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Tool-Copy-iconSfogliando il "Sommario della storia di Lucca" di Tommasi e Minutoli a proposito di quello che vi andremo a raccontare troviamo scritto: "tanto son versatili ed inconstanti i cervelli degli uomoni!"
Ventiquattro anni dopo aver sedato la rivolta degli straccioni, era il 1556, Martino Bernardini, ora Gonfaloniere, propose la famosa legge che riporta il suo nome passata ai posteri infatti come legge martiniana
Martino Bernardini è colui che, sedato il moto degli straccioni, doveva essere bandito poichè considerato parteggiatore delle riforme popolari, ed ora con la sua legge si presenta come promotore e fondatore di aristocrazia.
Fino a quel momento chiunque fosse nato a Lucca, anche se figlio di un contadino o di un "forestiero", era stato considerato come cittadino, e poteva partecipare alle cariche ed ai pubblici "offizi".
Dopo l'esito della rivoluzione degli straccioni, i nobili presero coraggio, e una rivouzione fallita nuoce, invece di giovare, al principio che l'ha promossa, o agli effetti che ne scaturirono.
Martino parlò del disordine, dicendo che molti partecipanti alla rivoluzione erano d'origine straniera o nativi del contado invitando premurosamente il senato a porvi efficace rimedio.
La proposta di legge era di questo tenore. {xtypo_quote}Chiunque sia nato a Lucca da padre forestiero non potrà far parte del governo da qui innanzi, esso e la sua posterità. Così sarà dei figli dei contadini, con la differenza che quei tra loro i quali godono presentemente di tali onori seguitino ad averli insiem coi fratelli, e gli trasmettano alla propria discendenza: salva nell'uno e nell'altro caso una special grazia del senato.{/xtypo_quote}
I sotenitori di questa legge dicevano che fosse prudente allontanare dal governo chi, essendo di sangue forestiero, poteva portare l'affetto della patria d'origine nei consigli e rovinare una volta o l'altra la nuova patria. Aggiungendo che era utile e docoroso, che le faccende dello stato, fossero guidate dagli antichi cittadini, distinti di nascita, generalmente istruiti, piuttosto che abbandonarlo a persone imperite e basse, come sono quelle della campagna.
Quelli che la pensavano diversamente sostenevano che non si poteva chiudere la via degli onori e delle cariche ad alcun cittadino, e perciò ai figli nati a Lucca da padre straniero o del contado. Carlo IV ha consegnato la cosa pubblica a tutti i cittadini indistintamente. Toccare questa cosa avrebbe aspreggiato la plebe e poteva portarla a qualche male alto. Tradire la buona fede di coloro i quali si erano stabiliti a Lucca nella certezza che i loro figli potessero un giorno prendere parte al governo, voleva dire che sarebbero andati altrove portando via ogni avere, e così quelle ricchezze che per l'ambizione del comando e l'amore per la libertà potevano essere portate a Lucca da uomini ricchi in virtù della vecchia legge ora con la nuova venivano per sempre a sparire.
Gli oppositori alla legge stavano meglio a ragione dei suoi fautori, ma erano pochi rispetto a quelli che la volevano. Quindi fu vinta, ed il senato il 9 dicembre 1556 approvò quella proposta che si chiamò legge martiniana dal nome di chi la porpose, come accadeva negli antichi romani.
Da questa data in poi può partecipare alla vita politica soltanto chi è iscritto in un apposito elenco di nobili. Successivamente, nel 1628, Il Consiglio Generale redige il "Libro d'oro" dove vengono elencate le 224 famiglie che possono accedere alle cariche più alte dando la veste definitiva alla Repubblica Aristocratica.
 

