Italiani nel disprezzo degli altri

Ci sono periodi in cui ne parliamo, altri un po' meno, ma non dimentichiamoci che c'è sempre una costante connotazione nei nostri confronti in quanto Italiani. Tutti si prendono la briga e  la presunzione  di dare giudizi che spesso sono uniti al disprezzo non per una cosa banale come sembrerebbe, ma perchè siamo Italiani. Ultimamente un giornale americano dice che abbiamo pagato riscatti ai terroristi. Ma, cari lettori, non è la prima nè sarà l'ultima volta che ci troviamo ad essere additati, disprezzati, catalogati, indagati e giudicati. Fosse anche vero, sarebbe la sola Italia ad aver fatto questo ?  Io sinceramente sono stufo di essere continuamente disprezzato perchè Italiano. Quando mafiosi, poi solo stalloni, poi cialtroni, poi e poi e poi , ogni stagione è buona per descrivere lati negativi di un popolo prima che di una nazione. Al tempo stesso non mi sento di additare solo alla stampa questo sberleffo e gli altri passati e futuri. Anche la stampa ci mette del suo, ma chi non contribuisce ? In primo luogo direi noi Italiani.
Scopriamo l'acqua calda se diciamo che siamo i primi a sputarci addosso. Malati come siamo di esterofilia, le generazioni che guidano e hanno guidato, in tutti i settori, economia, politica, informazione, scuola, istituzioni, privato e pubblico, il paese da 50 anni, non hanno fatto altro che guardare agli altri senza migliorare quello che potevano. Abbiamo passato decenni a guardare gli altri e  dire che mezzo mondo faceva, od era, meglio di noi. Nel frattempo abbiamo perso intelligenze, opportunità, economia, creando sistemi e organizzazioni contorte e sterilizzanti, nelle istituzioni e nel privato. Ci fu un signore, dalla barba caratteristica e dalla mente fervida che nel 1861 dichiarò: "l'Italia è fatta ora bisogna fare gli Italiani." (Camillo Benson Cote di Cavour)
Ma la storia ci ha remato contro. Quasi novecento anni  di dominazioni straniere prima di tale data non hanno sicuramente contribuito a fortificare la nostra tradizione nazionale. Poi due guerre mondiali di cui l'ultima chiusa dopo una vera e propria guerra civile, con un paese distrutto, una popolazione decimata umiliata nel fisico e nell'anima. Lo sradicamento del 68 e della guerra fredda infine hanno costituito l'ossatura di una nazione e prima ancora di un popolo, fragile nella consapevolezza di se stesso. Ancora oggi siamo malati di queste malattie, non le abbiamo mai curate, ma anzi abbiamo sommato disastri culturali e ideologici su un terreno ormai in demolizione.
Agiamo in un contesto dove noi lavoriamo per l'Europa e i grandi dell'Europa (Francia, Germania, Inghiterra) lavorano per loro stessi. Barricate vere e proprie contro l'economia Italiana, alzate nel nome del migliore nazionalismo inizio novecento. Quando agli Americani fa comodo siamo unici eroi di un vecchio continente scettico, quando ai Russi gli interessa siamo i vecchi amici da controllare con le loro leve del potere. Siamo razzisti se chiediamo il controllo dell'immigrazione clandestina all'Europa, e sottolineo clandestina, non dell'immigrazione regolare. Ma gli altri cosa fanno ? Noi non dobbiamo essere protezionisti e gli altri si, non dobbiamo essere rigidi e gli altri si, la lista dei non nei nostri confronti si allunga ogni volta che gli altri stati si, si permettono tutto, dai contributi, a fare i loro interessi a tutti i livelli, anche negli impegni internazionali.
I primi ad avere obblighi siamo sempre noi, sul debito altri fanno ciò che vogliono, sulla moneta unica pure, sull'impegno contro il terrorismo idem, sul commercio di armi, sull'immigrazione, sulla sicurezza e la lista si allunga a livelli insopportabili.
La causa di questo non è così semplice da identificare, ma un grosso contributo siamo noi stessi a darlo, con la nostra cultura "moderna" delle divisioni su tutto, frutto questo si, della guerra fredda, del relativismo etico, della esterofilia, della ricerca spasmodica di una leggittimazione estera che non ci sarà mai nei nostri confronti, senza che prima si passi alla vera consapevolezza di essere popolo e nazione, Italiani e Italia, oltre la nazionale sportiva. Facendo perno sul buono che abbiamo e migliorando quello che di sbagliato conosciamo di noi, senza volerci forzatamente assegnare padrini o madrine che continueranno in questo giochetto a fare il proprio di interesse, lasciandoci nella condizione di non morire ma nemmeno di veramente essere quello che potremo. 

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