Italia e il debito pubblico

debito pubblico grafico A distanza di mesi vogliamo parlare di un argomento che i media quotidianamente ci pongono all'attenzione.

Oltre un anno fa cominciammo a sensibilizzare i nostri visitatori inserendo nel nostro sito il contatore del debito pubblico gestito e aggiornato dall'Istituto Bruno Leoni, quella fu una scelta che ancora oggi più di ogni altro ragionamento ci da la concretezza di quello che è la consistenza del nostro debito come Italiani.

Ma come siamo arrivati a queste cifre da capogiro ? per capire quando, durante i nostri 150 di Italia unita, abbiamo accumulato questo debito, ci aiuta una tabella, i cui dati sono stati elaborati dalla Banca d'Italia, che di seguito riportiamo, aggiornatai. Nella tabella originaria viene riportato il debito anno per anno dal 1861 al 2010, noi l'abbiamo sintetizzata riportando solo il saldo del debito pubblico Italiano alla fine di ogni decennio aggiungendo per differenza il relativo incremento di debito registrato nei dieci anni, e aggiugnendo il dato del 2011 definitivo e del 2012 in corso. I numeri sono tutti stati riportati in Euro dalla Banca d'Italia e sono espressi in milioni di euro. 

anno Importi debito Importi PIL %
dal al incremento Debito incremento PIL DEB/PIL
1861 1,7 1,7 3,7 3,71 45,82%
1861 1871 3,2 4,9 1,9 5,61 87,34%
1871 1881 1,2 6,1 0,3 5,87 103,92%
1881 1891 1,1 7,2 1,3 7,19 100,14%
1891 1901 0,7 7,9 0,9 8,10 97,53%
1901 1911 0,9 8,8 3,8 11,90 73,95%
1911 1921 82,6 91,4 47,8 59,68 153,15%
1921 1931 -19,5 71,9 39,6 99,29 72,41%
1931 1941 65,3 137,2 119,4 218,69 62,74%
1941 1951 1.727,2 1.864,4 4.366,6 4.585,32 40,66%
1951 1961 2.418,6 4.283,0 7.496,0 12.081,29 35,45%
1961 1971 11.862,9 16.145,9 26.405,2 38.486,46 41,95%
1971 1981 126.281,2 142.427,1 205.146,0 243.632,43 58,46%
1981 1991 612.583,8 755.010,9 522.173,7 765.806,10 98,59%
1991 2001 603.322,4 1.358.333,3 482.842,0 1.248.648,10 108,78%
2001 2011 539.541,7 1.897.875,0 331.597,5 1.580.245,63 120,10%
2011 2012 50.709,0 1.948.584,0 3.969,0 1.584.214,63 123,00%

Dalla tabella di cui sopra possiamo notare il picco di incremento del debito nel decennio 1981-1991 pari a 612.583,8 che aumenta di oltre 4 volte il debito esistente. Al tempo stesso il PIL aumenta ma in misura nettamente inferiore tanto da portare il rapporto debito PIL al 98.59%Se poi guardiamo i dati di PIL (prodotto interno lordo), ed il rapporto debito PIL, balza agli occhi che il decennio 1971-1981 si chiude con un rapporto del 58,46% mentre balza al 98,59% alla chiusura del decennio successivo per poi entrare continuativamente sopra 100 dal 1992 fino ai giorni nostri. Va detto, l'Italia è stata ed è un paese con un debito pubblico elevato. Dove chi ha governato ha indebitato il proprio paese oltre la capacità economica di crescita del Paese stesso, quasi ci fosse una regola non scritta per cui diventavano insopprimili i costi e obbligatori i debiti nella speranza che qualcuno in futuro li paghi. 

Da quel decennio in poi, come possiamo vedere, gli incrementi hanno sempre avuto una consistenza simile anche se in leggero calo. Fatto sta che su 1.948.584 milioni di euro di debito 1.806.157 sono stati accumulati degli ultimi 30 anni, il 92.69% del debito totale.

Nei decenni che seguono il 1991, l'incremento del debito pubblico è diminuito ma pur sempre si parla di incremento e le cifre sono del tutto simili alle consistenze del decennio 1981-1991. Passiamo da un incremento annuo medio di oltre 61.000 milioni di euro agli oltre 60.000 milioni di euro medi nel periodo 1991-2001 e circa 54.000 milioni di euro nel decennio 2001-2011.