Il 19/08/1672 il Consiglio della Repubblica di Lucca nominò una commissione incaricata di costruire un teatro lucchese. Il teatro, battezzato Teatro Pubblico, realizzato sotto la direzione dell'architetto Padreddii ebbe vita corta, infatti il 12 febbraio 1687 fu distrutto da un'incendio. Nuovo progetto e nuova costruzione con cerimonia inaugurale nel 1693. Con il tempo venne poi rimodernato sotto la guida dell'architetto Lazzarini. Venne rifatta la sala, aggiunti diversi ordini di palchetti e il loggione. Nuova inaugurazione nel 1819. Con l'avvento del governo borbonico, assunse il nome di "Teatro del Giglio" dallo stemma della famiglia.
Al Giglio venne realizzata la prima rappresentazione in Italia del "Gugliemo Tell" di Rossini, nel 1836 ospitò Giuseppina Strepponi, poi moglie di [[Giuseppe Verdi]] e fu a partire dagli ultimi anni del 1800 che il Giglio fece una carrellata di successi di maestri lucchesi. Iniziò [[Giacomo Puccini]] nel 1891 con Edgar, nel 1892 Catalani con Wally (interprete Luisa Gilboni e direttore [[Arturo Toscanini]]). Nel 1893 Puccini con Manon Lescaut, nel 1894 Gaetano Luporini con I dispetti amorosi e Collana di Pasqua.  nel 1896 Bohème di Puccini, a iniziare il secolo fu di nuovo Puccini con Tosca, rappresentata per ben 18 serate. Nel 1902 Angeloni con il dramma in montagna, nel 1907 Puccini con Madama Butterfly nel 1908 Luporini con Nora, nel 1910 Bianca di Lamberto Landi, nel 1911 la fanciulla del west di Puccini, nel 1912 Santa Poesia di Domenico Cortopassi.
Nel 1956 vi fu una nuova chiusura per la trasformazione del piano alto da loggione a galleria e poi di nuovo attività che tutt'oggi continua tra alti e bassi, costi e polemiche ma sicuramente un teatro che può vantare una attività di oltre 300 anni durante i quali si esibirono cantanti e artisti di fama mondiale. Basti pensare che nei secoli scorsi il Giglio fu classificato terzo in Italia dopo la Scala di Milano e l'Opera di Roma.

 
32050CZita, nata nel 1218 a Monsagrati, un paese nei pressi di Lucca, proveniva da povera gente di campagna, le cui fanciulle, per farsi la dote e più spesso per non essere di peso alla famiglia, venivano collocate a servizio presso una famiglia di città.
In quel tempo la professione di domestica equivaleva a una servitù.
A dodici anni la piccola Zita entrò a servizio nel palazzo della ricca famiglia lucchese dei Fatinelli, dove restò per tutta la vita con umiltà e devozione.
Zita infatti accettò serenamente la sua condizione sociale, ben consapevole che servendo la famiglia ospitante serviva Dio, per il cui amore agiva, e tollerava ogni sgarbo, sia da parte dei padroni, che dapprima la trattarono con ingiustificata severità, come da parte dei suoi compagni di lavoro, gelosi per il suo zelo e il suo totale disinteresse.
Largheggiava nelle elemosine ai poveri che bussavano alla porta della ricca dimora dei Fatinelli, ma donava del suo, perché viveva con molta parsimonia. Fu una straordinaria generosità verso i poveri a guadagnare alla servetta fama di santità. La tradizione narra la leggenda secondo cui, forse proprio perché invidiosa dell'affetto ricevuto da Zita, un'altra domestica dei Fatinelli, avrebbe iniziato ad insinuare nella mente del capo famiglia il sospetto che Zita rubasse in casa ciò che donava ai poveri.
{xtypo_quote}Un giorno il padrone, incontrando Zita con il grembiule gonfio mentre si recava da una famiglia bisognosa, le avrebbe chiesto cosa portasse; nonostante questo fosse pieno di pane, Zita avrebbe risposto che portava solo fiori e fronde e miracolosamente, sciolto il grembiule, una pioggia di fiori cadde ai suoi piedi. {/xtypo_quote}
Il pane che portava non era del padrone era invece ciò che la servetta incredibilmente riusciva a risparmiare in proprio.
E' in ricordo di questo miracolo che ogni anno nella festa della Santa a Lucca si tiene una fiera di piante e fiori.
Alla morte di Zita, avvenuta il 27 aprile 1278, i Fatinelli la vollero seppellire nella cappella di famiglia nella basilica di San Frediano che custodisce tuttora il suo corpo, rimasto incorrotto fino all'ultima ricognizione effettuata nel 1652,  e si fecero promotori del suo culto. Immediatamente la città di Lucca  la elesse subito a patrona cittadina come testimonia Dante in un versetto del XXI dell'Inferno parlando di un magistrato lucchese come di "un de li anzïan di Santa Zita", il culto della Santa fu sancito da Innocenzo XII solo molto più tardi, il 5 settembre 1696. Pio XII l'ha proclamata patrona delle domestiche.
Il nome Zita è una variante toscana di 'cita' o 'citta', ossia 'ragazza' (da cui anche 'zitella').
tradizione narra la leggenda secondo cui, forse proprio perché invidiosa dell'affetto ricevuto da Zita, un'altra domestica dei Fatinelli, avrebbe iniziato ad insinuare nella mente del capo famiglia il sospetto che Zita rubasse in casa ciò che donava ai poveri; un giorno il padrone, incontrando Zita con il grembiule gonfio mentre si recava da una famiglia bisognosa, le avrebbe chiesto cosa portasse; nonostante questo fosse pieno di pane, Zita avrebbe risposto che portava solo fiori e fronde e, sciolto il grembiule, sarebbero caduti, appunto, fiori e fronde.
 
