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Automobilismo sportivo a Lucca - Aldo Terigi

Bugatti Type 37 - 1926L'automobilismo era tra gli argomenti di discussione più frequenti al bar "Savoia". Erano gli inizi del novecento, ma già a quell'epoca Lucca vantava moltissimi appassionati che seguivano la strada segnata da Renato Balestrero, Clemente Biondetti, Aldo Terigi e molti ancora.
Alle gare partecipavano i migliori "manici" lucchesi, e, come ci narra Dino Grilli nel suo libro "I lucchesi di una volta", si concludevano con allegre "pappate" notturne alla "Casina Rossa" di Ponte San Pietro e successivi brindisi al bar "Savoia".
Aldo Terigi nato nel "motorismo" come rappresentante dello scooter Vespa, ma già a quei tempi da molti anni pilota in attività in campo nazionale delle quattro ruote.
Sono numerosi i piccoli e grandi bolidi lanciati in corsa da Aldo Terigi: Bugatti, Sanson, Fiat, Lancia, Alfa. Dal circuito di Camaiore del 1926 alle varie "Mille Miglia" con un 4° assoluto; affermazioni a molte gare internazionali all'autodromo di Monza, e infine primi assoluti alla "Coppa Toscana", alla Targa Florio, alla Coppa Dolomiti, alla Consuma. Il nome di Terigi lo ritroviamo nell'elenco degli arrivi ai giri dell'Umbria, al Circuito di Pescara, in Sardegna, in Calabria. La sua valenza e capacità, la conoscenza del mezzo e il costante coraggio fecero di Terigi un pilotacui le Case affidarono volentieri le loro vetture da corsa.

Lucca - Legge Martiniana

Tool-Copy-iconSfogliando il "Sommario della storia di Lucca" di Tommasi e Minutoli a proposito di quello che vi andremo a raccontare troviamo scritto: "tanto son versatili ed inconstanti i cervelli degli uomoni!"
Ventiquattro anni dopo aver sedato la rivolta degli straccioni, era il 1556, Martino Bernardini, ora Gonfaloniere, propose la famosa legge che riporta il suo nome passata ai posteri infatti come legge martiniana
Martino Bernardini è colui che, sedato il moto degli straccioni, doveva essere bandito poichè considerato parteggiatore delle riforme popolari, ed ora con la sua legge si presenta come promotore e fondatore di aristocrazia.
Fino a quel momento chiunque fosse nato a Lucca, anche se figlio di un contadino o di un "forestiero", era stato considerato come cittadino, e poteva partecipare alle cariche ed ai pubblici "offizi".
Dopo l'esito della rivoluzione degli straccioni, i nobili presero coraggio, e una rivouzione fallita nuoce, invece di giovare, al principio che l'ha promossa, o agli effetti che ne scaturirono.
Martino parlò del disordine, dicendo che molti partecipanti alla rivoluzione erano d'origine straniera o nativi del contado invitando premurosamente il senato a porvi efficace rimedio.
La proposta di legge era di questo tenore. {xtypo_quote}Chiunque sia nato a Lucca da padre forestiero non potrà far parte del governo da qui innanzi, esso e la sua posterità. Così sarà dei figli dei contadini, con la differenza che quei tra loro i quali godono presentemente di tali onori seguitino ad averli insiem coi fratelli, e gli trasmettano alla propria discendenza: salva nell'uno e nell'altro caso una special grazia del senato.{/xtypo_quote}
I sotenitori di questa legge dicevano che fosse prudente allontanare dal governo chi, essendo di sangue forestiero, poteva portare l'affetto della patria d'origine nei consigli e rovinare una volta o l'altra la nuova patria. Aggiungendo che era utile e docoroso, che le faccende dello stato, fossero guidate dagli antichi cittadini, distinti di nascita, generalmente istruiti, piuttosto che abbandonarlo a persone imperite e basse, come sono quelle della campagna.
Quelli che la pensavano diversamente sostenevano che non si poteva chiudere la via degli onori e delle cariche ad alcun cittadino, e perciò ai figli nati a Lucca da padre straniero o del contado. Carlo IV ha consegnato la cosa pubblica a tutti i cittadini indistintamente. Toccare questa cosa avrebbe aspreggiato la plebe e poteva portarla a qualche male alto. Tradire la buona fede di coloro i quali si erano stabiliti a Lucca nella certezza che i loro figli potessero un giorno prendere parte al governo, voleva dire che sarebbero andati altrove portando via ogni avere, e così quelle ricchezze che per l'ambizione del comando e l'amore per la libertà potevano essere portate a Lucca da uomini ricchi in virtù della vecchia legge ora con la nuova venivano per sempre a sparire.
Gli oppositori alla legge stavano meglio a ragione dei suoi fautori, ma erano pochi rispetto a quelli che la volevano. Quindi fu vinta, ed il senato il 9 dicembre 1556 approvò quella proposta che si chiamò legge martiniana dal nome di chi la porpose, come accadeva negli antichi romani.
Da questa data in poi può partecipare alla vita politica soltanto chi è iscritto in un apposito elenco di nobili. Successivamente, nel 1628, Il Consiglio Generale redige il "Libro d'oro" dove vengono elencate le 224 famiglie che possono accedere alle cariche più alte dando la veste definitiva alla Repubblica Aristocratica.

