Provincie: ma quanto ci costano?

lucca-palazzoducaleA Lucca il prossimo maggio andremo al voto per rieleggere il presidente e il consiglio provinciale. E' l'occasione per riflettere su alcuni aspetti che possono incidere sulle tasche degli Italiani e cioè i costi delle Provincie italiane in genere.

Ma quanto costano agli italiani le provincie? Secondo il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, la loro abolizione porterebbe ad un risparmio dai 100 ai 200 milioni di euro circa.

Secondo i dati UPI (Unione Provincie Italiane) i soli costi della politica delle Provincie nel 2004 erano di 115 miolioni di euro e dal 1992 ad oggi sono nate 15 nuove provincie tra cui Prato nata nel 1992 formata da 7 comuni soltanto e Barletta-Trani-Adria nata nel 2009 con 10 comuni. Insomma si stima che i costi 2010 della politica nelle Provincie corrispondano a circa 135 milioni di euro. Andando nel dettaglio ogni figura politica ha un costo che in media arriva intorno ai 27.000 euro ad anno per ogni politico, con un range che va mediamente da 60.000 per un Presidente a 20.000 euro per un Consigliere.

Un taglio secco del livello provinciale porterebbe quindi ad un risparmio corrispondente a quanto indicato dal ministro. Ricordo che togliere il livello politico non significa eliminare le funzioni che le Provincie oggi svolgono. Ma non è possibile fare di più ?

L'altro dato da evidenziare, come riportato in un documento IBL (Istituto Bruno Leone) è l'incremento totale delle spese delle Provicie italiane che corrisponde al 65 %

Dai bilanci delle Provincie italiane emerge inoltre che si spendono per amministrazione e controllo circa 4 miliardi di euro di cui il 50 % sono relativi a personale, spese che probabilmente sarebbero in buona parte eliminabili se le funzioni fossero esercitate da altri livelli di Governo.

Insomma una riforma strutturale di questo livello di Governo secondo noi proterebbe a cifre ben più alte di quelle dichiarate dal ministro, cifre intorno ai 2 miliardi di euro, ma a livello politico alcuni partiti come il PDL l'avevano messo nel programma elettorale del 2008, altri come la Lega Nord sempre contrari alla riforma del livello provinciale.

Questo, come altri, è un meccanismo perverso che può trovare le sue radici nelle resistenze delle lobby locali, che molto spesso vogliono un livello più vicino al territorio per cercare di avere maggiore influenza sulle scelte.

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