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Santa Zita da Lucca

32050CZita, nata nel 1218 a Monsagrati, un paese nei pressi di Lucca, proveniva da povera gente di campagna, le cui fanciulle, per farsi la dote e più spesso per non essere di peso alla famiglia, venivano collocate a servizio presso una famiglia di città.
In quel tempo la professione di domestica equivaleva a una servitù.
A dodici anni la piccola Zita entrò a servizio nel palazzo della ricca famiglia lucchese dei Fatinelli, dove restò per tutta la vita con umiltà e devozione.
Zita infatti accettò serenamente la sua condizione sociale, ben consapevole che servendo la famiglia ospitante serviva Dio, per il cui amore agiva, e tollerava ogni sgarbo, sia da parte dei padroni, che dapprima la trattarono con ingiustificata severità, come da parte dei suoi compagni di lavoro, gelosi per il suo zelo e il suo totale disinteresse.
Largheggiava nelle elemosine ai poveri che bussavano alla porta della ricca dimora dei Fatinelli, ma donava del suo, perché viveva con molta parsimonia. Fu una straordinaria generosità verso i poveri a guadagnare alla servetta fama di santità. La tradizione narra la leggenda secondo cui, forse proprio perché invidiosa dell'affetto ricevuto da Zita, un'altra domestica dei Fatinelli, avrebbe iniziato ad insinuare nella mente del capo famiglia il sospetto che Zita rubasse in casa ciò che donava ai poveri.
{xtypo_quote}Un giorno il padrone, incontrando Zita con il grembiule gonfio mentre si recava da una famiglia bisognosa, le avrebbe chiesto cosa portasse; nonostante questo fosse pieno di pane, Zita avrebbe risposto che portava solo fiori e fronde e miracolosamente, sciolto il grembiule, una pioggia di fiori cadde ai suoi piedi. {/xtypo_quote}
Il pane che portava non era del padrone era invece ciò che la servetta incredibilmente riusciva a risparmiare in proprio.
E' in ricordo di questo miracolo che ogni anno nella festa della Santa a Lucca si tiene una fiera di piante e fiori.
Alla morte di Zita, avvenuta il 27 aprile 1278, i Fatinelli la vollero seppellire nella cappella di famiglia nella basilica di San Frediano che custodisce tuttora il suo corpo, rimasto incorrotto fino all'ultima ricognizione effettuata nel 1652,  e si fecero promotori del suo culto. Immediatamente la città di Lucca  la elesse subito a patrona cittadina come testimonia Dante in un versetto del XXI dell'Inferno parlando di un magistrato lucchese come di "un de li anzïan di Santa Zita", il culto della Santa fu sancito da Innocenzo XII solo molto più tardi, il 5 settembre 1696. Pio XII l'ha proclamata patrona delle domestiche.
Il nome Zita è una variante toscana di 'cita' o 'citta', ossia 'ragazza' (da cui anche 'zitella').
tradizione narra la leggenda secondo cui, forse proprio perché invidiosa dell'affetto ricevuto da Zita, un'altra domestica dei Fatinelli, avrebbe iniziato ad insinuare nella mente del capo famiglia il sospetto che Zita rubasse in casa ciò che donava ai poveri; un giorno il padrone, incontrando Zita con il grembiule gonfio mentre si recava da una famiglia bisognosa, le avrebbe chiesto cosa portasse; nonostante questo fosse pieno di pane, Zita avrebbe risposto che portava solo fiori e fronde e, sciolto il grembiule, sarebbero caduti, appunto, fiori e fronde.

