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Mathausen_227 gennaio, Giorno della Memoria, la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo), del fascismo e dell'Olocausto. In onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.
Nelle righe che seguono troverete il racconto dei protagonisti, da noi recuperato attraverso scritti, di due dei molti episodi che in quegli anni hanno interessato anche Lucca.
Il 23 giugno 1944, gli Oblati vennero informati che una colonna di circa 400 uomini, deportati da Livorno e sorvegliati dalle SS tedesche, stavano avvicinandosi a piedi a Lucca lungo la Via Aurelia. Affamati, invocavano aiuto dalla popolazione ca cui veniva impedito di avvicinarsi o dar loro il ben che minimo confrorto, nemmeno un bicchiere d'acqua.  Furono fatti entrare nella "Pia Casa di Beneficienza", già requisita dai Tedeschi, e sistemati nei cameroni dell'ampio edificio. A quel primo gruppo di Rastrellati ne seguirono altri, da Livorno, Pisa e poi anche dalla provinia di Lucca (Versilia e piana lucchese). La presenza in quel campo di concentramento era dura, un vero e proprio oltraggio alla dignità umana.
Razziando uomini e giovani, venivano catturati e deportati anche i Sacerdoti. Poi li consegnavano in custodia all'Arcivescovo dicendo che in parrocchia non erano sicuri ed avrebbero sofferto all'arrivo degli Alleati.
L'unico Sacerdote che non consegnarono all'Arcivescovo fu don Aldo Mei. Processato e condannato a morte mediante fucilazione nella Pia Casa, la condanna venne eseguita la sera del 4 agosto 1944 fuori Porta Elisa.
Le presenze complessive di uomini e giovani che passarono dalla Pia Casa, alcuni vi rimasero più giorni altri poche ore, furono oltre 70.000 e grande fu l'opera di assistenza ai rastrellati degli Oblati, con la collaborazione dei Sacerdoti liberati dalla deportazione. Gli Oblati  poi ottennero da Utimperghe (comandante miliatare e prefetto della RSI in Lucca) di poter allestire un Campo Profughi nell'ex Reale Collegio di San Frediano.
Il 21 agosto 1944, la porta Santa Maria era vigilata dalle SS, un silenzio enorme gravava sulla città, le strade erano deserte, Lucca sembrava una città morta. Dall'angolo tra Via S. Croce e Via S. Nicolao spunta una lunga colonna di uomini, vecchi e giovani. I tedeschi e i fascisti li scortavano e poi li rinchiusero nella Pia Casa. "Vidi tante persone che conoscevo, amici, con i loro fratelli e i loro padri." " Quegli uomini erano vestiti senza cura ed avevano spesso un pacchetto, piccolo e malfatto, in mano. Non solo non parlavano, ma sembravano automi senza vita. ... Alcune donne con i bambini in braccio camminavano vicino; nemmeno le donne piangevano ... in viso un terrore attonito e uno sgardo spento."
 

Mathausen_2Ogni giorno siamo bombardati da migliaia di dichiarazioni e non ci possiamo stupire più di niente. Ormai sentiamo tutto ed il suo contrario.  Mio nonno diceva: "più grossa è la bugia e più facile è che diventi realtà." Certe cose però non possono e non devono passare inosservate, nè tantomeno la nostra intelligenza ci può permettere di ignorare dichiarazioni, che nel 2009, negano l'innegabile e quindi ci costringono, a riaprire ferite inguaribili e a dare la nostra testimonianza.
Quello che successe nella seconda guerra mondiale, ed in particolare lo sterminio di massa che venne messo in atto all'interno dei campi di concentramento è una realtà storica, oscena, triste, impressionante, scomoda, crudele, infame, ed altri aggettivi negativi per la nostra esistenza si possono aggiungere, ma vera. Non rivolto esclusivamente agli Ebrei ma a milioni di persone. Sembra una cosa assurda ma è successa. 
Il mio personale disappunto su queste posizioni è palese e senza fraintendimenti. La cattiveria è propria dell'uomo che può comcepire atrocità di questo genere, e a contributo e testimonianza che si deve tramandare ritorno con la memeoria ad un viaggio fatto in Austria molti anni fà.
Una delle tappe fu proprio Mauthausen. Ricordo una collina e la strada che si snodava fino alla sommità dove si trovava una specie di castello, mura di cinta e torri. 
Il tempo non era dei migliori. Etrammo per vedere, ma i nostri occhi avrebbero voluto non vedere, il nostro cuore non sentire, il cervello non pensare. 
Appena entrati un piazzale immenso, le baracche, le stanze del gas, i forni con i lettini di ingresso, ed ancora stanze di esperimenti e torture, video e foto che testimoniavano i fatti. 
Durante questi minuti, tanta voglia di uscire da questo luogo. Un video trasmesso faceva vedere cadaveri ammassati da una ruspa che formavano una montagna. Erano uomini e donne, nudi, ridotti all'osso, morti. Esperimenti di gambe troncate e poi riattacate al contrario. 
Ricordo il silenzio che regnava dopo l'uscita, penso sia durato un bel po'. A nessuno veniva voglia di fiatare. 
Mauthausen venne utilizzato come campo di sterminio di terzo grado, il peggiore ed i metodi utilizzati erano agghiaccianti: lavoro forzato nelle cave di pietra, le camere a gas, le camere a gas mobili (camion con il tubo di scappamento rivolto all'interno), docce gelate, fucilazioni di massa, esperimenti medici, dissanguamento, iniezioni di benzina nel cuore, impiccagioni, inedia (morte per fame). Dal 1940 al 1944 transitarono in questo campo di concentramento socialisti, omosessuali e rom tedeschi; artisti, scienziati, insegnanti e professori universitari polacchi, repubblicani spagnoli, prigionieri di guerra sovietici, ebrei ungheresi e olandesi. Spesso gli internati trovavano il coraggio di attaccarsi ai reticolati elettrificati intorno al campo, tanto era impossibile resistere psicologicamente a quello stato di annientamenti fisico e morale, spesso aggravato dai metodi sadici delle guardie. La vita non aveva nessun valore.
Dire che tutto questo non è esistito è folle come la follia guidò questi atroci fatti. E ricordarlo è un dovere per noi e le generazioni a venire . Monito per tutti afinchè certe cose non debbano più accadere.

 
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