Lucca - la rivolta degli straccioni - 1 maggio

SwordAxe-iconAgli inizi del 1531 il senato di Lucca introdusse proibizioni e limitazioni volti a sanare gli abusi nell'arte di produzione della seta. Questo alterò le consuetudini ed inceppò la piccola "industria". In pratica non doveva più lavorare per proprio conto chi avesse un solo telaio e non poteva accettare lavoro se non da coloro che avevano la facoltà di ordinarlo. Si potrebbe anche sospettare che l'oggetto di quella legge non era tanto la pubblica utilità, ma forse l'interesse particolare di molti che facevano parte del governo. Infatti con queste disposizioni si abbatteva la concorrenza concentrando nelle loro mani il commercio e la produzione della seta.
I tessitori della seta, detti "testori", cominciarono a lamentarsi e alcuni tra i nobili, chi per paura e chi per essere stato contrario alla legge, li incoraggiavano a chiedere il cambiamento della stessa.
In quei tempi era in uso che la notte del 30 di aprile si festeggiasse l'entrata nel "bel mese". Quella notte del 1531 invece di vedere una gioviale compagnia, arrivarono giovani tessitori variamente armati che, sotto le insegne di un drappo nero stracciato, procedevano per le strade della città in atteggiamento militare.
A questa manifestazione di malumore non si prestò molta attenzione, anzi quasi per scherzo, per quella insegna lacera e forse anche per la qualità delle persone, venne chiamata la rivolta degli straccioni.
La mattina successiva, 1 maggio 1531, i tessitori si ritrovarono in molti nel chiostro del convento di S. Francesco.
Chi diceva un cosa, chi l'altra e non si veniva a capo di niente. Un certo Matteo Vannelli riuscì a metterli d'accordo per andare dai signori a chiedere di cambiare le parti più rovinose di quella legge. Furono incaricati diciotto maestri a rappresentare i tessitori. Il Gonfaloniere Martino Cenami li accolse benignamente, ma dopo il richiamo di quest'ultimo videro bene di mettersi al riparo della giustizia incrementando il numero dei malcontenti. Infatti il 2 di maggio nel chiosco di S. Francesco arrivò una motitudine di gente, non solo tessitori ma anche rappresentanti di altre arti. Il collegio mandò là quattro onorati cittadini, con l'intento di sciogliere il raduno e rassicurare quella gente.
Il Consiglio maggiore si riunì il giorno stesso, fu cassata la legge in questione e perdonati gli attori del fatto.
Ma tra alcuni si insinuò la incerta fede nel Senato e tra questi, molti chiedevano di allargare il governo, così che molti del popolo potranno fare parte del Consiglio. Di giorno in giorno la cosa prendeva sempre più piede e il 25 maggio, per effetto di un nuovo tumulto popolare, fu forzata la mano all'autorità, cosicchè veniva aumentato il numero dei senatori da 90 a 120 e questi trenta senatori in più furono presi tra il popolo. Un nuovo perdono fu bandito e si sperò in serenità.
Una speranza vana. Le impunità crescono le discordie non le frenano, a causa del disprezzo in cui cade la giustizia. I più audaci tra la plebaglia e i giovani cominciarono a fare ciò che volevano senza ritegno e presto si passò dalle bravate alle ferite alle uccisioni.
A nulla valsero le richieste del senato di non portare le armi nè di giorno nè di notte e la richiesta di 100 fanti alla guardia del palazzo. Dovettero ritrattare il tutto. La baldanza dei sediziosi aumentò, e il consiglio dei 36 fu esteso a 54. Questo accadde in Agosto. A Settembre vi furono altre concessioni che favorivano un governo largo. Le violenze intanto non diminuivano, anzi aumentavano. Nel Novembre la nobiltà sconfitta organizzava la controrivoluzione nel contado. Alla metà di marzo del 1532 i nuovi senatori si giurarono pace scambievole tanto che il martedì santo fu emanato un perdono generale fino a quel giorno e fu sciolta la guardia popolare. La Pasqua cominciò con buoni auspici. Fino alla festa della libertà . Quel giorno si registrarono tumulti. A questo punto il 9 aprile gli Anziani si trovarono in accordo di avvertire segretamente Martino Buonvisi, scappato nella villa a Monte S. Quirico, che accorresse con quanti più soldati potesse per porre fine a questo stato di cose.
Aperta alla chetichella nella notte la Porta San Donato, Martino entrò alla guida di 500 uomini armati, mosse subito verso il palazzo che dopo una breve resistenza fu suo.
Il 10 aprile 1532 l'aria era cambiata, molti dei capi ribellli fuggirono nottetempo scalando le mura altri si rifugiarono nelle proprie case imprudentemente confidando in un nuovo perdono, i buoni cittadini manifestavano la loro gratitudine al Buonvisi, salutato come restauratore della quiete e della sicurezza pubblica, padre e liberatore della patria.
Dissipato il tumulto fu ordinato al podestà di inquisire i rei dei reati commessi dopo il martedì santo e molti capi delle sommosse furono assicurati alla giustizia.