Sant' Anselmo II di Lucca (o da Baggio) Vescovo

45900BIl tempo in cui visse questo Santo è di quelli che rinfrescano i ricordi degli studi sui libri di scuola, con protagonisti che hanno lasciato il segno anche sul nostro territorio: il Papa (Gregorio VII) l'Imperatore (Enrico IV) e Matilde di Canossa.
Anselmo da Baggio o Anselmo II di Lucca (Milano, ca. 1035 – Mantova, 18 marzo 1086), di cui fu vescovo, viene ricordato, il 18 marzo a Mantova, a Lucca, a San Miniato e nell'Ordine benedettino.
Nipote di Alessandro II (al secolo Anselmo I da Baggio, già vescovo di Lucca e papa dal 1061 al 1073), venne creato cardinale dallo zio.
Eletto vescovo di Lucca nel 1073 (all'epoca della lotta per le investiture), inizialmente rifiutò la nomina per non ricevere dall'imperatore Enrico IV le regalie connesse al suo ufficio, ma accettò l'elezione il 29 settembre 1074: per il suo forte sostegno al movimento riformatore della Chiesa, nel 1081 venne esiliato dall'imperatore e si ritirò come monaco nell'abbazia di San Benedetto in Polirone, sotto la protezione della contessa Matilde di Canossa, della quale divenne consigliere spirituale; in seguito fu reintegrato nel suo ufficio da papa Gregorio VII.
I papi Vittore III e Urbano II lo scelsero come legato pontificio in Lombardia: Anselmo fissò la sua residenza a Mantova (sempre sotto la protezione di Matilde) e si dedicò al radicamento dei principi della riforma gregoriana , impegnandosi a contrastare l'antipapa Clemente III.
Alcuni momenti sono significativi nella vita del Patrono mantovano: i suoi rapporti con Matilde di Canossa, la sua intransigenza morale, la sua costante difesa del Papa contro l'Imperatore.
L'andata a Canossa in clamorosa umiltà di Enrico IV, scomunicato, per sottomettersi al Papa Gregorio VII, fu il frutto della attenta mediazione di Matilde. Questo singolare ed eccezionale personaggio storico femminile, difese in ogni modo il papa e sempre ne sostenne i diritti quale capo della Chiesa contro l'imperatore, e il Papa affidò Matilde di Canossa alla cura spirituale del vescovo di Lucca Anselmo. Questi le fu sempre garbato consigliere anche nelle vicende politiche del tempo e Matilde di Canossa fu al vescovo Anselmo così grata che lo accoglierà nell'esilio mantovano e gli sarà vicina in punto di morte.
Della vita del santo Anselmo II da Lucca va sottolineata la carica morale, il rifiuto dell'agiatezza, l'amore per la giustizia. Conformemente a tali principi e secondo le disposizioni papali egli si batté nella sua diocesi per la riforma dei costumi del clero. In ciò fu così intransigente che arrivò a pretendere, non senza riceverne astio e persino disobbedienza, che i canonici di Lucca vivessero in comunità insieme al loro vescovo.
Nella lotta poi fra Gregorio VII e l'antipapa Clemente III eletto dall'imperatore (che si era nel frattempo ripreso, per così dire, dalla cocente umiliazione) Sant'Anselmo si schierò con decisione dalla parte del legittimo Papa romano dal quale e per il quale fu incaricato di delicate missioni di "persuasione" in Germania e in Lombardia  e proprio in Lombardia svolse poi il compito di legato permanente. Stabilitosi quindi a Mantova, possesso allora di Matilde, impegnò la città nell'opera di riforma e di sostegno del Papa tanto da fare della stessa un centro propulsore di vita religiosa per tutta la regione.
Il suo corpo, esumato alcuni secoli dopo, fu trovato integro, e tale rimane ancora oggi. Ogni anno nella ricorrenza della morte, viene tolta la copertura esterna dell'altare ed il corpo del santo è reso visibile.

Mario Pannunzio (1910 - 1968)

mariopannunzioFiglio di un avvocato abruzzese e nobildonna Lucchese nato a Lucca il 5 marzo 1910, fu coetaneo, vicino di casa e amico di Arrigo Benedetti.
Nel 1933 fondò Oggi, "settimanale di lettere ed arti" (poi "rassegna mensile"), una piccola rivista culturale che dovette chiudere dopo solo qualche numero per motivi di opportunità politica, avendo assunto una linea editoriale sgradita al regime. L'anno seguente, oltre a laurearsi in giurisprudenza, fondò insieme ad Alberto Moravia la rivista La Corrente.
Negli anni successivi diversificò i suoi interessi, sperimentandosi nella sceneggiatura cinematografica e nella pittura, tornando al giornalismo intorno al 1937, chiamato da Leo Longanesi, insieme ad Arrigo Benedetti, alla redazione de L'Omnibus; per questa testata tenne una rubrica di critica cinematografica fino al 1939, quando le pubblicazioni furono interrotte dalla censura.

