Lucca - Legge Martiniana

Sfogliando il "Sommario della storia di Lucca" di Tommasi e Minutoli a proposito di quello che vi andremo a raccontare troviamo scritto: "tanto son versatili ed inconstanti i cervelli degli uomoni!"
Ventiquattro anni dopo aver sedato la rivolta degli straccioni, era il 1556, Martino Bernardini, ora Gonfaloniere, propose la famosa legge che riporta il suo nome passata ai posteri infatti come legge martiniana
Martino Bernardini è colui che, sedato il moto degli straccioni, doveva essere bandito poichè considerato parteggiatore delle riforme popolari, ed ora con la sua legge si presenta come promotore e fondatore di aristocrazia.
Fino a quel momento chiunque fosse nato a Lucca, anche se figlio di un contadino o di un "forestiero", era stato considerato come cittadino, e poteva partecipare alle cariche ed ai pubblici "offizi".
Dopo l'esito della rivoluzione degli straccioni, i nobili presero coraggio, e una rivouzione fallita nuoce, invece di giovare, al principio che l'ha promossa, o agli effetti che ne scaturirono.
Martino parlò del disordine, dicendo che molti partecipanti alla rivoluzione erano d'origine straniera o nativi del contado invitando premurosamente il senato a porvi efficace rimedio.
La proposta di legge era di questo tenore.

Chiunque sia nato a Lucca da padre forestiero non potrà far parte del governo da qui innanzi, esso e la sua posterità. Così sarà dei figli dei contadini, con la differenza che quei tra loro i quali godono presentemente di tali onori seguitino ad averli insiem coi fratelli, e gli trasmettano alla propria discendenza: salva nell'uno e nell'altro caso una special grazia del senato.

I sotenitori di questa legge dicevano che fosse prudente allontanare dal governo chi, essendo di sangue forestiero, poteva portare l'affetto della patria d'origine nei consigli e rovinare una volta o l'altra la nuova patria. Aggiungendo che era utile e docoroso, che le faccende dello stato, fossero guidate dagli antichi cittadini, distinti di nascita, generalmente istruiti, piuttosto che abbandonarlo a persone imperite e basse, come sono quelle della campagna.
Quelli che la pensavano diversamente sostenevano che non si poteva chiudere la via degli onori e delle cariche ad alcun cittadino, e perciò ai figli nati a Lucca da padre straniero o del contado. Carlo IV ha consegnato la cosa pubblica a tutti i cittadini indistintamente. Toccare questa cosa avrebbe aspreggiato la plebe e poteva portarla a qualche male alto. Tradire la buona fede di coloro i quali si erano stabiliti a Lucca nella certezza che i loro figli potessero un giorno prendere parte al governo, voleva dire che sarebbero andati altrove portando via ogni avere, e così quelle ricchezze che per l'ambizione del comando e l'amore per la libertà potevano essere portate a Lucca da uomini ricchi in virtù della vecchia legge ora con la nuova venivano per sempre a sparire.
Gli oppositori alla legge stavano meglio a ragione dei suoi fautori, ma erano pochi rispetto a quelli che la volevano. Quindi fu vinta, ed il senato il 9 dicembre 1556 approvò quella proposta che si chiamò legge martiniana dal nome di chi la porpose, come accadeva negli antichi romani.
Da questa data in poi può partecipare alla vita politica soltanto chi è iscritto in un apposito elenco di nobili. Successivamente, nel 1628, Il Consiglio Generale redige il "Libro d'oro" dove vengono elencate le 224 famiglie che possono accedere alle cariche più alte dando la veste definitiva alla Repubblica Aristocratica.
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