Mathausen_227 gennaio, Giorno della Memoria, la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo), del fascismo e dell'Olocausto. In onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.
Nelle righe che seguono troverete il racconto dei protagonisti, da noi recuperato attraverso scritti, di due dei molti episodi che in quegli anni hanno interessato anche Lucca.
Il 23 giugno 1944, gli Oblati vennero informati che una colonna di circa 400 uomini, deportati da Livorno e sorvegliati dalle SS tedesche, stavano avvicinandosi a piedi a Lucca lungo la Via Aurelia. Affamati, invocavano aiuto dalla popolazione ca cui veniva impedito di avvicinarsi o dar loro il ben che minimo confrorto, nemmeno un bicchiere d'acqua.  Furono fatti entrare nella "Pia Casa di Beneficienza", già requisita dai Tedeschi, e sistemati nei cameroni dell'ampio edificio. A quel primo gruppo di Rastrellati ne seguirono altri, da Livorno, Pisa e poi anche dalla provinia di Lucca (Versilia e piana lucchese). La presenza in quel campo di concentramento era dura, un vero e proprio oltraggio alla dignità umana.
Razziando uomini e giovani, venivano catturati e deportati anche i Sacerdoti. Poi li consegnavano in custodia all'Arcivescovo dicendo che in parrocchia non erano sicuri ed avrebbero sofferto all'arrivo degli Alleati.
L'unico Sacerdote che non consegnarono all'Arcivescovo fu don Aldo Mei. Processato e condannato a morte mediante fucilazione nella Pia Casa, la condanna venne eseguita la sera del 4 agosto 1944 fuori Porta Elisa.
Le presenze complessive di uomini e giovani che passarono dalla Pia Casa, alcuni vi rimasero più giorni altri poche ore, furono oltre 70.000 e grande fu l'opera di assistenza ai rastrellati degli Oblati, con la collaborazione dei Sacerdoti liberati dalla deportazione. Gli Oblati  poi ottennero da Utimperghe (comandante miliatare e prefetto della RSI in Lucca) di poter allestire un Campo Profughi nell'ex Reale Collegio di San Frediano.
Il 21 agosto 1944, la porta Santa Maria era vigilata dalle SS, un silenzio enorme gravava sulla città, le strade erano deserte, Lucca sembrava una città morta. Dall'angolo tra Via S. Croce e Via S. Nicolao spunta una lunga colonna di uomini, vecchi e giovani. I tedeschi e i fascisti li scortavano e poi li rinchiusero nella Pia Casa. "Vidi tante persone che conoscevo, amici, con i loro fratelli e i loro padri." " Quegli uomini erano vestiti senza cura ed avevano spesso un pacchetto, piccolo e malfatto, in mano. Non solo non parlavano, ma sembravano automi senza vita. ... Alcune donne con i bambini in braccio camminavano vicino; nemmeno le donne piangevano ... in viso un terrore attonito e uno sgardo spento."
 