Con Benedetti cercò allora di ricostituire un riferimento editoriale per gli intellettuali dissidenti e, riprendendo il nome della sua prima testata, lo chiamò Oggi; stavolta però si trattava di un settimanale prodotto con l'ancora innovativa tecnica del rotocalco. Anche questa testata non ebbe vita lunga e nel 1941 fu chiusa, sempre per motivi politici.

Durante la seconda guerra mondiale, sotto la fondante ispirazione di Benedetto Croce, fu fra i fondatori del Partito Liberale Italiano, insieme a, fra gli altri, Leone Cattani, Franco Libonati, Nicolò Carandini, Manlio Brosio, con i quali fondò Risorgimento liberale, quotidiano politico che diresse sino al 1947 con un'interruzione di pochi mesi per carcerazione alla fine del 1943.

Nel 1948 passò a L'Europeo, diretto da Benedetti, e nel 1949, ancora una volta riesumando un nome editoriale del passato, fondò Il Mondo, settimanale che avrebbe diretto sino alla chiusura (1966).

Il Mondo da subito si distinse, secondo consolidata personale tradizione del suo ideatore, come una rivista idonea a fungere da centro di aggregazione e di trasmissione delle istanze intellettuali del periodo. Numero e qualità dei collaboratori e dei temi affrontati lo resero di fatto un inconsueto soggetto politico che dall'esterno si poneva come interlocutore dei gestori della vita politica, dando peraltro vita in Italia (almeno in una forma che ne consentisse influenza) al "giornalismo d'opinione".

Giuseppe Ungaretti (1888 - 1970)

giuseppe ungarettiGiuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto da genitori lucchesi. Il padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, morì due anni dopo la nascita del poeta, nel 1890. La madre, Maria Lunardini, mandò avanti la gestione di un forno di proprietà, con il quale garantì gli studi al figlio.

L'amore per la poesia nacque durante questi anni di scuola e si intensificò grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo.
Nel 1906 conobbe Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale condivise l'esperienza della "Baracca Rossa", un deposito di marmi e legname dipinto di rosso che divenne sede di incontri per anarchici e socialisti.
Nel 1912Ungaretti, dopo un breve periodo trascorso al Cairo, lasciò l'Egitto e si recò a Parigi. Nel tragitto vide per la prima volta l'Italia ed il suo paesaggio montano. 

Quando nel 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale, Ungaretti partecipò alla campagna interventista, per poi arruolarsi volontario nel 19° reggimento di fanteria, quando il 24 maggio 1915 l'Italia entrò in guerra. Combatté sul Carso e in seguito a questa esperienza scrisse le poesie che, raccolte dall'amico Ettore Serra (un giovane ufficiale), vennero stampate in 80 copie presso una tipografia di Udine nel 1916, con il titolo Il porto sepolto. Nella primavera del 1918 il reggimento al quale apparteneva Ungaretti andò a combattere in Francia nella zona della Champagne.
Al termine della guerra il poeta rimase a Parigi dapprima come corrispondente del giornale Il Popolo d'Italia, ed in seguito come impiegato all'ufficio stampa dell'ambasciata italiana.

Nel 1920 il poeta sposò Jeanne Dupoix, dalla quale avrà due figli, Anna Maria (17 febbraio 1925) e Antonietto (19 febbraio 1930).
Nel 1921 si trasferì a Marino (Roma) e collaborò all'Ufficio stampa del Ministero degli Esteri. Gli anni venti segnarono un cambiamento nella vita privata e culturale del poeta. Egli aderì al fascismo firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925.
In questi anni egli svolse una intensa attività su quotidiani e riviste francesi e italiane, e realizzò diversi viaggi in Italia e all'estero per varie conferenze, ottenendo nel frattempo vari riconoscimenti di carattere ufficiale, come il Premio del Gondoliere. Furono questi anche gli anni della maturazione dell'opera Sentimento del Tempo; prime pubblicazioni di alcune sue liriche avvennero su L'Italia letteraria e Commerce. Nel 1923 venne ristampato Il porto sepolto, con una sbrigativa prefazione di Benito Mussolini.
Nel 1928 maturò invece la sua conversione religiosa. A partire dal 1931 ebbe l'incarico di inviato speciale per La Gazzetta del Popolo e si recò in Egitto, in Corsica, in Olanda e nell'Italia meridionale, raccogliendo il frutto delle esperienze vissute in Il povero nella città (che sarà pubblicato nel 1949), e nella sua rielaborazione Il deserto e dopo, che vedrà la luce solamente nel 1961. Nel 1933 il poeta aveva raggiunto il massimo della sua fama.
Nel 1936, gli venne offerta la cattedra di letteratura italiana presso l'Università di San Paolo del Brasile, che Ungaretti accettò; trasferitosi con tutta la famiglia, vi rimarrà fino al 1942. A San Paolo nel 1939 morirà il figlio Antonietto, all'età di nove anni, per un'appendicite mal curata, lasciando il poeta in uno stato di grande prostrazione interiore, evidente in molte delle poesie raccolte ne Il Dolore del 1947 e in Un Grido e Paesaggi del 1952.
Nel 1942 Ungaretti ritornò in Italia e venne nominato Accademico d'Italia e «per chiara fama» professore di letteratura moderna e contemporanea presso l'Università di Roma, ruolo che mantenne fino al 1958 e poi, come "fuori ruolo", fino al 1965.

