Serchio Lucca tra alluvioni, frane, argini e dighe alla ricerca delle cause

Sono passati ormai diversi giorni da quella mattina del 25 dicembre 2009. E noi siamo rimasti in ascolto. Di cose ne abbiamo sentite. I cambiamenti climatici, l'evento eccezionale, enti più o meno competenti e quindi più o meno responsabili, la troppa urbanizzazione. Tutti ragionamenti legittimi ma a nostro parere di circostanza che vogliono eludere, sviare, e comunque parzialmente indicare le molte possibili cause che hanno portato nel 2009 alla rottura degli argini del Serchio e le conseguenti inondazioni.
Oggi ne vogliamo mettere a fuoco alcune: i fattori di allerta, il bacino del Serchio con tutti i suoi affluenti, i rilevamenti idrometrici, le dighe e gli argini.
I fattori di allerta c'erano tutti: scioglimento della neve a tutte le quote; forti piogge sulla neve,  si passa da qualche decina di millimetri nella piana di Lucca a valori decisamente importanti nella parte alta del bacino del Serchio; frane in Garfagnana dove è noto che oltre certe soglie si attivano spesso crolli di detrito, scivolamenti superficiali di terreno, colate di fango, che possono arrivare ad interessare i corsi d'acqua, con ulteriori pericoli per sbarramento e per arricchimento della portata solida che poi scorre verso valle creando barriere contro le arcate dei ponti; mare agitato e vento fortissimo alla foce che facevano da tappo.
Il Serchio in soli 111 km scende da montagne tra le più piovose d'Italia (con località in cui mediamente ogni anno cadono oltre 2000 mm di pioggia) verso il mar Tirreno. Questa situazione, sommandosi alle caratteristiche geomorfologiche del territorio fa sì che il bacino del Serchio sia «una tra le aree a maggiore pericolosità idrogeologica della Toscana e d'Italia».
Ci balza agli occhi il rilevamento idrometrico a Monte San Quirico della notte tra il 24 e 25 dicembre. Nell'immagine di sotto noteremo due linee: gialla per il livello di allerta e rossa per il livello di allarme. Ebbene il livello di allerta è stato superato intorno alle 21.00 posizionato, secondo i dati indicati sulla sinistra del grafico, ad un valore di circa 1,5.
Fino a quel momento eravamo sotto ma con un livello di 1,4 circa. Dalle 21.00 circa alle 24.00, il livello sale di 0,5 in 3 ore, portandosi a 2,00.
Improvvisamente in 30 minuti o poco più il livello si alza di 1,00 portandosi a 3,00 quindi questa ondata di piena risulta improvvisa e repentina quasi fosse dovuta ad uno svuotamento (veloce apertura di paratie delle dighe) praticamente in mezzora il Serchio a Monte San Quirico si ingrossa del 30% e questo livello, come possiamo vedere dal grafico, è stato tenuto per circa 5 ore, ma siamo ben lontani dal superare il livello di allarme indicato nel grafico e posizionato ad un valore di 5,0
091225-idrometro_montesanquirico
In merito alle dighe, un nostro lettore ci da maggiori ragguagli tecnici. "Personalmente essendo stato, come dipendente Enel, facente funzione Capo Centrale ... , mi resta incomprensibile tale evento, in quanto normalmente i responsabili dei bacini dovrebbero conoscere molto bene i propri bacini imbriferi e prevedere in tempo azioni tali da scongiurare tale esondazioni. ... Ora, immaginate se al posto di una paratoia manovrata con cognizione di causa vi fosse una paratoia automatica, che apre sotto l'influsso di una derivata di invaso, il gioco è fatto, queste si aprono ad un'apertura che smaltisce l'intera portata che arriva, più una quota parte dell'invaso accumulato, alla velocità dell'aumento rilevato dal sistema, a questo aggiungete tutti i torrenti afflenti e ecco che si rompono gli argini e quindi l'esondazione."
In merito agli argini registriamo che nel 1982 (27 anni fa), ressero ad una portata del Serchio di 2 milioni e 200 mila litri al secondo (registrata a Borgo a Mozzano) mentre la piena di Natale 2009 è arrivata a 1 milione e mezzo di litri al secondo (sempre registrata a Borgo a Mozzano). Portate che variano tra 1 milione e mezzo e i 2 milioni di litri al secondo sono frequenti nel Serchio e non sono certo eventi da annoverare come straordinari.
Sull'argomento, leggiamo proprio in questi giorni che, la stima attuale della portata massima indica 900 mila litri al secondo, oltre tale soglia si potrebbero avere altre rotture di argini. Ma allora in 27 anni cosa è successo ai nostri argini ? Forse la troppa cura gli ha fatto male ?
Ci sono alcuni dati poco conosciuti, il primo è relativo al numero di impianti idroelettrici presenti sul nostro bacino del Serchio. In Toscana ne abbiamo 27 di cui 17 sul Serchio (oltre il 62%) che fanno capo a 15 captazioni principali (12 dighe e 3 traverse). In Toscana si producono ogni anno mediamente 486 GWh di cui 400 GWh sul Serchio, oltre l'82% della produzione annua Toscana. Ma tutte queste dighe non dovrebbero contribuire a calmierare le ondate di piena invece, forse, di procurarle ? e da questa produzione che vantaggi ne hanno le popolazioni residenti, o forse devono subirne solo la rischiosità ?
Facciamo una ulteriore analisi e vediamo che nel nostro bacino del Serchio ci sono come detto 13 dighe ENEL con impianti che sono stati costruiti tra il 1901 e il 2005 (età media 67 anni), 49 centraline idroelettriche attive e ben 52 in progetto. Le opere idrauliche dichiarate da ENEL sono pari a 128 km (il Serchio è lungo 111 km) divise in 82 km di canali a pelo libero, 41 km di gallerie e canali a pressione e 5 km di condotte forzate. Un vero e proprio arsenale di sfruttamento della risorsa idrica. Tutti dati che ci portano a riflettere.
Diverso è invece riuscire a capire quanta manutenzione ha avuto il Serchio e come è cambiato lo stato di salute degli argini negli ultimi 30 anni. Attualmente sono pochi i dati in nostro possesso ma speriamo che gli enti competenti forniscano a tutti gli interventi fatti e le programmazioni sia passate che future.

Lucca, Serchio

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