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Tag:comunicazione
photo28Ci fa paura, ci ha fatto molti danni, non solo di recente ma anche nel passato, ma il Serchio non è sempre stato un incubo, anzi rappresentava una vera e propria risorsa. Cosa è cambiato da quei periodi ad oggi. E' solo il clima, la portata o cosa altro ?
Lungo i rami del Serchio, lungo i suoi canali, passavano navi piccole e grandi, che portavano le merci da un villaggio all'altro fino al mare.
Gli abitanti del luogo si impegnavano a mantenere navigabili i rami del Serchio permettendo la navigazione di navi e zattere cariche di merci.
Nel periodo delle invasioni barbariche, le precedenti cure romane per la navigabilità e la manutenzione dei ponti cessarono, quindi il Serchio allagò la campagna e le parti più basse si cambiarono in palude.
Passato questo periodo il Serchio riprese il suo ruolo di grande via di comunicazione. Nel Medioevo esisteva un porto a sud della città chiamato Porto della Formica (rimasto in funzione fino al XIX secolo 1800), dal quale partiva un corso chiamato Rogio che collegava il porto con il lago di Sesto e permetteva la navigazione ad imbarcazioni, trainate da animali che camminavano lungo i bordi del canale, che trasportavano sia merci che persone.
Sul Serchio veniva trasportato il legname proveniente dalla Garfagnana con destinazione Pisa, ma anche il ferro proveniente dall'isola d'Elba, ed il marmo proveniente da Carrara.
Cosa è cambiato ? intanto se osserviamo le nuove opere di arginatura visibili in Località Vinchiana sono concepite per ulteriormente dividere la gente dal proprio fiume. Circa 2600 anni fa a nome del re Teodorico, Cassiodoro impedì per legge di costruire steccaie e siepi lungo il corso del fiume ed oggi isole di boschi spuntano incontrastatie nell'alveo, e rovi proibiscono l'accesso all'acqua. Per legge ora multiamo chi porta via stecchi dal fiume. Qualcosa forse è cambiato negli uomini. Nel loro rapporto con l'acqua del loro fiume. Destini solitari che si incontrano solo quando la natura reclama. Un fiume trasformato in una colossale centrale idroelettrica. Un popolo che nel suo intimo ama ancora il suo fiume ma che molti hanno contribuito a rendere lontano, lasciato a se stesso, pericoloso.
Speriamo che il periodo della barbarie sia finito.
 

Ho voluto intitolare questo post con una citazione di Martin Luther King perchè per me delinea il sensato dalla scelleratezza, perchè anche io “sono figlio della libertà, e a lei devo tutto ciò che sono” (Camillo Benson conte di Cavour) e penso che “la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere” (Oriana Fallaci).

Infatti mi sembra che sullo sfondo delle tematiche legate alla rete internet ultimamente ci sia un concetto scellerato della libertà e delle regole che assume sfaccettature e aspetti spesso strumentali e paradossali, con rimedi incauti o sovradimensionati.

Analizzare e liquidare uno strumento nuovo con una legge o parte di 60 anni fa, dedicata ad altri mondi, e dalla parte del web scritto o “silenzioso” continuare ad ignorare volutamente doveri e diritti oltre che necessità di regolamentazione mi sembra irresponsabile. Il punto è se consideriamo internet un luogo o un mezzo che fa parte della nostra convivenza umana o cosa. In assenza di regolamentazione “tutto” può essere fatto o applicato, e troppa regolamentazione fa rima con limitazione generalizzata.

Vero è che “l'idea di chi vorrebbe, in nome della libertà, fondare l'anarchia e cancellar la società per non lasciare che l'individuo coi suoi diritti, non ha bisogno di confutazioni da me: tutto il mio lavoro combatte quel sogno colpevole che rinnega progresso, doveri, fratellanza umana, solidarietà di nazioni” (G. Mazzini) perchè “troppo spesso si confonde la libertà con l'istinto dell'interesse individuale o collettivo o, ancora, con l'istinto di lotta e di dominio, qualunque siano i colori ideologici con cui essi son dipinti.” (Giovanni Paolo II)

In effetti mi sembrano più le nebbie che le schiarite su entrambi i fronti costituiti. C'è molta confusione, nei ruoli, nei contenuti, nelle proposte, nel sapere cosa è oggi internet e nelle regole quelle scritte e non. Ma sopratutto c'è confusione sui diritti, i doveri, e sulle responsabilità.

Pochi hanno preso in considerazione quelle cose che di legale o lecito non hanno niente, realizzate con un mezzo come internet, come pedopornografia, diffamazione o altri reati civili e penali perseguibili dalle leggi in vigore sia nazionali che internazionali.

Direi che fa parte della nostra natura, “Mammiferi con intelligenza” avere l'insana voglia istintiva di comunicare, sentirsi partecipe ad un processo di comunicazione che nel caso della rete ha superato confini e metodi classicamente conosciuti e dominati.

Il web ci da quella sensazione di protagonismo personale che altrimenti in una comunicazione ordinaria, verbale, scritta, visiva o sonora non riusciremo ad avere o condividere, oppure amplia le frontiere della nostra comunicazione mettendoci in contatto con molte persone, vicine e lontane, di altre lingue e culture. La rete per questa ed altre cose è una occasione importante da cogliere. Non entro nel merito di dare o meno informazione che mi porterebbe a scrivere ore.

Al tempo stesso però, facciamo chiarezza che non tutto quello che troviamo in rete è buono come non tutto è cattivo, molti pubblicano soluzioni, servizi, notizie che non solo sono sicuri e affidabili, spesso gratuitmente, e rappresentano uno strumento indispensabile che con tempi rapidi, di immediata accessibilità può dare un aiuto alla vita quotidiana del navigatore.

Un mezzo che la tecnologia ci mette a disposizione, ed ogni individuo sceglie come utilizzarlo. Ma attenzione il libero arbitrio non è sempre necessariamente collegato a sinonimo di bontà o beneficio per tutti.

C'è una realtà da considerare, è che la rete ha messo in crisi alcuni centri di potere e forse ne ha creati altri, in un continuo evolversi. Con la rete, in teoria vengono superati filtri informativi operati fino a poco tempo fa dagli editori, cioè coloro che attraverso una funzione creativo-culturale permettevano e permettono al pubblico, almeno teoricamente, di fruire di contenuti filtrati evitando di esporlo ad un'indiscriminata massa di materiale (il cosiddetto controllo editoriale o linea editoriale).

Nella rete tutto questo meccanismo si è inevitabilmente ampliato dalla parte di chi fornisce e probabilmente anche di chi riceve. In poche parole tutti potenzialmente possiamo essere considerati editori, anche solo dei propri pensieri e delle proprie opinioni e al tempo stesso molti possono entrare in contatto con noi. Le modalità, e il contenuto con cui si realizza questa comunicazione sono una scelta di responsabilità di chi le mette in atto rispetto ad atteggiamenti leciti o meno.

E proprio grazie a questa grande platea aperta e nuova che le testate giornalistiche, le televisioni, i professionisti della comunicazione, si mettono on line e cercano di ricreare lo status informativo editoriale classico. Questo grosso ed importante contributo dato alla rete sicuramente ha portato e porterà conseguenze, anche normative, e non solo nazionali ma anche internazionali, quindi l'unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche per dare vita a proposte realizzabili, concrete, in un ottica di libertà e responsabilità.

 
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