In Italia raggiunse una certa notorietà presso il grande pubblico nel 1968, grazie alle sue intense letture televisive di versi dell' Odissea.
Nella notte tra il 31 dicembre 1969 e il 1° gennaio 1970 scrisse l'ultima poesia, L'Impietrito e il Velluto, pubblicata in una cartella litografica il giorno dell'ottantaduesimo compleanno del poeta.

Nel 1970 conseguì un prestigioso premio internazionale dell'Università dell'Oklahoma, negli Stati Uniti, dove si recò per il suo ultimo viaggio che debilitò definitivamente la sua pur solida fibra. Morì a Milano nella notte tra il 1° e il 2 giugno 1970 per broncopolmonite. Il 4 giugno si svolse il suo funerale a Roma, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, ma non vi partecipò alcuna rappresentanza ufficiale del Governo italiano. È sepolto nel Cimitero del Verano accanto alla moglie Jeanne.

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Arrigo Benedetti (1910 - 1976)

arrigobenedettiArrigo Benedetti (Lucca, 1 giugno 1910 – Roma, 26 ottobre 1976)

Si diploma al liceo classico Niccolò Machiavelli di Lucca e frequenta la facoltà di lettere e filosofia all’Università di Pisa.
Conosce Mario Pannunzio, che abita in un appartamento vicino al suo ed ha la sua stessa età. Tra i due nasce un'amicizia che durerà tutta la vita.
Nel 1937 abbandona gli studi universitari e decide di raggiungere Pannunzio a Roma. Desidera diventare scrittore. Inizia a collaborare a periodici culturali, tra cui Libro italiano (una rivista bibliografica). Pubblica i suoi primi racconti, in cui interpreta la vita quotidiana della sua terra, Lucca.
Insieme con Pannunzio conosce Leo Longanesi, che ha appena fondato il settimanale Omnibus. Con Longanesi come maestro, Benedetti fa le sue prime esperienze da giornalista. Nel 1938 si sposa in San Donato, a Lucca, con Caterina, sua lontana parente (i due si conoscono fin da bambini).
La professione giornalistica lo ha ormai conquistato. Ma nel 1939 Omnibus viene soppressa dal regime dopo soli due anni di vita.
Benedetti si rimbocca le maniche e fonda, insieme con Mario Pannunzio, Tutto e Oggi. Però anche questi settimanali hanno lo stesso destino: nel 1941 non esistono più. Nel 1943 nasce il primo figlio, Alberto.
Dopo l'8 settembre 1943, Benedetti si rifugia sui monti dell'Appennino tosco-emiliano, partecipando attivamente ai movimenti della resistenza italiana. Dopo esser stato incarcerato a Reggio Emilia, evade e arriva a Milano. Dopo la Liberazione, accetta l'offerta di fare il critico teatrale per il Corriere lombardo, quotidiano del pomeriggio.
Inizia una brillante carriera giornalistica. Benedetti fonda due settimanali che sono considerati tra i maggiori periodici italiani del dopoguerra:

  • L'Europeo (nel 1945);
  • L'espresso (nel 1955).

Giornalista di fama, è anche inviato speciale de La Stampa. Assume in seguito la direzione de:

  • Il Mondo (1969-1972);
  • Paese Sera (dal 1975 fino alla morte, nel 1976).

Nel corso della sua lunga carriera è stato maestro di molti giornalisti.

Arrigo Benedetti. Tratto da Wikipedia, L'enciclopedia libera.

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