Lucca - festa della libertà

luccalibertasL'8 Aprile 1369, giorno che coincise con la prima domenica dopo Pasqua, l'imperatore Carlo IV liberò la città di Lucca ed i suoi territori dalla dominazione pisana.
Un avvenimento della storia di Lucca, antico di 6 secoli. Da quel lontano giorno la parola "Libertas" campeggiò sullo stemma bianco-rosso di Lucca.
La storia della Repubblica lucchese iniziò da quel giorno, il "tempo della Libertà" com'è chiamato nelle carte pubbliche, il glorioso cammino che permise alla città di conservare intatta la sua indipendenza fino al periodo Napoleonico.
Il nuovo Governo, formato dal Gonfaloniere di Giustizia, gli Anziani e i Consiglieri, constatando che "abbattuta la tirannide dei pisani" Lucca è arrivata alla desiderata libertà, come primo atto, dopo la loro ricostituzione istituiscono una festa che ricordi nei secoli questa data. Quindi, in considerazione della grazia ricevuta da Dio, ordinano che tutti i lucchesi di ogni età partecipino alla celebrazione di una Messa ed inoltre che si corra il Palio da Pontetetto a S. Michele.

Lucca il Serchio: via di comunicazione dei nostri avi

photo28Ci fa paura, ci ha fatto molti danni, non solo di recente ma anche nel passato, ma il Serchio non è sempre stato un incubo, anzi rappresentava una vera e propria risorsa. Cosa è cambiato da quei periodi ad oggi. E' solo il clima, la portata o cosa altro ?
Lungo i rami del Serchio, lungo i suoi canali, passavano navi piccole e grandi, che portavano le merci da un villaggio all'altro fino al mare.
Gli abitanti del luogo si impegnavano a mantenere navigabili i rami del Serchio permettendo la navigazione di navi e zattere cariche di merci.
Nel periodo delle invasioni barbariche, le precedenti cure romane per la navigabilità e la manutenzione dei ponti cessarono, quindi il Serchio allagò la campagna e le parti più basse si cambiarono in palude.
Passato questo periodo il Serchio riprese il suo ruolo di grande via di comunicazione. Nel Medioevo esisteva un porto a sud della città chiamato Porto della Formica (rimasto in funzione fino al XIX secolo 1800), dal quale partiva un corso chiamato Rogio che collegava il porto con il lago di Sesto e permetteva la navigazione ad imbarcazioni, trainate da animali che camminavano lungo i bordi del canale, che trasportavano sia merci che persone.
Sul Serchio veniva trasportato il legname proveniente dalla Garfagnana con destinazione Pisa, ma anche il ferro proveniente dall'isola d'Elba, ed il marmo proveniente da Carrara.
Cosa è cambiato ? intanto se osserviamo le nuove opere di arginatura visibili in Località Vinchiana sono concepite per ulteriormente dividere la gente dal proprio fiume. Circa 2600 anni fa a nome del re Teodorico, Cassiodoro impedì per legge di costruire steccaie e siepi lungo il corso del fiume ed oggi isole di boschi spuntano incontrastatie nell'alveo, e rovi proibiscono l'accesso all'acqua. Per legge ora multiamo chi porta via stecchi dal fiume. Qualcosa forse è cambiato negli uomini. Nel loro rapporto con l'acqua del loro fiume. Destini solitari che si incontrano solo quando la natura reclama. Un fiume trasformato in una colossale centrale idroelettrica. Un popolo che nel suo intimo ama ancora il suo fiume ma che molti hanno contribuito a rendere lontano, lasciato a se stesso, pericoloso.
Speriamo che il periodo della barbarie sia finito.

Serchio

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