Politica nelle amministrazioni locali

Scritto da Zorro il .

Quest'oggi ci accingiamo a trattare un argomento pieno di insidie, consapevoli della sua delicatezza, ma nella speranza che il lettore ne capisca l'intento smitizzante quant'anche fantasioso che scaturisce del nostro narrare.
Parlare del destino che la parola "politica" ha, a livello di amministrazioni decentrate o locali, pensiamo sia cosa curiosa, anche attraverso l'utilizzo di caratterizzazioni maccheroniche che sicuramente non rappresentano realtà specifiche, ma ispirate da paradossi possibili.
Infatti, volutamente fantasticando tra le righe di un immaginario collettivo, ci rendiamo conto che, i metodi non servono a niente senza che le persone, li rendano eticamente e moralmente sostenibili. In buona sostanza l'uomo con il suo fare e disfare rimane sempre al centro delle sue attività con pregi e difetti insiti nella sua natura.

 

L'interrogativo nasce da situazioni paradossali e inverosimili, ma possibili ? E comunque nel nuovo millennio che sostanza e che destino ha la politica nelle amministrazioni locali ? qual'è il ruolo e la manifestazione di una parola importante, usata o forse abusata ? Ma sopratutto quali sono le caratteristiche che la rappresenta nell'immaginario collettivo ?

 

Alla parola politica riecheggiano i ricordi delle ore passate a studiare sui banchi di scuola. Vengono in mente personaggi famosi come Cicerone al tempo dei Romani, Machiavelli, illustre uomo rinascimentale, fondatore della scienza della politica, passando al Cavour e andando per balzi temporali enormi a De Gasperi per finire ai giorni nostri, e riecheggiano idee, fasi storiche, e realtà importanti. 
Scomodare questi Nomi non è il nostro caso, oggi parliamo del politico locale, sicuramente non meno importante, ma sensa togliere niente a nessuno con ruoli diversi rispetto ai precedenti, però in questa parola accomunati "politica".

 

Ecco perchè la nostra attenzione è dedicata a loro (i politici "locali"). Perchè sono quelli più vicini. Quelli che puoi "forse" incontrare. Quelli che vedi sicuramente quando c'è la campagna elettorale e poi spariscono. Ma allora perchè li rivotiamo ?

 

Si fa sempre un grande parlare che vogliamo le preferenze per scegliere i nostri politici! E poi ? che scelta facciamo! o per meglio dire: abbiamo la possibilità di scelta? Forse tra il meno peggio. Ecco perchè li rivotiamo anche se per 4 anni non si sono più visti !! O forse è corretto pensare che tutti noi ci sentiamo "politici" come ci sentiamo tutti "allenatori".
Ma allora chi è che fa politica ? e qui dobbiamo uscire dal qualunquismo riflettendo e ripensando al comune senso civile che ci anima, al nostro impegno e non a luoghi comuni con i quali scaricare una vera e propria crisi di valori civili, sociali, etic, morali e chi più ne ha più ne metta.
Non possiamo nemmeno trascurare un altro concetto: il politico è legato al territorio ed ai suoi elettori. Ma allora sarà proprio vero il detto che ogni popolo ha i politici che si merita ?

 

Il rispetto e l'apprezzamento, prima va agli elettori, poi sicuramente a tutti quei politici che espletano il loro ruolo con serietà, coerenza, lealtà, sacrificio, umiltà, senso del dovere e rispetto delle istituzioni, e tante altre capacità, nelle amministrazioni locali ed ai quali va tutta la nostra ammirazione per l'impegno profuso, consapevoli che non ricoprono certamente un ruolo facile, ma anche che nessuno li ha obbligati, anzi prima di tutto spesso sono loro (i "politici") ad aver chiesto la fiducia agli elettori.

 

Esistono molti "politici" nella nostra piccola italia. Quelli che trovi nelle liste elettorali, quelli che fanno il loro mestiere di "politico" senza essere eletti dai cittadini, ma come si suol dire, per meriti più o meno conosciuti e palesi, spesso montando sul treno dei vincitori per sfoggiare tutte le loro doti, altrettanto frequentemente molto nascoste, e tanti altri quanti sono i modi per poter esercitare un piccolo potere.

 

Era meglio prima quando era peggio. Tra tutti spiccano quelli che, nonostante siano passati 30 anni, loro convintamente continuano a vivere, come se il tempo non fosse passato e agiscono come negli anni Trenta, ma del secolo scorso.
Poi è arrivato il fenomeno dei moderni e nuovi politici, coloro che spiccano per doti e genialità. I nuovi scienziati della politica, che spuntano come funghi, tutti con le loro ricette indiscusse e indiscutibili derivate appunto dalla scienza e non da menti umane.

 

Comunque eccoci alla campagna elettorale. I candidati si presentano con i loro "santini", manifesti, ed altro materiale che dichiara un programma elettorale con obiettivi e ricordiamoci che l'obiettivo primario del candidato e convincere un elettore potenziale a scrivere il suo nome sulla scheda elettorale "preferenza", quindi tutte le cose che servono ad un elettore sono nel programma, tanta disponibilità, tante possibilità e ottime prospettive per un futuro.

 

Nel dialogo con le persone durante le visite e gli incontri partendo da due basi comuni, cominciano le differenziazioni. Cene pagate a gruppi sportivi, associazioni, comitati, visite strategiche a bar, circoli, piazze, mercati e tutto quanto fa gente per farsi vedere. Ma la lotta alla preferenza si fa sempre più intensa, allora entrano in campo le differenziazioni : chi affronta il toro per le corna e comincia a promettere inventare e chi invece rimane più o meno fedele a se stesso. In questa guerra senza quartiere spesso volta a denigrare l'altro, più che ad argomentare idee e proposte.

 

Ma allora a cosa ci portano le preferenze, forse all'accattonaggio dei voti ? Ed i nostri elettori cosa chiedono ai candidati futuri politici attivi, interessamenti per il territorio in cui vivono ?

 

Questi sono aspetti che non hanno una origine o una fine, ma nascono e crescono in un habitat fatto di persone che si propongono e persone che eleggono secondo il proprio criterio civile e morale e se forse non sempre ci troviamo di fronte a situazioni gradevoli dobbiamo ammettere di essere uomini che sbagliano ma pronti a rioganizzare le idee per non commettere sempre i soliti errori. Si può sbagliare una due tre volte ma non continuare a sbagliare per decenni