Lucca il tesoro della chiesa e la scomunica a Lucca del 1328

Scritto da Leonardo Di Sacco il .

Sfogliando una rivista di storia locale mi sono imbattutto in un episodio che riguarda in modo curioso alcuni anni, molto lontani, della storia di Lucca.
Siamo nel XIII secolo, in Francia e in Inghilterra si affermano rapidamente monarchie nazionali e al tempo stesso vengono messe in discussione le maggiori istituzioni politiche del Medioevo: l'impero e il papato.
In questa nuova situazione nasce l'urto tra Filippo il Bello re di Francia e Bonifacio VIII, che si concluse nel 1305 con il trasferimento della sede papale ad Avignone.
Per questo motivo si rese necessario spostare anche la curia, la cancelleria, e alcuni anni più tardi, anche il tesoro della Chiesa da Roma ad Avignone.
Questo incarico venne affidato al card. Gentile da Montefiore, e poichè durante il viaggio la Repubblica di Genova era in guerra, ritenne opportuno fermarsi a Lucca per attendere la risoluzione del conflitto. Nel frattempo il card. Gentile morì e il tesoro della Chiesa fu depositato, in parte nella sacrestia della Basilica di S. Frediano e, in parte fu affidato ai frati Predicatori di S. Romano, in attesa di comunicazioni circa il trasferimento ad Avignone.
Queste istruzioni tardavano a venire forse perchè Lucca, città completamente ligia e fedele alla politica papale, era ritenuto un luogo sicuro. Fatto sta che invece, la situazione politica del Comune subì una svolta.
Uguccione della Faggiola, a capo dei pisani, favorì il ritorno dei ghibellini fuorisciti da Lucca tra i quali Castruccio Castracani. Il 13 giugno 1314 il tesoro custodito in S. Frediano venne subito asportato, e quello depositato in S. Romano poi venne confiscato dal figlio di Uguccione della Faggiuola, Francesco, Podestà e Capitano Generale di Lucca. Non vi sono reazioni immediate al fatto dal papato ma il successore Giovanni XXII, dette subito testimonianza che stava soltanto aspettando l'occasione propizia per punire i responsabili.
La motivazione arrivò quando Castruccio Castracani, Signore di Lucca, dette l'appoggio politico a Ludovico il Bavaro, dispregiativo di Ludovico IV di Baviera, già scomunicato per aver assunto il titolo di re di Germania senza l'approvazione papale, in cambio di protezione ed onori.
In quegli anni infatti Ludovico di Baviera aveva lottato per la successione ad Imperatore prendedo una posizione contraria al papato che culminò  nel 1328, quando entrò a Roma, si fece incoronare imperatore dal vecchio senatore Sciarra Colonna, pubblicò un decreto dichiarando papa Giovanni XXII deposto con l'accusa di eresia e nominò il Francescano Pietro Rainalducci antipapa Niccolo V.
Il Castracani a Lucca fece altrettanto, sostituì il Vescovo di Lucca con un Minorita, fra' Rocchigiano Tadolini.
Non tardò la reazione di Giovanni XXII che il 31 marzo 1328 rinnovò la scomunica contro il Bavaro che fu estesa anche a Castruccio e allo stato di Lucca. L'interdizione non fu revocata nemmeno dopo la morte di Castruccio nonostante i suoi figli avessero perso il dominio della città.
Nel 1339 i Magistrati ed il nuovo Signore di Lucca, Mastino II della Scala, chiesero il perdono al nuovo papa, Benedetto XII il quale, il 27 ottobre 1340, concesse l'assoluzione a condizioni ben precise.
Della restituzione del tesoro rubato nel 1314 non si parlò, ritenuto forse un atto di guerra di cui i Lucchesi non avevano direttamente colpa e sicuramente a distanza di 26 anni pressochè impossibile da recuperare, ma curiose per noi furono le condizioni poste all'assoluzione:
  • i Lucchesi dovevano bruciare tutti i diplomi ed i carteggi dell'antipapa e dei vescovi usurpatori;
  • dovevano cacciare dalla città gli eretici e gli scismatici;
  • dovevano esonerare gli ecclesiastici da tasse e gabelle;
  • dovevano edificare una cappella dedicata a S. Benedetto, assegnarle un cappellano perpetuo, donarle arredi sacri, un reddito dignitoso, un fondo finanziario per le elemosine, e ogni anno il popolo e le autorità, nella festa di S. Benedetto, erano obbligati e recarsi in processione, partecipare alla Messa ed ascoltare un predicatore che rimproverava i presenti per i loro torti nei confronti della Chiesa.

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