A dire il vero questo articolo poteva avere tanti altri titoli. Certo che i politici che ci guidano nelle amministrazioni locali, come altrove, di una cosa sono ben forniti la fantasia.

Il 2 gennaio 2012 una ordinanza del comune di Capannori a firma del Sindaco Del Ghingaro istituisce il senso unico alternato per i mezzi pesanti sul viale Europa. Così ci siamo trovati i vigili di Capannori presidiare la rotonda al Ponte Carlo Alberto Dalla Chiesa per deviare il traffico pesante sulla via del Brennero in direzione Lucca.

Ovviamente più che una soluzione al traffico, questa è una goliardata di una amministrazione rancorosa, senza progetti, e a corto di idee oltre che di capacità. Dalla campagna elettorale ai giorni nostri sono passati anni ormai, tempus fugit, il tempo vola, assemblee, tavoli, riunioni, incontri ma poi ? Per la nuova viabilità denominata asse nord-sud non volevano passasse sul territorio di Capannori e così il progetto fu rivisto tracciandolo per oltre 2/3 sul territorio del comune di Lucca. Un progetto a cui chiedevano la bellezza di oltre 10 rotatorie per non essere di impatto con la viabilità esistente. E allora a cosa serviva ? 

Sostanzialmente ci permettiamo di dare una nostra interpretazione a questo gesto istrionico. Non avevamo idee, continuiamo a non averne, quelle che ci sono state presentate non ci andavano bene, ora scarichiamo ad altri il problema, quello politico al Baccelli, quello logistico al Favilla Sindaco di Lucca, ma comunque se non lo avete capito noi non andiamo daccordo con nessuno alla sera dicaimo di sì e al mattino il tempo è cambiato allora diciamo di no.

Tutti questi erano solo i preavvisi di una amministrazione che non si risparmia la platea del cabaret, che avvversava qualsiasi forma di viabilità alternativa. Certo che anche gli altri protagonisti non sono stati da meno. Una Provincia praticamente assente, che giocava al politichese dietro le inefficienze di un governo totalemente disinteressato se non a parole ma nei fatti per come ha agito.

Ora ci aspettiamo le contromosse lucchesi, mah chissà se ci saranno !!! e quanto durerà questa ordinanza ? 

 
Tram a vaporeSfogliando il libro "I lucchesi di una volta" scritto da Dino Grilli, ci siamo imbattuti in un ricordo che ci sembra interessante ripercorrere.
Probablmente molti di noi hanno potuto godere ed ammirare il sistema di comunicazione e trasporto di Monaco (Germania). La cosa più soddisfacente è partire da località di periferia collinare con il treno e trovarsi nel bel mezzo della metropolitana e scendere alla fermata di Marienplatz in pieno centro storico.
Il concetto è semplice e utile: mettere in comunicazione con un mezzo pubblico su rotaia le colline con il centro storico e altri snodi di comunicazione. Con questo non vogliamo dire che sia innovativo. Moderne sono le applicaizoni di questo concetto che per Lucca risale agli inizi del novecento e che poi è stato smantellato nella sua applicaizone originaria. Infatti di questo parliamo ora. Esisteva una locomotiva con il suo bravo tender e due o tre carrozze sgangherate con piattaforme esterne come ni film del far west.
Il trenino partiva da Lucca e trasportava gli operai allo jutificio di Ponte a Moriano e alle altre fabbriche del Morianese. Nel viaggio di ritorno portava le maestranze alla Cucirini Cantoni Coats, sostava all'interno di Piazza Santa Maria, percorreva di dei Borghi, via dei Bacchettoni, atraversava la fornice per uscire sulla circonvallazione e passando per gli spalti delle mura arrivava davanti la Stazione. Altre tamvie erano per collegare Lucca con Maggiano a ovest e con Mnsummano ad est. Queste ultime erano tramvie elettriche. In quel tempo la Valdinievole era territorio lucchese, non esisteva la provincia di Pistoia, creata dal fascismo togliendo a Lucca tutta la zona oltre Lappato, la valle di Collodi e la Valdinievole ed aggregando invece a Lucca i territori dell'alta Garfagnana tolti alla provincia di Massa.

