LeonardoUno.net

a proposito di Lucca, dintorni ed altro ancora

Tag:appennino
Ponte di S. AnsanoCon i suoi 110 km di lunghezza il Serchio percorre un lungo tragitto che inizia nell'alta Garfagnana in una grande conca che si estende dalle aspre vette delle [[Alpi Apuane]] fino ai verdi crinali dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Le sue plurime sorgenti si raccolgono in due rami principali. Il primo, chiamato Serchio di Gramolazzo, proveniente dalla Alpi Apuane. Il secondo, cosidetto Serchio di Soraggio o Sillano, è di origini Appenniniche. Non esiste in realtà una vera sorgente, bensì una fitta ragnatela di sorgenti e di infiltrazioni subalvee, come non si può nemmeno identificare  una sorgente particolarmente importante o più ricca di altre. Infatti solo dopo che tutti i rami e i corsi si sono riuniti in uno solo oltre Piazza al Serchio si forma veramente il fiume.
Qui inizia il lungo cammino del Serchio che scende verso Castelnuovo e poi si dirige verso la piana di Lucca dove scorre in un alveo artificiale.
Fino a Calavorno il fianco apuano resta il principale alimentatore del fiume, a valle di Calavorno invece è maggiore l'apporto di acqua di provenienza appenninica (torrente Fegana e torrente Lima provenienti dai monti dell'Abetone).
Lambisce le colline di Diecimo e la conca di Valdottavo, si immette fra le ripide strette di Rivangaglio per poi affacciarsi a Sesto di Moriano nella pianura di Lucca.
Una volta ricevute le acque dell'affluente Freddana, lambisce S. Alessio e Carignano da destra e Borgo Giannotti, S. Anna e Nave da sinsitra. Superata la stretta di Ripafratta bagna Vecchiano, e si getta finalmente nel Mare Tirreno tra Migliarino e San Rossore a nord dalla foce dell'Arno.
 

Domenica torrida d'estate, mio figlio è ancora piccolo ma si diverte in montagna al fresco, allora decido con mia moglie di fare un piccolo viaggio.
Erano molti anni che non tornavo più a Pian di Novello, l'occasione è quella di ritrovare vecchi amici del posto, un cafè, e un giro a piedi. Andiamo nella Valle del Sestaione, una delle più belle della zona. Pensavo già che se la "gabbiovia" era aperta potevo portarci Federico, come mio padre e mia madre fecero con me. Da lì arriviamo facilmente a Campolino, al Lago Nero o sul Tre Potenze. Prima di arrivare mi immaginavo già il posto dove ai bordi di un grande pargheggio iniziavano le due gabinovie una delle quali andava proprio a Campolino. Dico andava perchè quando arrivo non le trovo. Guardo bene quasi fossi cecato, ma in realtà non ci sono, nemmeno il cemento dei casottini, o le pedane di partenza, nemmeno un pilone.
Voi direte che bello! la natura è ancora più incontaminata. Sono d'accordo, ma io ero molto legato a quella gabinovia che portava a Campolino. Mio padre e mia madre mi ci hanno fatto salire che avevo due o tre anni, e rappresentavano per me un qualcosa di colossale, indistruttibile, che il tempo non avrebbe mai cambiato. Rappresentavano ricordi delle mie vacanze in montagna con mamma e papà e poi con mio fratello più piccolo. Erano un pezzo della mia memoria. Ed ora non ci sono più. Il bosco ha quasi ripreso possesso della via ed a me è rimasto solo il rumore nei ricordi della gabbia che attraversa i piloni ballettando, della corsa per entrarvi dentro e chiudere lo sportello dietro, del vento che sentivi tra i capelli quando passavi sui costoni di roccia del monte. Ci vedo ancora mio padre con il cesto dei funghi e lo zaino grigio marrone militare. Mia madre che mi dice di non sporgermi troppo e che bello arrivare lassù dove il bosco è finito e i mirtilli sono ovunque. Ricordi di un bambino. E pensare che camminando lungo il sentiero mi sembra ancora di sentire. Il luogo ora è ancora più incontamitano, è meraviglioso, ma a me manca quella "gabbiovia" o forse mancano quei momenti.

 
Powered by Tags for Joomla
Le opere presenti su questo sito sono pubblicate sotto Licenza Creative Commons Licenza Creative Commons
You are here