Venerdì 06 Novembre 2009
Scritto da Leonardo Di Sacco
Dall'Europa ci consigliano di non esporre il Crocifisso a scuola. In questi giorni ho sentito molti che si sono espressi in merito. Molti richiamano la tradizione. Alcuni la religione, ma sembra ormai che in un paese storicamente Cristiano e Cattolico come l'Italia, siano pochi i temerari ad esporsi sotto l'aspetto religioso. Spesso i Cristiani non sono considerati nei loro diritti o quando c'è da parlare dei propri simboli religiosi. Altrettanto spesso gli stessi Cristiani sembrano intimiditi nell'affrontare frontalmente certi argomenti. Io sinceramente sono inorridito e indignato, offeso e sconcertato. Sono molti gli argomenti in campo. Alcune affermazioni rilasciate addirittura hanno del delirante, dell'offensivo, del blasfemo, irrispettoso. Io sono per la Croce e il tricolore, a scuola e nella vita. La vita è legata da sempre a simboli nella nostra cultura. Simboli che identificano, che sintetizzano nella loro presenza valori e storie di vita, culture e tradizioni che accomunano. Il Crocifisso è la sintesi della parola Amore, il significato pieno della parola Amore, di Dio per gli uomini, dell'uomo per Dio, dell'uomo per l'uomo. Simbolo Cristiano certo, conosciuto da tutti per quello che rappresenta, per il gesto che rappresenta il dono di Amore che il Dio Gesù, che l'uomo Gesù, ha realizzato. Identifica, dalle origini, il Cristiano. E' simbolo della nostra tradizione di Italia e di Italiani, pensiamo a quante sono le croci monumentali e no che troviamo nelle strade, nelle città, negli edifici. Croci disegnate, scolpite, opere d'arte ammirate, mete di culto ricercate, fonte di speranza e ringraziamento. Quando a un popolo vuoi togliere la sua identità, quando vuoi deriderlo, insultarlo, minarne l'esistenza, allora toglili i suoi simboli. Straccia le sue tradizioni, cancella la sua memoria, ignora la sua storia. Forse questo sta accadendo. Quando un popolo ha paura di essere giudicato per i simboli di amore e di fede che lo rappresentano, allora questa criminale operazione di brutale aspetto e dalle sembianze evanescenti prende consistenza. Non è da oggi che si attacca il Cristiano e la sua religione, ma oggi sembra che tutte le religioni abbiano diritti più dei Cristiani. Non è da oggi che si attacca l'Italiano e l'Italia. Ma ci sono certi segnali, oltre il quale è bene rendersi conto che non si deve andare. Ci sono momenti dove il concetto del relativo non può essere oltremodo sopportato in nome di nessuna giustizia equità, uguaglianza o laicità, perchè rappresenta l'attacco al profondo futuro della nostra sopravvivenza.
Martedì 19 Aprile 2011
Scritto da Team LeonardoUno.net
Quanto vale il debito pubblico italiano? è spesso difficile "visualizzare" cifre tanto grandi. Con questo "orologio", l' Istituto Bruno Leoni e noi con loro, vogliamo rendere accessibile a tutti la mostruosità del nostro debito pubblico, che poi dà la misura sia dell'irresponsabilità della nostra classe politica, sia degli oggettivi vincoli di finanza pubblica a cui il nostro paese deve sottostare.
L'orologio aggiorna ogni 3 secondi la stima dello stock di debito. Per rendere il concetto ancora più chiaro, basta considerare che questo debito a 13 cifre (valore riferito al 31 luglio 2010) equivale a circa 30.724 euro per ogni italiano, inclusi neonati e ultracentenari, ovvero 80.327 euro per ogni occupato. Quando è stato inserito questo contatore nel nostro sito il 19/04/2011 segnava 1.913.245.691.484 euro.
Lunedì 19 Ottobre 2009
Scritto da Zorro
Ci sono periodi in cui ne parliamo, altri un po' meno, ma non dimentichiamoci che c'è sempre una costante connotazione nei nostri confronti di Italiani. Tutti si prendono la briga e la presunzione di dare giudizi che spesso sono uniti al disprezzo non per una cosa banale come sembrerebbe, ma perchè siamo Italiani. Ultimamente un giornale americano dice che abbiamo pagato riscatti ai terroristi. Ma, cari lettori, non è la prima nè sarà l'ultima volta che ci troviamo ad essere additati, disprezzati, catalogati, indagati e giudicati. Fosse anche vero, sarebbe la sola Italia ad aver fatto questo ? Io sinceramente sono stufo di essere continuamente disprezzato perchè Italiano. Quando mafiosi, poi solo stalloni, poi cialtroni, poi e poi e poi , ogni stagione è buona per descrivere lati negativi di un popolo prima che di una nazione. Al tempo stesso non mi sento di additare solo alla stampa questo sberleffo e gli altri passati e futuri. Anche la stampa ci mette del suo, ma chi non contribuisce ? In primo luogo direi noi Italiani.