Sembra quasi che l'impostazione e l'organizzazone che è stata creata per lo stato italiano nel decennio 1981-1991 sia una struttura che si ripete nei decenni, tale da generare sempre un costante aumento del debito pubblico, salvo "piccoli aggiustamenti" e quasi con le medesime cifre. Forse la dimostrazione di uno stato sovradimenzionato rispetto al paese che rappresenta ? Una struttura, che magari ha contribuito, nel breve periodo, a realizzare traguardi sociali, ma a quale costo, al costo di avere uno stato che non sta in piedi  senza il ricorso all'indebitamento  !?!? traslando gli obblighi a generazioni future ed incassando i benefici ? Gli interrogativi e le valutazioni sono molteplici. Tutte da comprendere e rispettare, ma poche di queste possono essere considerate valide visti i risultati della situazione strutturale attuale. Sicuramente dobbiamo trovare il coraggio di voltare pagina nella conduzione delle strategie di impostazione dello stato. Un'era deve definirsi chiusa e deve essere aperta un'altra fase. Altrimenti o siamo noi a scegliere nel nostro interesse o saranno altri a scegliere per noi nel loro interesse. 

A questo punto vogliamo inserire una notazione particolre, forse inusuale, non economica ma storica e sociale, che comunque ci ha fatto riflettere.

Nel rapporto della Banca d'Italia vengono messi in evidenza alcuni eventi storici importanti quali la prima guerra mondiale, la crisi del 1929 e la seconda guerra mondiale a cui hanno seguito periodi di grosso accumulo del debito pubblico.

Analogamente abbiamo cercato avvenimenti storici antecedenti al decennio 1981-1991 che possano averne condizionato l'andamento, abbiamo trovato gli anni di piombo. Negli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, infatti, l'Italia ha vissuto periodi cruenti di scontri sociali e politici. Le cronache parlavano di violenze di piazza, lotta armata e terrorismo. Sono gli anni delle stragi, da Piazza Fontana (1969) alla stazione di Bologna (1980) con nel mezzo Gioia Tauro (1970), Gorizia (1972), Milano (1973), Brescia (1974) Italicus (1974), passando per il sequesro Moro (1978) e la strage di via Fani, ad opera delle Brigate Rosse, ma anche il sequestro del generale Statunitenze Dozer (1981). Anni che si sovrappongono e proseguono oltre il periodo della contestazione del Sessantotto che interessò l'Italia e l'Europa, ma erano altresì anche anni in cui l'economia italiana era cresciuta rapidamente ed il miglioramento del tenore di vita era percettibile, ed anche gli anni della prima crisi petrolifera che portò alla famosa austerity.

Forse qualcosa cambiò. Magari certe scelte divennero obbligatorie anche se non potevamo permettercele. Sicuramente in quegli anni si aggiunsero cicatrici a quelle già esistenti nel nostro Paese. Ci sono ancora pagine da chiarire su quello che accadde e non è questo il luogo nè noi le persone adatte, tantomeno il nostro intento aprire un fronte su questa materia, ma è possibile che vivere quella stagione abbia influito sulle scelte avvenute in seguito anche per la struttura e l'organizzazione dello stato? anche per il nostro debito?

Comunque sia, leggendo i dati di indebitamento, la nostra struttura di stato Italia non regge più. Si impongono scelte coraggiose di riforma, che attualmente nemmeno il governo tecnico Monti sembra poter realizzare, questa è una evidenza sempre più reale e concreta. Uno stato che negli anni, o forse è sempre stato così, è passato da stato sociale per i bisognosi a stato sociale per i furbetti. Uno stato da alleggerire, da far dimagrire per poi tornare a essere stato vero nei settori strategigi. Uno stato meno da feudalesimo, capace di rimanere al fianco e guida per i propri cittadini e non ridurli in servi, prima umiliati e poi prosciugati, oltre che del loro presente anche del loro futuro per mantenere a pochi, sempre meno, ma comunque sempre molti, agiatezze non meritate alle spalle di altri.

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