L'Italia non è un paese per giovani

Nel marzo 2009 comparve sul Corriere della Sera un articolo interessante che portava il titolo di questo post.
Ne traggo solo alcuni spunti per arricchire con pochi dati numerici quello che può comportare una simile realtà ponendomi degli interrogativi provocatori: una democrazia incompleta? uno stato dimezzato? una classe politica dirigente che dal dopoguerra ad ora sembra clonata senza evoluzione? una economia che cammina a gamba zoppa perchè la società italiana non ha ancora maturato quali sono i ruoli e i compiti dell'impresa? la stessa società che è destinata ad essere fagocitata perchè ha scelto con la sua rassegnazione di essere relegata sotto dominazioni intellettuali,  ideologiche, culturali ed infine economiche proprie di altri paesi? la mancanza assoluta di iniziativa, fiducia, prospettiva, propria degli animi freschi nelle idee e nell'età?
Si narra che buona cosa poteva accadere quando, nel capire i tempi della natura e prima della fine del ciclo della vita, i protagonisti di un periodo, passavano alle generazioni future lo scettro del potere, e acquisivano quello status di saggio che contribuiva alla crescita equilibrata della società. C'era un rischio inevitabile: quelle generazioni future diventavano il presente, una realtà, non una futuribile eventualità che non si verificherà mai.
Infatti tra noi nella mentalità degli immortali uomini del relativismo, la vecchiaia non rappresenta più quel prezioso bagaglio di esperienza ma bensì la rinascita, stile chirurgia plastica ad una seconda giovinezza, che non sarà mai,  per gli stessi protagonisti del passato. Che successo della scienza!!! Che danno irreparabile!!! Che tristezza !!!
Generazioni di irresponsabili, di insuccessi, di idee perse, di energia sprecata, a quali si applicano questi casi, alle generazioni che a qualsiasi costo continuano a restare abbarbicati alla loro poltrona, o a quelle che vengono saltate nell'evoluzione sociale e relegate al trono del bamboccione?  
Nel Regno Unito un 44 enne chiamato Tony si trasferisce al numero 10 di Downing Street come primo ministro della Gran Bretagna. A 48 anni negli Stati Uniti un tale Barack Obama entra alla Casa Bianca.
In Italia solo il 3% dei figli di operai riesce a salire la scala sociale. Nel 2007 tra i dirigenti e i quadri di azienda solo rispettivamente il 6,9% e il 12,3% avevano meno di 35 anni. Se poi, passando alle professioni, uno volesse intraprendere questa attività, invece che scegliere il corso di laurea, penso farebbe bene a scegliersi i genitori con uno studio ben avviato.
In politica le cose vanno peggio, i parlamentari sotto i 35 anni sono di poco superiori al 5% e le prospettive sono più fosche se ad invecchiare è anche quello che dovrebbe essere il vivaio della politica, infatti nei consigli comunali gli eletti con meno di 35 anni nel 1997 erano il 28 per cento nel 1997 e sono diventati il 19,2 per cento nel 2007.
Questi dati, danno una brutale visione, non certo corrispondente al vero, che ci sono generazioni che hanno diritti acquisiti ed altre che non hanno diritti perchè sono nate dopo, sfigate anche in questo. Ma chi ha causato debiti a dismisura, scelte irrespnsabili e scellerate ? mica quelli dei diritti acquisiti spero ?! e chi oggi e per sette generazioni deve essere responsabile di questa realtà ? mica le generazioni future spero ?!
Ma in Italia possiamo parlare solo di una casta? o siamo attualmente la società delle caste. Allora tutto questo può rendere concreta la realtà legata all'immobilismo diffuso in italia: sociale, economico, culturale, politico. Risponde in parte anche a una serie di scelte operate a tutti i livelli in cui ravvisiamo poca lungimiranza. In effetti fare un programma che si realizza compiutamente dopo 20 anni per un 60 enne diventa un azzardo pratico legato alla opportunità dello stesso di fruirne i benefici. Logico che si opti per una più immediata godibilità dei frutti senza porsi il problema di andare troppo lontani nel tempo. Ma questo atteggiamento può essere solo frutto di conflitti generazionali innescati non dalle nuove ma dalle vecchie generazioni ? Sicuramente no. Certamente che no. Certamente anche una cultura dell'estetica e del facile sopravanza in modo cospicuo la tradizionale ecletticità e brillantezza culturale propria di un popolo. Sicuramente l'ostentazione della propria posizione rappresenta il continuo atto unico da decenni.
In ultima analisi forse il nostro sistema Italia fa acqua. Diventa impossibile fruire del contributo di intere generazioni per una impostazione strutturale del nostro Paese che non vuole dare la possibilità al rinnovo, non vuole dare opportunità al cambiamento, alla evoluzione. Non vuole o non può? il risultato non cambia: siamo ancora inchiodati a tempi evolutivi della preistoria come se le lancette non scorressero per tutti ma solo per alcuni. Poi ci attardiamo a dire che siamo 20 anni indietro alla Germania ripartita da 0 come noi dopo il 1945, o 30 anni indietro agli USA ... ma loro non fanno testo!!! eppure, come si dice, i cervelli italiani sono i migliori!!! ora più nemmeno quelli . La natura ci ha dotato di fortuna ma intelligenti si nasce anche altrove. In India per esempio. Quando ci renderemo conto che le ipocrisie con noi stessi fanno il bene di pochi e il male dell'Italia ma prima di tutto per noi e per i nostri figli, saremo di nuovo colonia a tutti gli effetti, speriamo di un popolo civile. Ma io non ci sto a questa rassegnazione!!!
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