Scopriamo l'acqua calda se diciamo che siamo i primi a sputarci addosso. Malati come siamo di esterofilia, le generazioni che guidano e hanno guidato, in tutti i settori, economia, politica, informazione, scuola, istituzioni, privato e pubblico, il paese da 50 anni, non hanno fatto altro che guardare agli altri senza migliorare quello che potevano. Abbiamo passato decenni a guardare gli altri e dire che mezzo mondo faceva, od era, meglio di noi. Nel frattempo abbiamo perso intelligenze, opportunità, economia, creando sistemi e organizzazioni contorte e sterilizzanti, nelle istituzioni e nel privato. Ci fu un signore, dalla barba caratteristica e dalla mente fervida che nel 1861 dichiarò: "l'Italia è fatta ora bisogna fare gli Italiani." (Camillo Benson Cote di Cavour) Ma la storia ci ha remato contro. Quasi novecento anni di dominazioni straniere prima di tale data non hanno sicuramente contribuito a fortificare la nostra tradizione nazionale. Poi due guerre mondiali di cui l'ultima chiusa dopo una vera e propria guerra civile, con un paese distrutto, una popolazione decimata umiliata nel fisico e nell'anima. Lo sradicamento del 68 e della guerra fredda infine hanno costituito l'ossatura di una nazione e prima ancora di un popolo, fragile nella consapevolezza di se stesso. Ancora oggi siamo malati di queste malattie, non le abbiamo mai curate, ma anzi abbiamo sommato disastri culturali e ideologici su un terreno ormai in demolizione. Agiamo in un contesto dove noi lavoriamo per l'Europa e i grandi dell'Europa (Francia, Germania, Inghiterra) lavorano per loro stessi. Barricate vere e proprie contro l'economia Italiana, alzate nel nome del migliore nazionalismo inizio novecento. Quando agli Americani fa comodo siamo unici eroi di un vecchio continente scettico, quando ai Russi gli interessa siamo i vecchi amici da controllare con le loro leve del potere. Siamo razzisti se chiediamo il controllo dell'immigrazione clandestina all'Europa, e sottolineo clandestina, non dell'immigrazione regolare. Ma gli altri cosa fanno ? Noi non dobbiamo essere protezionisti e gli altri si, non dobbiamo essere rigidi e gli altri si, la lista dei non nei nostri confronti si allunga ogni volta che gli altri stati si, si permettono tutto, dai contributi, a fare i loro interessi a tutti i livelli, anche negli impegni internazionali. I primi ad avere obblighi siamo sempre noi, sul debito altri fanno ciò che vogliono, sulla moneta unica pure, sull'impegno contro il terrorismo idem, sul commercio di armi, sull'immigrazione, sulla sicurezza e la lista si allunga a livelli insopportabili. La causa di questo non è così semplice da identificare, ma un grosso contributo siamo noi stessi a darlo, con la nostra cultura "moderna" delle divisioni su tutto, frutto questo si, della guerra fredda, del relativismo etico, della esterofilia, della ricerca spasmodica di una leggittimazione estera che non ci sarà mai nei nostri confronti, senza che prima si passi alla vera consapevolezza di essere popolo e nazione, Italiani e Italia, oltre la nazionale sportiva. Facendo perno sul buono che abbiamo e migliorando quello che di sbagliato conosciamo di noi, senza volerci forzatamente assegnare padrini o madrine che continueranno in questo giochetto a fare il proprio di interesse, lasciandoci nella condizione di non morire ma nemmeno di veramente essere quello che potremo.
Martedì 11 Agosto 2009
Scritto da Team LeonardoUno.net
In occasione della festa del 13 e 14 settembre prossimi con tutta probabilità vedremo arrivare il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi nella nostra città. In quei giorni sarà a Lucca anche il neo Presidente di Panama Ricardo Martinelli. Originario di una famiglia che da Sant’Anna, un quartiere periferico di Lucca, emigrò in America. Sarà il primo capo di Stato che in epoca moderna parteciperà alla processione della Luminara di Santa Croce. "Martinelli sarà in Italia per incontrare Papa Benedetto XVI e quindi per assistere alla tradizionale processione della Luminara del 13 settembre e alla grande festa di Santa Croce del 14. La presenza di un capo di Stato richiedeva sicuramente la presenza di un rappresentante del Governo italiano per l’accoglienza; l’annuncio del premier Berlusconi conferma che il Governo sarà rappresentato proprio dal presidente." Questo quanto troviamo scritto su La Nazione cronaca di Lucca di Domenica 9 Agosto.
Un evento che potrebbe essere ribattezzato "il vertice di Santa Croce". Noi Lucchesi sappaimo bene come Lucca diventi in quei giorni con una Luminara che si svolgerà alla domenica sera. Gli auspici sono molti. In primo luogo, un occasione che metterà Lucca sotto i riflettori dei media e questo non ci può fare altro che piacere. Speriamo che l'organizzazione e la sicurezza siano all'altezza e sicuramente la nostra città lo è. Una cosa che vorremmo evitare di vedere, ma alla quale inevitabilmente assisteremo, è al codazzo presenzialista di tanta gente, più o meno pubblica, più o meno vip , in cerca di esposizione mediatica od altro. In realtà molto potrebbe essere fatto per Lucca da questo Governo e una presenza così importante come il premier ci fà ben sperare. E con il nostro sguardo ormai disincantato staremo a vedere cosa sapranno fare i nostri "governanti" lucchesi e romani. Lucca, nei secoli della sua storia ha sempre avuto una vita autonoma nel mezzo al Granducato di Toscana, non sempre esente da sacrifici e dolori, ma anche costellata di soddisfazioni e periodi luminosi. Speriamo che questi eventi portino un po' di luce ridando fiato e luminosità ad una provincia, una Città ed una popolazione che, a parere nostro, lo merita.
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