 
Arte e MotoriLa Scuderia Pantera Lucca ed il Registro Storico Italiano Indian, con il patrocinio dell'ASI, della Provincia di Lucca e del Comune di Lucca, organizza Sabato 5 giugno prossimo la II edizione di "Arte e Motori 2010", mostra di auto e moto d'epoca con estemporanea di pittura su tela.
Questa edizione dedicata alle spider vedrà presenti autovetture degli anni 30/40 e moto dello stesso periodo storico, saranno presenti in piazza 12 auto e 8 moto, con la presenza di circa 35 pittori , lucchesi e non che dipingeranno in estemporanea sul tema delle auto e moto esposte e della bellissima Piazza del Giglio di Lucca dove l'evento sarà ambientato.
Le opere realizatte il giorno 5 daranno vita ad una mostra sotto il loggiato di Palazzo Pretorio in Piazza San Michele a Lucca dal 14 giugno al 26 giugno, giorno nel quale verrà effettuata un'asta di beneficenza il cui intero ricavato verrà devoluto per le necessità del reparto Pediatrico dell'ospedale di Lucca.
La manifestazione alla sua seconda edizione ha ottenuto il patrocinio dell'asi, automobilclub storico italiano che l'ha inserita nell'elenco delle mostre a livello nazionale del settore auto e moto d'epoca. I pittori che hanno partecipato alla scorsa edizione hanno tutti aderito anche quest'anno, ad essi si sono aggiunti pittori provenienti da Sarzana, Livorno e fuori Lucca, dando lustro alla nostra manifestazione con interesse e generosità, si ricorda che tutti i pittori donano l'opera realizzata il 5 giungo per poter essere venduta all'asta il 26 giugno. Il reparto Pediatrico dell'ospedale di Lucca in persona del dott. Domenici utilizzerà la donazione per acquistare strumenti diagnostici per i prematuri.
 
