmente ridotte. Ma quello che condizionerà non sarà la partenza della provincia in se stessa, ma le sue conseguenze non direttamente collegate all'ente ma riferite alle tutte le strutture e gli organismi che fanno riferimento al territorio provinciale, motorizzazione, comandi delle forze dell'ordine, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Prefettura, Questura, Tribunale, Soprintendenza ecc... per citare solo quelle più istituzionali.

Parliamoci chiaro, vogliamo avere voce in capitolo per il nostro territorio ? allora prima dobbiamo avere una istituzione che abbia un ruolo riconosciuto dalle leggi Italiane per decidere, dove si possano avere maggioranze concrete in rappresentanza del  nostro territorio, e poi le persone con le palle; altrimenti tutto il resto è fumo e tempo per i demagoghi.

Insieme a Pisa e Livorno ci mangiano in un sol boccone, con Prato idem, diventeremmo una minorarnza "etnica" senza possibilità, tante sono le differenze ma altrettante le nostre inferiorità numeriche. L'unica soluzione che può darci forse ancora un ruolo da protagonisti è una provincia del nord-ovest tra Lucca e Massa Carrara e forse anche con Pistoia. Questo i, già ora, cavalieri serventi della regione che avete votato (Tambellini, Del Ghingaro ed altri di miope e personalistica veduta) dovrebbero tenerlo presente. Altrimenti palesano la loro reale natura di mercenari al soldo del più potente noncuranti dell'interesse del territorio che rappresentano.

Ma chi deve fermare questo declino se la gente votata è pronta a vendersi per quattro cenci ? Forse noi stessi questa potrebbe essere una concreta alternativa. 

Alla prossima  

Lucca

Viabilità Capannori e Lucca

A dire il vero questo articolo poteva avere tanti altri titoli. Certo che i politici che ci guidano nelle amministrazioni locali, come altrove, di una cosa sono ben forniti la fantasia.

Il 2 gennaio 2012 una ordinanza del comune di Capannori a firma del Sindaco Del Ghingaro istituisce il senso unico alternato per i mezzi pesanti sul viale Europa. Così ci siamo trovati i vigili di Capannori presidiare la rotonda al Ponte Carlo Alberto Dalla Chiesa per deviare il traffico pesante sulla via del Brennero in direzione Lucca.

Ovviamente più che una soluzione al traffico, questa è una goliardata di una amministrazione rancorosa, senza progetti, e a corto di idee oltre che di capacità. Dalla campagna elettorale ai giorni nostri sono passati anni ormai, tempus fugit, il tempo vola, assemblee, tavoli, riunioni, incontri ma poi ? Per la nuova viabilità denominata asse nord-sud non volevano passasse sul territorio di Capannori e così il progetto fu rivisto tracciandolo per oltre 2/3 sul territorio del comune di Lucca. Un progetto a cui chiedevano la bellezza di oltre 10 rotatorie per non essere di impatto con la viabilità esistente. E allora a cosa serviva ? 

Sostanzialmente ci permettiamo di dare una nostra interpretazione a questo gesto istrionico. Non avevamo idee, continuiamo a non averne, quelle che ci sono state presentate non ci andavano bene, ora scarichiamo ad altri il problema, quello politico al Baccelli, quello logistico al Favilla Sindaco di Lucca, ma comunque se non lo avete capito noi non andiamo daccordo con nessuno alla sera dicaimo di sì e al mattino il tempo è cambiato allora diciamo di no.

Tutti questi erano solo i preavvisi di una amministrazione che non si risparmia la platea del cabaret, che avvversava qualsiasi forma di viabilità alternativa. Certo che anche gli altri protagonisti non sono stati da meno. Una Provincia praticamente assente, che giocava al politichese dietro le inefficienze di un governo totalemente disinteressato se non a parole ma nei fatti per come ha agito.

Ora ci aspettiamo le contromosse lucchesi, mah chissà se ci saranno !!! e quanto durerà questa ordinanza ? 

Capannori, Lucca

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