Nel 1594 il comune di S. Ginese (ora sezione di Gignano), murò la "Torre dei segnali", sull'area dove ora sorge la monumentale Croce di Brancoli, per conto della Torre di Palazzo di Lucca, quando era gonfaloniere Ferrante Sbarra.
Una circonferenza di oltre 16 metri un diametro interno di 3 metri e lo spessore di 94 centimetri, la Torre di Brancoli sorgeva a 600 metri dal livello medio del Serchio e distante da Lucca circa 11 km. in linea retta. Aveva i suoi strumenti ottici per comunicare con la Torre di Palazzo e con le altre torri dello stato lucchese (del Bargiglio, di Vecoli, di Nozzano, e di Porcari). All'interno trovavano posto una cisterna per l'acqua ed alcuni pezzi d'arma bianca e da fuoco, doveva essere guardata da due sentinelle: una per il servizio di giorno e l'altra per quello di notte, non si potevano accendere fuochi a meno di cento passi di distanza dalla Torre.
Posta sul crinale più elevato dei monti brancolini, aveva lo sguardo su tutta la pianura lucchese, le Alpi Apune, la media valle del Serchio, l'Appennino, e sul Mar Tirreno fino alle isole della Capraia e della Gorgona. Questa Torre serviva infatti per chiamare la milizia rurale al soccorso della città, di notte col fuoco, di giorno con segnalazioni di fumo. Il segnale metteva in movimento tutte le bande armate della campagna che nel XVII secolo superavano le ventimila unità ed erano divise in reggimenti. Custodita fino al XVIII secolo, venne poi lasciata  in abbandono. Devastata da fulmini e dalle intemperie i pochi ruderi rimasti furono demoliti nel 1900, quando sulle sue fondamenta fu posta la prima pietra della Croce.
Infatti verso la fine del 1800 venne lanciata l'idea di consacrare, a Cristo Redentore, le vette preminenti delle singole diocesi d'Italia, in ricordo del sacrificio del Golgota: in alto, in mezzo al silenzio più profondo e alla solitudine più grande.
La fede religiosa della gente della Lucchesia si dimostrò sincera e generosa. Papa Leone XIII dettò l'epigrafe a Attilio Burlamacchi per l'erigendo monumento: "Christus Deus - E Cruce Regnet Per Secula - Salutus Pacisque Auctor". Questa epigrafe fu trascritta su pergamena e il 23 settembre 1901, fasciata nel bronzo, murata tra monete e posta sotto la prima pietra, con la benedizione di monsignor Giovanni Volpi, Vescovo Ausiliare a Lucca.
Il 13 ottobre 1900 ci fu l'inaugurazione. Alla cerimonia ci furono 31 spari di cannoni, squilli di fanfare, colombi in volo e tutte le chiese di Brancoli suonarono le campane.
La Croce, costruita in pietra, aveva una altezza totale di 18,30 metri e su una delle pietre del basamento fu inciso: Proteggi / o Gesù Redentore / il Popolo Lucchese / che memore dei benefici passati / fidente per l'avvenire / ai principi del secolo XX / ti consacrò questo monumento.
Meta di gite e pellegrinaggi, in seguito a partire da Gignano, furono costruite in ferro ed in pietra le stazioni della Via Crucis.
Alla fine di luglio 1944, "quando parve ai Tedeschi che la Croce costituisse un punto di riferimento, un ostacolo, nulla valse: rimostranze e preghiere tornarono vane. Un pennacchio, una colonna di fumo, un rombo tremendo si udì echeggiare tra i sochi e le forre, come un angoscioso ululato. La Croce, sollevandosi e contorgendosi, ricadde su se stessa e si afflosciò in un immenso cumulo di rovine, su cui la notte distese poi le gramaglie. La monumentale Croce di Brancoli, eretta in omaggio al Cristo Redentore, non era più!" nei suoi pressi vennero costruiti una trincea ed un osservatorio bellico.
Croce di BrancoliFinita la guerra già si pensava alla ricostruzione della Croce proprio nello stesso punto in cui si trovava l'altra minata dai Tedeschi. I lavori iniziarono il 29 aprile 1958 e finirono il 29 agosto dello stesso anno. Questa volta la Croce ebbe una struttura in cemento armato ed una altezza di 18,40 metri. Questu'ultima Croce è rivolta da nord a sud, mentre la precedente era da est ad ovest proprio come sono orientate le chiese.
Riutilizzando anche le pietre della vecchia Croce e la mensa dell'altare della chiesa distrutta di S. Bartolomeo in Cotrozzo, alcuni abitanti della Pieve costruiranno all'interno del basamento vuoto un altare massiccio.
 
Saltocchio - chiesa parrocchialeSaltocchio rappresenta una eccezione tra tanti paesi che riportano nomi di Santi o il cui nome è chiaramente una derivazione latina. Un nome buffo, insolito.
Tra gli appunti di Don Mancini poi successivamente ripresi da Roberto Guastucci in "Saltocchio il nostro paese" troviamo che a Saltocchio prima della chiesa c'era una torre, destinata a segnalare per mezzo di rintocchi di campana, fuochi e sventolii di bandiere, improvvise piene del Serchio o pericolose incursioni di nemici. Torre come occhio vigile per gli abitanti di tutto il territorio. Ma le origini del nome sembrerebbero più accreditarsi con un termine latino "saltuculus", cioè boschetto, da "saltus" che vuol dire bosco il suo diminutivo "saltuculus". In età romana infatti il Serchio in questi luoghi era ampio e ramificato e quà e là sorgevano isolotti con folta e rigliosa vegetazione. Ma pichè la stessa parola "saltus" vuol dire anche cascata, molti interpretano "saltuculus" nella sua forma diminutiva come cascatella. Anche questa interpretazione potrebbe essere avvalorata da una conformazione del fiume che in questa zona era a scorrimento rapido e torrentizio.
Le ricerche di Don Mancini evidenziano come il nome di questo paese si trovi già codificato come "Saltocchio" nel 972 d.c. ma caso strano fino al 1400 questo nome verrà cambiato per ben cinque volte: Saltuclo, Saltucolo, Saltuchio, Saltonchio, Saltoche ed infine dopo 5 secoli Saltocchio.
Per la prima volta la storia si occupa di Saltuclo nel 758. Questo nome si trova per indicare l'esistenza della chiesa o nella stipula di contratti.
Erano questi gli anni dell'ultimo re Longobardo Desiderio, che tra i longobardi in Toscana aveva molto seguito, dell'amicizia tra il Papato (Papa Stefano II e poi Papa Paolo I) e il re dei Franchi Pipino il Breve, padre di Carlo Magno. Ma erano anche gli anni in cui il Papato mirava al consolidamento del potere temporale, sempre in bilico e sotto le mire anche dell'Imperio di oriente dei Bizantini.
Tornando a noi nel 984 la chiesa di S. Pancrazio viene elevata a rango di Pieve e Saltocchio viene incluso come semplice Rettoria. Ai Saltocchini, che fino ad allora si erano adattati a dipendere prima da Sesto e poi da Marlia questa cosa non andava proprio.
Ma ecco che finalmente nel 1005 il Vescovo nomina il primo Rettore a Saltocchio certo Ursus. Da lui praticamente inizia la serie dei Rettori che attraverso i secoli arriva fino ai giorni nostri. Nel 2005 erano 1000 anni . Che date !!!
E pensare che oggi se cerchiamo Saltocchio su Google maps, uno dei sistemi per cercare le indicazioni stradali più utilizzato, compaiono 4 indicazioni di cui una addirittura nel Comune di Capannori. Per porre un piccolo rimedio a queste incertezze, diciamo che di Saltocchio ne esiste solo uno ed è nel Comune di Lucca a nord della città vicino alla  sinistra orografica del Serchio come evidenziato nelle mappe interne al nostro sito.
 
Il 25 maggio 1905 nasce l'Unione Sportiva Libertas, che nel 1907 cambiò denominazione per la fusione con Lucca Football Club e che nel 1918 divenne Unione sportiva Lucchese 1918.
Il Lucca Football Club partecipo al campionato toscano di prima divisione. Le prime partite vennero giocate a piazzale Verdi con incassi che si aggiravano sulle cento lire. La vittoria era festeggiata con panini al prosciutto e un fiasco di vino. Successivamente le partite si disputarono al "campaccio", fuori Porta Giannotti, recintato da tavole e con tribune in legno. Dopo la parentesi della guerra (1915-1918) nacque nel 1918 alla "Fanciulla del West" in via Nuova, l'Unione Sportiva Lucchese 1918. Dopo questi anni pionieristici, la Lucchese iniziò un cammino spedito.
Nel 1924 nuova fusione con la Ginnastica Libertas e nasce quindi l'Unione Sportiva Lucchese Libertas
La Lucchese nella stagione 1929-1930 vince il campionato di serie C, la squadra però non riesce l'anno successivo a mantenere il suo posto in serie B e quindi ritorna a militare nel girone F di 1° divisione. Nel 1933 inizia la marcia della riscossa !
Vince il girone surclassando Pisa e Livorno.
Nell'ottobre del 1934 la Lucca calcistica lascia il vecchio Campo di Marte e inaugura il nuovo Stadio di Porta Elisa. {xtypo_quote_right} A distanza di 75 anni (1934-2009) i lucchesi si trovano di fronte alla scelta per nuovi importanti investimenti su strutture, sportive e non, dedicate principalmente alla Lucchese{/xtypo_quote_right}
Una curiosità, il Capitolato di appalto stipulato dal Comune di Lucca in data 25 settembre 1933, parla che verrà corrisposta alla ditta la somma di Lire 2.237.000 da pagarsi in 15 annualità posticipate, uguali e comprensive dell'interesse scalare del 6%, e cioè in rate annue di Lire 239.594,35 con decorrenza dall'anno 1934. I pagamenti rateali furono sospesi nel 1940 per lo scoppio della guerra e per un po' di anni non furono più pagati, tanto che le ultime rate furono versate quando 240.000 Lire erano appena sufficienti per comprare una bicicletta (anni 70/80).
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